martedì 23 giugno 2020

A settembre si ricomincia, serve un pensatoio collettivo e diffuso

A settembre si ricomincia a scuola. Gli insegnanti hanno appena riposto le password del registro elettronico In molti dei servizi educativi, di istruzione e di formazione in cui operiamo le attività non si sono mai fermate. In altri sono in pieno fermento dopo la ripartenza della fase due. Moltissimi educatori impegnati nei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione sono rimasti a casa senza stipendio mesi fa senza che riuscissimo a farci nulla.
Insomma, vivremo questa estate in maniera molto diversa, come al solito. Ma tutta la comunità scolastica è chiamata a ripensarsi. E non si tratta solo di riorganizzare i tempi e gli spazi della scuola: questo è il meno. Si tratta di ripensare completamente, noi operatori del sistema di educazione, istruzione e formazione, il nostro modo di impostare la relazione e di gestire l’azione educativa.
Per la scuola, si tratta di uno sforzo collettivo immane di uscire dalle prassi che abbiamo appreso nei secoli dei secoli per fermarsi a ripensare come agire l’autonomia scolastica nell’ottica della risposta ai bisogni della comunità che la scuola ha il compito di servire.
Ripensare la scuola nel suo rispondere ai bisogni della comunità dovrebbe essere un bisogno e un lavoro costante della comunità scolastica. Ma è un bisogno indifferibile nel momento in cui ci si trova a rispondere ad una realtà che rischia di vedersi modificata per tutto l’anno scolastico 2020 – 2021 ed oltre.
Ciò è tanto più vero se si constata che il cambiamento che viviamo è qualcosa di più di una sfida organizzativa: per la scuola la pandemia ha comportato un cambiamento radicale del nostro modo di vivere il tempo, lo spazio e le relazioni. Un cambiamento antropologico profondo che ha coinvolto moltissimi aspetti del nostro fare scuola.
In primo luogo, la relazione interpersonale ne esce fortemente compromessa nel momento in cui il compagno di classe, il docente, il collaboratore scolastico, l’educatore scolastico, smette di essere soggetto con cui stabilire una relazione per diventare soggetto diffusore potenziale di contagio. Le regole di comportamento e la mascherina che altera la stessa conformazione del volto delle persone che ho intorno non fanno altro che confermare la paura e il rischio del contagio eventuale, appesantendo la relazione.
La pandemia ha modificato i nostri volti. È noto da tempo come il volto sia essenziale nella espressione delle espressioni, ed un dibattito sul volto nella espressione delle emozioni ha attraversato buona parte del secolo scorso. Ad esempio Marco Viola, ricercatore del gruppo Facets dell’Università di Torino ha sottolineato come mascherare il volto possa significare ridurre drasticamente la capacità di comunicare le emozioni; capacità che in alcune professioni (si prendano ad esempio le professioni del sistema di istruzione e formazione come pedagogisti, insegnanti, educatori) è essenziale al fine di attivare una comunicazione efficace. Ciò avviene perché la vera ‘porta dell’anima’ non sono gli occhi, ma la parte inferiore del viso: è la bocca ad essere primariamente coinvolta nella comunicazione delle emozioni.
La mascherina che copre la bocca produce così una vera e propria disabilità comunicativa; una disabilità comunicativa ancora più grave se si pensa a sordi e ipoudenti, che spesso usano il labiale nella comunicazione con gli udenti (anche per i sordi segnanti il labiale è importante).
Per non parlare della prossemica, ingessata dentro una serie di procedure, regole e distanze.
Ora, i prossimi mesi di luglio ed agosto per noi non sono vacanza. Siamo chiamati a vivere questo tempo come un pensatoio collettivo, a condividere idee ed esperienze, a discutere l’organizzazione dei tempi e degli spazi e delle modalità con le quali pensiamo di ricominciare le attività nei contesti di educazione, di istruzione e di formazione che abitiamo.
Alcuni lo stanno facendo da tempo, lo so. Ma è necessario un vero sforzo collettivo che parta dal basso: non è il tempo dell’attesa delle soluzioni che arrivano dal Ministero, ma è il tempo del protagonismo e della corresponsabilità

domenica 21 giugno 2020

Titoli di studio di ambito pedagogico, rifacciamo il punto


C'è un tema che torna ciclicamente. Molte persone, dato che è consentito accedere alle nostre magistrali da percorsi di studio di altra natura (ad esempio dalla laurea in scienze psicologiche o in servizio sociale) credono di fare un affare e con due lauree (triennale in scienze psicologiche e magistrale in scienze pedagogiche) di "acchiappare" il valore legale di tre titoli: sezione B albo degli psicologi, qualifica di educatore professionale sociopedagogico e qualifica professionale di pedagogista. 
Così non è. Per questo motivo giova ricostruire i rapporti reciproci tra i nostri titoli accademici. 

Perdipù va detto che talvolta le norme sulle equivalenze dei percorsi di studio vengono disapplicate, e talvolta dei colleghi perdono il lavoro e sono costretti a lunghe battaglie legali per vedersi reintegrati.

Innanzitutto, faccio riferimento a questi titoli di studio: 
  • la Laurea in pedagogia (ordinamento quadriennale), 
  • la Laurea in scienze dell'educazione (ordinamento quadriennale), 
  • la Laurea in scienze dell'educazione classe XVIII (ordinamento triennale) e la Laurea in scienze dell'educazione classe 19 (ordinamento triennale)
  • le lauree magistrali M-85 (Scienze pedagogiche), LM-93 (Teorie e metodologie dell'elearning e della media education), LM-57 (Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua) e LM-50 (Programmazione e gestione dei servizi educativi).

La laurea in pedagogia è equipollente alla laurea quadriennale in scienze dell'educazione così come definito dal decreto istitutivo della Laurea, il Decreto Ministeriale 18 giugno 1998 (Gazzetta Ufficiale del 21 luglio 1998, n. 168). 
Con l'istituzione dell'ordinamento universitario triennale (DM 509/99) si è posto il problema di mettere in relazione i titoli di studio previgenti con quelli posti nella nuova tabella ministeriale. Scienze dell'educazione è stata definita come classe delle lauree (triennali) XVIII in scienze dell'educazione e della formazione; con l'ordinamento successivo (DM 270/04), la laurea in scienze dell'educazione e della formazione è classificata nella classe L-19. Ora, la laurea in scienze dell'educazione quadriennale è stata equiparata (Decreto Interministeriale 9 luglio 2009 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 ottobre 2009 n. 233) alle lauree specialistiche 56/S Programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi, 65/S Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua e 87/S Scienze pedagogiche e alle lauree magistrali (ordinamento del 2004) LM-85 Scienze pedagogiche, LM-93 Teorie e metodologie dell'elearning e della media education, LM-57 Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua e LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi.

Infine, quale è la relazione tra la laurea in scienze dell'educazione quadriennale e quella in scienze dell'educazione triennale, stante il fatto che l'equiparazione solo con le corrispondenti lauree specialistiche e magistrali? Qui viene in aiuto una consolidata giurisprudenza, secondo la quale (cito ad esempio Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza del 24 gennaio 2005 n. 124) ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici“l’onere della documentazione del titolo di studio richiesto può ritenersi soddisfatto anche con l’esibizione di un titolo di studio superiore che presupponga il conseguimento di quello previsto dal bando, con la conseguenza che detto titolo deve ritenersi assorbente di quello indicato nel bando, presupponendosi avvenuto con esso un approfondimento delle materie oggetto del corso di studi inferiore”.

Ma quindi, dato che scienze dell'educazione quadriennale assorbe il valore legale della triennale, e dato che la quadriennale è equiparata alla magistrale, il mio titolo magistrale (ad esempio Lm87) assorbe la triennale? NO, PERCHE' COME DICE IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, "l’equipollenza non è reciproca, ma 'a senso unico', vale a dire che se un titolo x è equipollente al titolo y, il titolo y non è automaticamente equipollente a x.". Se il principio del senso unico è valido per le equipollenze, è certamente a maggior ragione valido per le equiparazioni,

martedì 16 giugno 2020

I simulatori per il concorso per educatore penitenziario

I simulatori di test per la verifica del concorso per educatore penitenziario. Ne parliamo il 16.06.2020 alle 18.30.



domenica 14 giugno 2020

Misure alternative alla detenzione e messa alla prova

Con la lezione di giovedì 18 giugno su "Misure alternative alla detenzione e messa alla prova" comincia il corso di aggiornamento promosso dall'Apei su educatori e carcere.
Potete seguire la lezione su Facebook o Youtube.


giovedì 4 giugno 2020

Concorsi per educatori professionali sociopedagogici e pedagogisti

Concorsi per educatori professionali sociopedagogici e pedagogisti

Educatori nido (Scad. 22.07.2020) - Comune di Misano Adriatico (Rn)

Educatori nido - Graduatorie a tempo determinato (Scad. 17.07.2020) - Unione Val D'Enza (Reggio Emilia)

Funzionario giuridico-pedagogico (educatore penitenziario) (Scad. 29 giu)


Concorso istruttore educativo (Cat. C1) Comune di Cremona (Scad. 25 giu)

Comune di Lecce. Selezione pubblica, per soli titoli, per la formazione di due graduatorie per il conferimento di supplenze temporanee ad istruttori socio educativi ambito scuole comunali dell’infanzia e ambito asili nido comunali (Cat. C1) (Scad.: 24 giu)  

  • Pagina del bando e degli allegati

Concorso educatore asilo nido (Cat. C1) Comune di Taranto (Scad. 21 giu)

Concorso educatore asilo nido (Cat. C1) Comune di Varese (3 posti Scad. 15 giu)

Selezione per soli titoli per il conferimento di incarichi annuali ex art. 15 octies d.lgs n. 502/92 per n. 2 Educatore Professionale con esperienza nell'ambito dei disturbi dello spettro autistico (Scadenza 14 giugno)