giovedì 20 settembre 2012

Recensione: Lavorare con l’ADHD senza l’uso di farmaci. Una strada possibile?


Lavorare con l’ADHD senza l’uso di farmaci. Una strada possibile?

 Recensione a Stanley Greenspan, Il bambino iperattivo. Sconfiggere l’ADHD senza farmaci, Raffaello Cortina Editore, 2009, 140 pagine, € 16,00.

 recensione di Micaela Desiderio Vigorito
L’ADHD è un disturbo che inficia le capacità di autocontrollo, implicando difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività.
Il bambino, in pratica, non è in grado di controllare e regolare i propri comportamenti.

Stanley Greenspan, con il suo volume “Il bambino iperattivo. Sconfiggere l’ADHD senza farmaci” evidenzia in modo semplice ed immediato come sia possibile lavorare con bambini ed adulti senza ricorrere a terapie farmacologiche.

L’autore, dopo anni di esperienza pratica a contatto con l’ADHD, ha creato un programma di intervento inteso a rafforzare in modo sistematico le diverse capacità attentive e quelle che consentono di autoregolarsi, concentrarsi sui problemi e portare a termine un compito.

Il programma ideato da Greenspan viene modellato sulle caratteristiche del singolo individuo e della sua famiglia, prendendo in considerazione le difficoltà del bambino e le modalità più adeguate per stimolare le capacità integre, sulle quali è possibile realizzare lo sviluppo dell’attenzione e della concentrazione del soggetto.

Le attività pratiche proposte dall’autore nel suo volume hanno come obiettivo principale il rafforzamento della mente; obiettivo in controtendenza rispetto alle “metodologie in voga” negli ultimi anni, le quali mirano semplicemente alla riduzione degli aspetti problematici del disturbo.

Il programma descritto dall’autore prevede un periodo di applicazione “in prova” di un approccio di tipo globale, periodo che varia dai 6 ai 12 mesi, prima di valutare l’opportunità dell’impiego di terapie farmacologiche, mirando a: Rafforzare le funzioni motorie (per aumentare le capacità di “usare” il proprio corpo, il proprio sistema nervoso), basate su attività di rafforzamento dell’equilibrio, coordinamento oculo-manuale, abilità fino/grosso motorie;  Favorire le capacità di pianificazione ed organizzazione sequenziale delle azioni e dei pensieri; Modulare le risposte sensoriali; sviluppare il pensiero riflessivo; Costruire fiducia in se stessi; Migliorare le dinamiche familiari; Costruire un ambiente di vita sano.

Tramite la lettura di questo volume, scritto in modo chiaro e preciso, comprensibile anche dai “non addetti ai lavori”, si entra facilmente in contatto con il programma globale elaborato da Greenspan, consentendo la comprensione e l’importanza del ruolo svolto dalle emozioni all’interno del percorso di sviluppo del sistema nervoso.

Il volume, da consigliare, si dimostra davvero interessante e facile da seguire per l’attivazione degli interventi proposti dal programma rispetto al raggiungimento degli obiettivi indicati da Greenspan, mettendo in pratica le indicazioni fornite si ottengono risultati evidenti rispetto al miglioramento delle capacità di attenzione e concentrazione, consentendo al bambino di progredire verso livelli più avanzati di pianificazione ed organizzazione, quelli cioè necessari per affrontare le attività scolastiche loro proposte.

Per acquistare il volume clicca su questo link


martedì 18 settembre 2012

E se l'iperattività fosse un problema alimentare?

E se l'iperattività fosse un problema alimentare?

Recensione a Stefano SCOGLIO, Non è colpa dei bambini. Disattenzione, iperattività e ADHD: i pericoli del Ritalin e il ruolo della nutrizione, Macro edizioni, 2007, 136 pagine, € 9,80.


Che il tema dell'Adhd rischiasse di essere anche in Italia - come lo è già da tempo negli Stati Uniti - una colossale operazione a danno dei bambini lo sapevamo già. E sapevamo pure che il metilfenidato, l'anfetaminico che viene utilizzato nel trattamento di questa sindrome, ha pesantissimi effetti collaterali sui bambini.
Questo volume di Stefano Scoglio edito da Macro edizioni, si occupa di un aspetto meno noto:  il ruolo che la nutrizione potrebbe avere nella comparsa delle sintomatologie connesse con la sindrome da iperattività.
Che questi fenomeni, infatti, argomenta l'autore, siano sempre più diffusi tra i bambini e gli adolescenti è indubbio. Il punto sul quale è necessario interrogarsi in maniera approfondita, però è se si tratti di una "patologia, e abbiano cause ‘hard’, ovvero genetiche e strutturali, invece che ‘soft’, ovvero di tipo fisiologico, ambientale e, last but not least, nutrizionale” (p. 10).
Dopo aver vagliato e scartato le argomentazioni sulla origine 'hard' dell'ADHD (se esistano, cioè, evidenze che l'ADHD abbia o meno fondamento biologico e genetico), l'autore passa a prendere in considerazione le possibili cause 'soft' dell'ADHD. A partire dalla nutrizione. Negli ultimi decenni è avvenuto - come argomenta con precisione e competenza l'autore - il crollo della "nutrizione positiva", ossia una significativa perdita del valore nutritivo presente negli alimenti. Si scopre, ad esempio (pp. 35 e sgg.) che gli spinaci non sono più una buona fonte di ferro (perchè la quantità di ferro per 100 g. è crollata in pochi decenni) e che il valore in termini di apporto di vitamine e microelementi di formaggi e latte ha avuto pesantissime riduzioni dalla metà del secolo scorso ad oggi. O, ancora, che la dieta della maggior parte dei bambini è deficitaria (ossia sotto le quantità minime raccomandate) di elementi essenziali alla buona salute.
Al crollo della nutrizione positiva si aggiunge poi il pericoloso fenomeno dell'aumento della nutrizione 'negativa', negli alimenti e nell'ambiente in cui vive il bambino: squilibrio glicemico, caffeina, coloranti, conservanti, mercurio, vengono esaminati uno per uno per analizzarne il ruolo nella salute generale dei bambini e - ove fossero presenti degli studi specifici in merito - sugli aspetti più eminente psicologici e comportamentali.

Cosa c'entra l'inversione della bilancia ossidativa con l'aumento delle sintomatologie connesse con il deficit da attenzione nei bambini? "non c'è dubbio che questo squilibrio radicale della bilancia ossidativa abbia effetti devastanti sulla salute e non può non avere rilevanza anche su quella specifica alterazione della salute psicofisica che avviene nel caso dei 'bambini difficili'" (p. 33)

La proposta di Stefano Scoglio nel capitolo 5 è un 'modello fisiologico': i bambini iperattivi e disattenti sono uno dei due estremi di un continuum depressione - iperattività. Nella proposta dell'autore "non esiste una caratteristica neurologica strutturale (un gene difetttoso, un cervello più piccolo, ecc.) che separa i bambini più difficili da quelli più centrati. Esiste invece un continuum di condizioni differenti, sociali, familiari e nutrizionali che, proprio come la condizione comportamentale - emotiva generata, va da una situazione di equilibrio a una progressivamente più squilibrata e sofferente" (p. 64).
L'ultima parte del volume riguarda il Ritalin e i suoi effetti collaterali (cap. 6), la feniletilammina come alternativa al metilfenidato (cap.7) e il contributo della microalga Klamath (cap. 8) come fonte naturale di feniletilammina e un gran numero di altri minerali tali da contribuire a superare il deficit metabolico descritto nel volume.


martedì 11 settembre 2012

I bambini ed il rientro dalle vacanze

Il post di PedagogikaTv di oggi ospita con piacere l'intervista del 27 agosto scorso a Rosalba Monaco, presidente regionale dell'Apei campana, al programma di Radio Kiss Kiss "Noi kissiamo", sul tema "I bambini e il rientro dalle vacanze.
E' molto gratificante vedere come il lavoro che come associazione di pedagogisti ed educatori stiamo svolgendo in questa regione ci stia consentendo di offrire una voce, quella della pedagogia, agli ascoltatori di una importante radio napoletana.
Se è vero che i tempi radiofonici sono quello che sono, e poco adatti all'approfondimento, gli spunti della collega risulteranno molto utili per genitori e insegnanti. Seguiremo la rubrica con attenzione. 
In bocca al lupo, Rosalba!




martedì 4 settembre 2012

L'amore è sordo

Pochi di voi sapranno che una delle due cooperative sociali di cui sono presidente si occupa di inserimento lavorativo di persone con handicap fisico e psichico attraverso il turismo.
Archeosannio - questo è il nome della società - ha istituito l'agenzia di viaggi Pellegrini e viaggiatori. Una delle attività di Pellegrini e viaggiatori è un servizio  per erogare servizi turistici alle persone sorde.

Quello dei sordi è un mondo poco evidente, perchè una persona sorda per la strada non la riconosci: tra quelli che incontri che camminano, o guidano l'auto o la moto alcuni sono sordi e non lo sai. Ti accorgi che una persona quando entri in comunicazione. Il mondo sordo ed è anche un mondo a se:  una lingua, una cultura, un modo di essere.

Fin qui la sordità dell'orecchio. Ma la sordità del cuore dove la mettiamo? Ecco, qualche settimana fa è uscito il primo episodio di quello che vorrebbe diventare una serie trasmessa dalla Rai su questo tema, si chiama "L'amore è sordo".
Io ve lo consiglio. E' parte in italiano parlato e parte in Lis. Ma è tutto sottotitolato. Quindi gli udenti possono superare lo svantaggio del non conoscere la Lingua italiana dei segni attraverso i sottotitoli.
:-)
Ciao a tutti, buona visione




giovedì 30 agosto 2012

Comunicato Stampa Apei: la Regione Puglia attui le Unità regionali di pedagogia scolastica previste dalla Legge regionale 31/2009


Comunicato Stampa Apei: la Regione Puglia attui le Unità regionali di pedagogia scolastica previste dalla Legge regionale 31/2009

Il presidente Prisciandaro: in attesa delle norme attuative, si impegna a costo zero ad aprire la prima UPS (Unita’ di Pedagogia Scolastica)con l’apporto professionale dei soci APEI e lancia un servizio gratuito di consulenza alle scuole da parte di professionisti certificati e invita i Dirigenti Scolastici a comunicarci la loro disponibilità a consentirci di dare una spallata di energia alle lentezze burocratiche e alla mancanza di fondi!


Bari, 30.08.2012. Si è tenuto martedì, 28 agosto un incontro tra una delegazione dell’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani (Apei - www.apei.it) e l’assessore alle Politiche Educative e Giovanili del comune di Bari dott. Fabio Losito. L’incontro nasce nell’ambito della promozione di una serie di incontri con il mondo delle istituzioni, dell’università e delle professioni, finalizzato alla promozione di un programma di potenziamento dell’offerta di competenza pedagogica da parte di professionisti certificati APEI, in risposta ai bisogni educativi in Puglia.
La responsabile regionale Apei, dott.ssa Caterina Andriano, che guidava la delegazione, ha chiesto agli amministratori comunali, maggiore attenzione ai servizii educativi come risposta al disagio sociale, come unico approccio capace di modificare i comportamenti e di consentire la messa al centro dell’intervento “La Persona”, soggetto pensante di un percorso di recupero dell”agio” sociale.
“Abbiamo ritenuto in questo contesto che fosse cruciale ribadire l’esigenza dell’attuazione del servizio di pedagogia scolastica, previsto da una precisa norma regionale, la LR 31 del 2009 e ancora non attuato”.
La scelta di puntare sulla realizzazione della Legge 31, ha spiegato Caterina Andriano, “è centrale: offrire uno specifico servizio regionale di pedagogisti al fianco degli insegnanti costituisce una reale opportunità di potenziamento per le attività didattiche dei docenti”.
L’assessore, riferisce Caterina Andriano, con grande sensibilità ha condiviso la centralità che l’Apei assegna a questa tematica, tanto da dichiarare che intende intervenire sulla giunta regionale per richiedere di promulgare gli atti normativi relativi e stanzi i finanziamenti necessari per l’apertura delle unità di pedagogia scolastica previste dalla legge.
In attesa che la Giunta Regionale vari finalmente le UPS (Unita’ di Pedagogia Scolastica) e si occupi del problema,  il Presidente Nazionale Apei, Alessandro Prisciandaro propone di lanciare un servizio gratuito, a disposizione delle scuole, con il supporto di un gruppo di Pedagogisti Certificati APEI.
In questo modo riteniamo di poter dimostrare quanto sia importante rendere esecutiva l’intuizione contenuta nelle Unità di Pedagogia Scolastica e al contempo di offrire un modello operativo da diffondere in tutta Italia, basato sulla Legge pugliese”.

Per informazioni:
dott.ssa Caterina Andriano, referente regionale Apei Puglia

martedì 28 agosto 2012

Strumenti e tecniche di valutazione pedagogica, un volume nato da professionisti dell'educazione dell'Apei


Questa settimana vorrei segnalarvi un volume, nato da un gruppo di colleghi iscritti all'Apei e curato da Alessandro Prisciandaro e Samuele Amendola, dal titolo "strumenti e tecniche di valutazione pedagogica".
Il volume nasce dalla volontà di valorizzare le esperienze dei professionisti che operano con differenti categorie di utenza. E' uno strumento agile e nato dall'esperienza di chi si "sporca le mani".
Il video che vi presento di seguito è della collega Padalino. Chi volesse acquistare il volume può farlo dal link che segue.
Gianvincenzo


Acquista il volume


Con il post di oggi desidero condividere con voi una iniziativa, che stiamo avviando con la mia cooperativa, che è titolare del marchio registrato Città delle scuole. Vi prego di diffondere la notizia tra gli insegnanti vostri amici: più si ampia la base dei questionari compilati maggiore è la possibilità di trarne informazioni interessanti.
Grazie.
Gianvincenzo



Città delle scuole lancia la ricerca nazionale sull'escursionismo scolastico

Napoli, 20 agosto 2012. Città delle scuole, l’operatore specializzato in servizi per il turismo scolastico nel centro e sud Italia ha lanciato una nuova ricerca nazionale sul tema dell'escursionismo scolastico. La ricerca segue una prima sperimentazione in questo senso effettuata nel 2007.
Il turismo scolastico è un comparto per oltre un miliardo di Euro, per il quale da diversi anni vengono effettuate due ricerche annuali: quella dell’osservatorio turismo scolastico del Touring club e quella dello studio Boselli connessa con il TTG Roadshow. Si tratta però di ricerche limitate a quella che viene considerata la fetta più importante del turismo scolastico, quello delle gite scolastiche da più giorni. Non esistono però ricerche nazionali sul tema dell’escursionismo scolastico, ossia delle gite della durata di una sola giornata.
“Quello dell’escursionismo scolastico – ha sottolineato Gianvincenzo Nicodemo, direttore di Città delle scuole e promotore della ricerca – è un settore importantissimo, del quale esistono pochi dati e molto parziali. Per questo motivo abbiamo deciso di promuovere una nuova ricerca, che vedrà la distribuzione di questionari on line e nell’ambito delle fiere sul turismo scolastico cui parteciperemo nei prossimi mesi”.
La ricerca, indirizzata a docenti di scuole di ogni ordine e grado, è volta ad evidenziare due aspetti: le convinzioni degli insegnanti in merito all’escursionismo scolastico e l’andamento dei servizi scelti.
Il questionario è reperibile dal banner nella parte alta della pagina www.cittadellescuole.it e dal link https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dF9ZSTVMQllTVmNHMjZibklyVVltbVE6MQ#gid=0


Per informazioni:
Gianvincenzo Nicodemo, direttore Città delle scuole
Ufficio: 081.19720654
Cell. 393.9589822

martedì 21 agosto 2012

Certe cose, se le sai possono salvare la vita a tuo figlio

Oggi vorrei segnalare una importantissimo aspetto dell'essere genitori. In più occasioni ho avuto l'occasione di segnalare l'importanza di conoscere le manovre per disostruire le vie aeree nei bambini e nei neonati.
Può capitare - a me è capitato - che tuo figlio ingoi una caramella un residuo alimentare, un oggettino, e che non riesca a respirare. Che si fa? In genere i genitori cercano di non pensarci ed esorcizzano il problema. Eppure il problema esiste. Tutte le volte che mi trovo a progettare corsi con / per genitori introduco un momento sulla gestione delle emergenze, guidato da un pediatra.

A me è successo. Eravamo in cucina in casa di  mia suocera e mia figlia di poco più di un anno ha cominciato a tossire ed è stato chiaro subito cosa fosse successo: la mamma la stava facendo mangiare, e lei non voleva ingerire gli ultimi bocconi. Mia moglie deve averle dato del cibo che deve esserle andato di traverso e la bambina non  respirava.
La conoscenza della manovra che riporto di seguito è stata veramente importante, forse ha fatto la differenza.
Gianvincenzo


martedì 14 agosto 2012

Prisciandaro (Apei): il comune di Firenze assuma pedagogisti e non sociologi, giornalisti o psicologi, per svolgere la professione di coordinatore pedagogico


Prisciandaro (Apei):  il comune di Firenze assuma pedagogisti e non sociologi, giornalisti o psicologi, per svolgere la professione di coordinatore pedagogico
Una dichiarazione del presidente nazionale dell'associazione pedagogisti ed educatori



Firenze, 07.08.2012. Il comune di Firenze ha bandito un concorso per "istruttore direttivo - Coordinatore pedagogico". Il bando di concorso è stato preso in esame dall'Associazione dei pedagogisti e degli educatori Italiani (Apei), suscitando una polemica sui requisiti stabiliti dal Comune per l'accesso al concorso. Oltre ai laureati in pedagogia, scienze della formazione primaria e scienze dell'educazione, infatti, possono accedere al concorso candidati con le lauree più disparate. Dalle laurea in psicologia a quelle scienze politiche, scienze dell'organzzazione, sociologia e scienze della comunicazione.

"La scelta di selezionare il coordinatore pedagogico tra laureati in scienze politiche e scienze della comunicazione - ha dichiarao il presidente nazionale dell'Apei, Alessandro Prisciandaro - ci ha lasciato assolutamente basiti. E' assurdo: dove stanno l'efficienza e l'efficacia richiesti dalla legge (legge brunetta 150/2009) se per un pedagogista si assume un laureato in scienze politiche" si chiede in una nota dell'Associazione Prisciandaro.
"La cosa ancora più assurda - rincara la dose Prisciandaro - è che il responsabile del procedimento non abbia voluto rispondere alle nostre obiezioni, inviate una settimana fa,  a concorso ancora aperto tramite mail, e che abbia risposto invece ai singoli soci".
Ad analoghe richieste di chiarimenti inviate da persone interessate al concorso ed iscritte all'associazione il Comune ha infatti risposto che tale scelta sarebbe motivata dal fatto che “il profilo di IDCP [istruttore direttivo coordinatore pedagogico]si connota per riunire in sé competenze specifiche tecnico-professionali (psico-pedagogiche) e trasversali, intrecciate e complessivamente complementari, tali che alle conoscenze specifiche pedagogiche, si accompagnino abilità e conoscenze trasversali relative alla soluzione dei problemi, alla consapevolezza organizzativa di un settore complesso inserito organicamente nell’E.L., nella capacità di iniziativa, relazionale - orientata all’ascolto dei bisogni dell’utenza e del corpo docente, ma con l’attenzione alla normativa vigente, al lavoro di gruppo – gestionale, con forte riferimento alla decisionalità, alla flessibilità, all’assertività".
La tesi affermata dall'ufficio Acquisizione Risorse è dunque che accanto a competenze pedagogiche siano necessarie, nella selezione del profilo di coordinatore pedagogico, altre competenze. "
"Ciò che nella nota che abbiamo ricevuto è paradossale - conclude Prisciandaro - è che si giustifichi l'introduzione di altri titoli di studio sulla base di una interdisciplinarietà che invece è presente soltanto nel corso di studi in scienze dell'educazione. Noi abbiamo un percorso di studi completo e multidisciplinare alla cui base c’à la PEDAGOGIA. Tutti i nostri laureati si sono formato in materie, ad esempio, di ambito  sociologico o  psicologico, mentre non è lo stesso per i laureati prima citati, che in merito a competenze pedagogiche, che pure vengono indicate in cima tra le competenze richieste dal profilo come competenze tecnico professionali, NON NE HANNO ALCUNA!!! ". In altre parole, non abbiamo notizia di laureati in scienze politiche, che abbiano affrontato percorsi di studio universitario in pedagogia. Oppure siamo davanti ad una amministrazione che fa politica (avranno migliaia di domande di partecipazione) invece di pensare agli interessi dei bambini fiorentini???

martedì 7 agosto 2012

La compilazione della domanda di equivalenza ai profili professionali di educatore professionale sanitario


Il decreto Ministeriale 520 / 98 ha definito la funzione dell'educatore professionale nella sanità. Nel giugno 2012 sono state pubblicate in alcune regioni i decreti per ottenere l'equivalenza al profilo dell'educatore professionale sanitario, mentre nella maggior parte delle regioni il bando verrà emesso a settembre.

L'Apei (www.apei.it) offre un servizio gratuito di consulenza nella redazione delle domande per i soci e sta realizzando un ricorso per ampliare la platea delle persone che possono ottenere l'equivalenza.

Di seguito uno dei seminari gratuiti che abbiamo tenuto come Apei 



sabato 4 agosto 2012

Se questo è associazionismo di categoria

In questi giorni stiamo affrontando con serietà un problema.
Il Comune di Firenze ha bandito un concorso per "coordinatore pedagogico" per accedere al quale si possono avere le lauree piu' disparate, compreso scienze della comunicazione e scienze politiche.
La cosa ci ha lasciato basiti. Ma ve lo immaginate un coordinatore che so, di asilo nido comunale laureato in scienze politiche? Ma veramente facciamo?
Qui non si tratta di assumere educatori diplomati (la qual cosa, da associazione di educatori e pedagogisti, pure ci indigna) ma si tratta di assumere pedagogisti (il bando dice "coordinatore pedagogico").

Ora, se per l'educatore c'è effettivamente un problema di definizione della denominazione e della figura professionale, per il pedagogista c'è tutta una serie di equipollenze a cascata dalla laurea in pedagogia alla  laurea in scienze dell'educazione quadriennale alla  laurea specialistica. Tutto normativamente sancito.
Abbiamo dunque fatto una verifica tramite i nostri legali, e intendiamo andare avanti su questa strada.
Ci siamo comportati come si comporta una seria associazione di rappresentanza. Innanzitutto i colleghi toscani hanno singolarmente contattato telefonicamente l'assessorato, poi abbiamo proceduto ad inviare una comunicazione scritta e adesso, ci apprestiamo ad inviare un atto formale di diffida.
La cosa è stata presa sul serio anche da testate nazionali come tecnica della scuola sulla base della evidente fondatezza, sul versante del buon senso, delle nostre argomentazioni.
Prima di lanciare la campagna abbiamo inviato una comunicazione ad altre associazioni pedagogiche.Beh, cosa è successo? che il presidente di un'altra associazione ci ha risposto nei termini che hanno lasciato basiti diversi di noi. Dico basiti perchè le comunicazioni che ci hanno mandato soci e colleghi sono parecchio piu' colorite.

Cosa ci dice, in sostanza questo presidente di una associazione pedagogica:
- Il concorso è legittimo. Vabbè, ci conserviamo questo "parere legale" vedremo se il giudice condividerà l'idea del collega. Quello che troviamo assurdo è che il collega non dica una parola sul merito del problema: a quanto ci è dato di capire dalla sua comunicazione secondo questo collega non c'è alcun problema che vengano assunti come pedagogisti laureati in discipline lontane dalla pedagogia. Per lui è normale, per voi?
- I pedagogisti sono una professione non riconosciuta. Ci fa piacere che il collega se ne sia accorto. Eppure la sua associazione è nota per aver istituito un albo (si avete capito bene, un albo), senza alcun valore giuridico (appunto perchè siamo una professione non riconosciuta, come tante altre: l'archeologo, il programmatore, il consulente tributario, per esempio).
Ora, la domanda che ci poniamo qui è: se siamo una professione non riconosciuta perchè istituire un elenco di persone certificate chiamandolo "albo"? Si chiamano albi quelli delle profession regolamentati da ordini, e che abilitano alla professione. Il loro è un albo "interno" ma l'esame si chiama "esame di abilitazione". Ops...
- ma la chicca è l'ultima frase: noi siamo l'associazione piu' riconosciuta d'Italia. Quindi, attenzione: la professione non è riconosciuta, ma l'associazione di questo signore si, ed è anche la piu' riconosciuta d'Italia.
Come diceva Toto' all'onorevole Trombetta? Ah, si: ma mi faccia il piacere!



Ad ogni modo, per chi vuole divertirsi, ecco sotto la risposta che il presidente nazionale Apei ha ricevuto
gentile collega,
come ANPE non parteciperemo perchè il concorso è legittimo. Basta saper leggere bene e attentamente la qualifica richiesta pr capire che non c'è alcun abuso e, inoltre, per legge, non essendo figura tutelata (con albo) e quindi riservataria dell'azione pedagogica, è obbligatorio che il bando sia aperto ad altre lauree. Noi dell'ANPE stiamo molto attenti alle normative e non siamo abituati a fare i Don Chisciotte, ma attuare azioni efficaci. Questo è il motivo per cui siamo l'associazione più accreditata e riconosciuta dalle istituzioni.
il presidente ANPE
de lorenzo

venerdì 3 agosto 2012

Una intervista sulla proposta di legge regionale sui dipartimenti neuropsichiatrici per l'infanzia

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In questo videoblog ho piu' volte posto il problema della medicalizzazione dei bambini, soprattutto rispetto alle diagnosi di tipo psichiatrico e al conseguente uso degli psicofarmaci a scopo terapeutico.
Oggi vi posto una intervista, a cura della giornalista Tonia Ferraro, che ringrazio, su questo tema. L'intervista è stata pubblicata sul periodico "Il mediano" (www.ilmediano.it).
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Il mondo della pedagogia si confronta con la proposta di legge regionale che prevede l'istituzione di dipartimenti di neuropsichiatria infantile. Ai nostri taccuini Gianvincenzo Nicodemo, vicepresidente dell'Apei.

 L’Apei (www.apei.it) (Associazione Pedagogisti e Educatori Italiana), è impegnata dal 2007 nella difesa della pedagogia e dei suoi professionisti. Oggi l’Apei, presieduta da Alessandro Prisciandaro, lavora alla diffusione della cultura pedagogica e degli studi di consulenza come alternativa alla medicalizzazione, soprattutto nell’infanzia. I pedagogisti ed educatori, infatti, riscontrano con sempre maggiore frequenza che il disagio di bambini e adolescenti viene trattato con psicofarmaci invece che preso in carico con modalità e personale educativo. La tendenza italiana segue quella largamente diffusa negli U.S.A., dove sono milioni i bambini con diagnosi psichiatriche che vengono medicalizzati, con pesanti danni alla loro salute.

Da qualche settimana, giace in Consiglio Regionale della Campania, in esame alla V Commissione, una proposta di legge, presentata dagli onorevoli Pica, Esposito, D'Amelio, Schiano di Visconti e Sommese, per l’istituzione di dipartimenti di neuropsichiatria infantile presso le ASL. Gianvincenzo Nicodemo, vice presidente Apei, ha fatto richiesta di audizione presso la V commissione per rappresentare una pesante critica all’impianto dell’articolato e per contribuire a disegnare una alternativa sociale al trattamento sanitario e farmacologico di bambini e adolescenti. Abbiamo incontrato Nicodemo per fare il punto della situazione.

«Noi dell’Apei aderiamo alla campagna nazionale “Giù le mani dai bambini”, che si oppone alla medicalizzazione dei bambini fino in fase adolescenziale. In genere, infatti, si guarda ai bambini con qualche tipo di difficoltà come soggetti patologici; si diagnostica un disturbo e molto spesso si ricorre all’utilizzo di psicofarmaci, anche in maniera massiccia. Uno dei casi più frequenti è quello della cosiddetta “sindrome dell’attenzione”, l’ADHD: il 99% dei soggetti affetti dalla sindrome ADHD sono trattati con metilfenidato, il che comporta tutta una serie di problemi. La mia preoccupazione è che quest’eccesso di medicalizzazione aumenti esponenzialmente. Succede che, se un bambino dà fastidio in classe, la scuola lo segnala al Servizio Sanitario, mettendo in moto un determinato meccanismo che trasforma automaticamente il bambino in paziente psichiatrico, che, una volta etichettato, finisce con l’acquisire la convinzione di essere malato.

Ora, il trattamento con psicofarmaci può portare a gravi conseguenze, perfino al suicidio. La Food & Drug Administration americana, infatti, ha imposto di apporre dei black box sulle confezioni di antidepressivi per uso pediatrico per avvertire degli effetti collaterali. Non bisogna, dunque, prescrivere medicinali con leggerezza: la prima istanza dev’essere di prevenzione, da un lato, e d’intervento educativo dall’altra. Durante l’età evolutiva, agire sconsideratamente può “creare” un adulto malato».

Come si può prevenire L’ADHD?
«Il disagio nell’infanzia e nell’adolescenza si può prevenire attraverso interventi di tipo pedagogico e psicopedagogico. Come associazione, facciamo formazione per i pedagogisti, proprio per dare loro una serie di strumenti per trattare questi problemi. Bisognerebbe istituire un tutoraggio, dove il pedagogista possa prendere in carico una famiglia, affiancando il bambino ed entrando nelle loro pratiche relazionali; solo in questo modo si può prevenire efficacemente la sindrome, ancor prima che si manifestino comportamenti. Il problema è economico, perché lo Stato dovrebbe investire molti soldi su un unico operatore che si dedica per almeno venti ore alla settimana ad un solo caso».

La scuola come si pone in questi casi?
«Nella scuola, come nella società, la lettura psicologica e psichiatrica di taluni comportamenti tende a dare una diagnosi e ad “incasellare” dentro un determinato disturbo, a definirlo. Il percorso della psicopedagogia, invece, cerca di individuare quali sono i problemi che determinano il comportamento ed intervenire sulle specifiche situazioni. Penso che la scuola sia, in parte, succube di quello che è un problema sociale, vuoi perché i docenti non sono formati per affrontare queste problematiche, vuoi perché è più semplice ed immediato rivolgersi al Servizio Sanitario, piuttosto che all’esperienza del pedagogista.

Comunque, gli insegnanti operano in un settore dove le risorse vengono continuamente diminuite, con le conseguenti possibilità d’intervento, per cui si sentono anche demotivati. Per queste ragioni si passa ad affidare il ragazzino che dà fastidio in classe al Servizio Sanitario. Quello che preoccupa molto noi professionisti del settore pedagogico è la proposta di legge che vuole istituire unità di psichiatria infantile; di per sé, non sarebbero cosa negativa, ma il rischio è che una struttura specifica dell’Asl lo faccia solo con modalità ordinaria, ovvero ricorrendo subito all’uso di psicofarmaci».

Qual è l’approccio di questa legge?
«Le premesse della legge sono buone: istituire un intervento integrato, che tenga conto del contesto relazionale e familiare del soggetto, ma, essendo gli interventi svolti all’interno di una struttura sanitaria, è naturale che la cura sia accompagnata da psicofarmaci, con un approccio articolato che si distacca dalla premessa. Cioè, è come se la proposta di legge si mostri consapevole dei problemi ma non sia disposta ad intervenire in modo idoneo. L’aspetto preventivo del disturbo psichiatrico viene citato soltanto e non basta definire come modalità operative protocolli di intesa o integrazione operativa con gli enti locali, titolari della responsabilità delle politiche sociali sul territorio. Ribadiamo, dunque, che l’ADHD debba essere trattata con strumenti esclusivamente pedagogici, altrimenti si finirà per tendere sempre più alla medicalizzazione che potrà trasformare il ragazzino in un adulto che, poi, diventerà un peso sociale. L'errore di fondo, secondo l'Apei, è che questo disegno possa permettere di psichiatrizzare i soggetti con troppa facilità».

martedì 31 luglio 2012

Difficoltà di apprendimento della lettura e scrittura: un metodo che nasce nella prassi scolastica

Vorrei presentarvi una intervista a Domenico Camera, ideatore del metodo LESF (Lettura E Scrittura Facile), indirizzato agli studenti che hano difficoltà di apprendimento nell'ambito della lettoscrittura.

Quando sono venuto a conoscenza di Domenico Camera e del suo metodo mi è piaciuto particolarmente constatare come un metodo (in definitiva) pedagogico  venga da una persona senza una formazione universitaria di pedagogia: Domenico Camera è infatti un insegnante di sostegno, e il Lesf nasce dalla prassi, dai problemi concreti che si è trovato ad affrontare nella propria attività professionale.

Dal mio punto di vista il fatto che un metodo didattico venga da un insegnante non pedagogista è un punto di forza, considerata la piega pseudoteoretica che ha assunto la pedagogia negli ultimi due decenni e anzi, credo che molto abbiamo da imparare dagli insegnanti di sostegno, che svolgono in ambito scolastico la propria professione a stretto contatto con i medesimi utenti dei servizi con i quali lavorariamo aldifuori della scuola.

Per chi vuole capirne di più pubblico di seguito una intervista di Domenico Camera al programma di Radio 2 "Diversi da chi" condotto da Francesca de Carolis.






sabato 28 luglio 2012

Comunicazione di servizio

Agosto è tempo di vacanze (così dicono, almeno), ma PedagogikaTv non va in vacanza. Potrebbe però ridursi la frequenza dei post che verranno pubblicati nel corso del mese di agosto, per cui vi garantisco la pubblicazione del videopost del martedì ma non quello del venerdì.


E per chi si riposa, un abbraccio e un augurio di tornare più carico a settembre: ci sono molte novità che bollono in pentola!


Gianvincenzo



martedì 24 luglio 2012

Perchè dichiamo no all'educatore unico e indivisibile

Del "doppio educatore" ho già parlato in questo blog (almeno qui e qui).
Ora, di fronte ad una situazione oggettivamente difficile, alcuni colleghi laureati in scienze dell'educazione (v.o., classe XVIII e 19) e pedagogia si lasciano affascinare dalle sirene  dell'educatore unico. Noi dell'Apei riteniamo che si tratti di una idea non praticabile sul breve periodo e non conveniente per gli utenti dei nostri servizi.
Per questo l'Apei combatte per l'ottenimento di una riserva professionale in ambito sociale specularmente a quella che hanno gli educatori "sanitari" nel personale della sanità.

Le premesse normative per ottenere tale riserva ci sono, ma è necessaria la volontà politica per attuarla. Per questo motivo serve una grande associazione di educatori e pedagogisti, servono soci ed energie nuove. 
Condividete la vostra battaglia, aprite nuove sezioni locali, dedicate tempo ed energia alla promozione della figura del pedagogista e dell'educatore assieme a noi. 
Tutte le info per iscrivervi su www.apei.it

Nel filmato che vi presento oggi trovate le motivazioni per le quali riteniamo che la prospettiva dell'educatore unico sia inattuabile e non condivisibile.
Buona visione


lunedì 23 luglio 2012

No ad una legge regionale che psichiatrizza i bisogni educativi

In altre occasioni (vedi il comunicato stampa del Presidente Apei di qualche giorno fa)  abbiamo preso nettamente posizione sul tema della somministrazione di psicofarmaci ai bambini e agli adolescenti e sulle diagnosi di tipo psichiatrico sui quali tali trattamenti sono fondati. 
Da tempo inoltre l'Apei aderisce alla Campagna Giù le mani dai bambini e su questo tema (la "psichiatrizzazione" della pedagogia ho pubblicato sempre sul videoblog un interessantissimo intervento di Ermanno Tarracchini (qui).
Ad ogni modo, abbiamo scoperto che presso la V Commissione della Regione Campania giace una proposta di legge sulla istituzione di dipartimenti di psichiatria infantile. Abbiamo trovato la proposta di legge non condivisibile nell'impianto e ho scritto al presidente della commissione Sanità per chiedere un'audizione. La lettera è reperibile da questo link, il comunicato stampa è riportato  di seguito.

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NICODEMO (ASSOCIAZIONE PEDAGOGISTI ED EDUCATORI ITALIANI): NO AD UNA LEGGE CHE PSICHIATRIZZA I BISOGNI EDUCATIVI
Il mondo della pedagogia si confronta con la proposta di legge regionale "istituzione dei dipartimenti e delle unità operative di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza"
Napoli, 20.07.2012. Il mondo dei pedagogisti e degli educatori riscontra con sempre maggiore frequenza che il disagio di bambini  e adolescenti viene trattato con psicofarmaci invece  che preso in carico con modalità e personale educativo. Questa tendenza italiana segue di venti anni una tendenza, oggi largamente diffusa negli Stati Uniti, dove sono decine di milioni i bambini con diagnosi psichiatriche, con pesanti danni alla loro salute.
Da poche settimane, inoltre, giace in Consiglio Regionale della Campania (V Commissione) una proposta di legge per l’istituzione di dipartimenti di neuropsichiatria infantile presso le Asl presentata dagli onorevoli Pica, Esposito, D'Amelio, Schiano di Visconti e Sommese.
Il vicepresidente dell’Associazione Pedagogisti ed educatori Italiani Gianvincenzo Nicodemo ha fatto richiesta di audizione presso la V commissione per rappresentare una pesante critica all’impianto dell’articolato e per contribuire a disegnare una alternativa sociale al trattamento sanitario e farmacologico di bambini e adolescente.
La “psichiatrizzazione” delle difficoltà di minori ed adolescenti è un tema che desta gravissima preoccupazione negli operatori di settore "Prendiamo, ad esempio, - scrive Nicodemo - le sindromi di ADHD, “malattia” che sembra essersi diffusa come un’epidemia. Nei soli Stati Uniti si è passati da 150.000 diagnosi nel 1970 a più di 10 milioni oggi, a fronte di una diagnosi che resta priva di una definizione di carattere clinico sufficientemente precisa da non generare polemiche". Ma non basta. "Analoghi ragionamenti potrebbero essere messi in campo in relazione ad altre diagnosi rivolte al mondo dell’infanzia, come il trattamento farmacologico delle sindromi depressive, che ha recentemente costretto la Food & Drug Administration americana, ad apporre dei black box sulle confezioni di antidepressivi per uso pediatrico la precisazione che possono indurre al suicidio, come autorevoli studi hanno dimostrato"
Di fronte a queste situazioni, che in Italia si fanno sempre più diffuse e preoccupanti, la proposta di legge, argomenta Nicodemo, appare consapevole dei problemi ma non disposta ad intervenire. Nella proposta di legge si fa riferimento (nell'introduzione) ad un approccio integrato, alla natura relazionale di molte diagnosi psichiatriche, alla esigenza di “attivare un intervento complessivo che comprenda la prevenzione e l’educazione alla salute”. "Tale approccio - si legge nella missiva - non vede però, a parere della scrivente associazione, un adeguato riscontro nell’articolato. L’aspetto preventivo del disturbo psichiatrico viene citato soltanto e non basta definire come modalità operative protocolli di intesa o 'integrazione operativa' con gli enti locali, titolari della responsabilità delle politiche sociali sul territorio". L'errore di fondo, secondo i pedagogisti dell'Apei, consiste  "nell’incentrare la progettazione dell’intervento su di un dipartimento sanitario", e ciò si traduce nella prospettiva di psichiatrizzare il soggetto, e produce come frutto il modello 'Piccoli pazienti psichiatrici crescono'".


La lettera inviata cui si fa riferimento è all’indirizzo www.apei.it/audizione.pdf

NOTA SULL’ASSOCIAZIONE
L’Apei (www.apei.it) è una associazione nazionale impegnata nella difesa della pedagogia e dei suoi professionisti, gli educatori e i pedagogisti. L’Apei nasce nel 2007 dall’esperienza di Pedagogistionline, uno spazio di confronto tra laureati in scienze dell’educazione fondato nei primi    anni 2000. Oggi l’Apei, presieduta da Alessandro Prisciandaro, sta lavorando alla diffusione della cultura pedagogica e degli studi di consulenza pedagogica come alternativa alla medicalizzazione, soprattutto nel mondo dell’infanzia.

PER INFORMAZIONI E CONTATTI
Gianvincenzo Nicodemo
vicepresidente Nazionale Apei
393.9589822

venerdì 20 luglio 2012

Quale consulenza pedagogica? Pedagogia e psicologia tra differenze lessicali e di approccio metodologico

Oggi vorrei tornare sul tema della differenza tra pedagogia e psicologia (ne ho parlato qui), in particolare sul tema, cui ho accennato nel post di martedì scorso, della differenza di un lessico (e, di conseguenza, di una antropologia) che si connette alla persona piuttosto che alle diagnosi di disturbi, perdipiù non riconoscibili come alterazioni organiche del funzionamento cerebrale. La maggior parte dei "disturbi" e delle sindromi con cui il pedagogista si trova a confrontarsi sono di questo tipo.
Una delle voci più lucide sul problema della psichiatrizzazione dell'infanzia e dell'adolescenza è un nostro socio, Eramanno Tarracchini, di Modena.Lascio che sia lui stesso a parlarvene. Si tratta dell'intervento di Ermanno al Congresso Nazionale Apei di Napoli del 2012.
Buona visione!






martedì 17 luglio 2012

Il linguaggio della pedagogia e le possibilità di lavoro per educatori e pedagogisti

Da professionista rimprovero alľaccademia di non aver fornito alla pedagogia professionale gli strumenti concettuali per esplicare la sua potenza di cambiamento al servizio delle persone e della società. Alle associazioni di pedagogisti rimprovero ancora di piú: di aver lasciato passare decenni a vendere costosissimi percorsi di formazione post laurea senza porsi il problema che tale formazione producesse esperienze di libera professione.

Chi vive la realtà e la guarda con onesta intellettuale non ha problemi ad ammettere che gli studi privati sono veramente pochi in Italia, mentre decine di migliaia sono i pedagogisti formati con specializzazioni post lauream. Come può essere accaduto che se ne siano accorti tutti - e noi da un decennio lo denunciamo tramite Pedagogistionline e Apei - tranne coloro che tenevano corsi di formazione? Evidentemente erano così impegnati a spiegare cosa è il pedagogista (con mille aggettivazioni accanto, of course) da dimenticarsi di spiegare come si fa il pedagogista.

Ora, la pedagogia è una diciplina strana. E', si, una scienza. Ma è anche una tecnica. Ossia, la riflessione e la ricerca hanno un ambito applicativo immediato. E poi è una disciplina normativa, non descrittiva. La pedagogia indica la strada all'uomo, non descrive l'uomo come è.
Insomma, venuta meno la gamba applicativa è venuta meno anche la considerazione sociale, e la  stessa occupabilità dei pedagogisti. Ma c'è stato un secondo effetto. Anche la riflessione e la ricerca, la "scienza" non ce la ha fatta  a reggere da sola. Se hai una sola gamba che fai? Ti devi appoggiare. Ecco, la pedagogia come riflessione teorica si è appoggiata, ha acquisito contenuti, metodi e principi che provenivano da altre discipline... con il risultato di diventare un cocktail senz'anima.

A chi interessa un cocktail di psicologia se si può andare dallo psicologo? Nessuno andrebbe a valle, dove l'acqua è sporca, meglio andare direttamente alla fonte. In questo processo di riduzionismo della pedagogia, il riduzionismo linguistico ha avuto un peso molto rilevante.
Per questo motivo, oggi vi parlo di come si è andato a perdere il linguaggio pedagogico. Il perchè lo vedremo in un altro videopost.

Buona visione (i commenti sono, come sempre, bene accetti. Le condivisioni e i "mi piace" su Facebook pure).



venerdì 13 luglio 2012

Un appello a difesa dell'educazione e contro la medicalizzazione dei bambini

Palemo, 13.07.2012. L’associazione Educatori e Pedagogisti (www.apei.it) lancia un preoccupato allarme al mondo delle professioni educative che in questi ultimi decenni, ha visto un pericoloso arretramento culturale e che ha causato l’esplodere degli approcci clinici-farmacologici. Il numero di minori che negli USA supera gli 11 milioni e un decimo dei bambini statunitensi presentano diagnosi di iperattività, con un giro di affari per l’unica molecola usata  (metilfenidato, nome commerciale Ritalin®) di due miliardi di $ USA

Tale approccio ha già causato disastrosi danni esistenziali alla “Medication Generation” americana. Siamo ancora in tempo per educare i nostri giovani ad utilizzare le loro risorse personali per affrontare i problemi che la vita ci pone davanti, magari con genitori formati ad educarli, con una scuola che ritorni all’uomo e ad i suoi valori, e non alle tre I.

“Il dubbio che sorge – ha dichiarato Alessandro Prisciandaro, presidente nazionale Apei, è che non sia il farmaco a curare l’iperattività, ma che l’iperattività sia utilizzata come la base per foraggiare il mercato dei farmaci.
Una società che educa ai valori costitutivi della persona – continua Prisciandaro -  eviterebbe il falso mito della pillola che da la felicità. I nostri giovani  non sono malati, depressi, iperattivi e disattenti!! Sono semplicemente giovani e vanno rispettati in tutte le loro fasi evolutive, vanno educati con la scienza che è loro propria: LA PEDAGOGIA”.

Occorre che gli educatori tornino nelle strade, nelle scuole, nella famiglia, nei servizi. Troppo spesso sono sostituiti da operatori con le più inadatte qualifiche, come psicologi e/o assistenti sociali. Eliminare la Pedagogia e il lungo e faticoso lavoro educativo, significa non solo scegliere di consegnare i nostri figli in mano alle multinazionali del farmaco, ma soprattutto renderli farmaco-dipendenti e diseducati ai conflitti, all’affettività, alle relazioni umane e alla famiglia.




NOTIZIE SULL’ASSOCIAZIONE
L’Apei (www.apei.it) è una associazione nazionale impegnata nella difesa della pedagogia e dei suoi professionisti, gli educatori e i pedagogisti. L’Apei nasce nel 2007 dall’esperienza di Pedagogistionline, uno spazio di confronto tra laureati in scienze dell’educazione fondato nei primi anni 2000. Oggi l’Apei, presieduta da Alessandro Prisciandaro, sta lavorando alla diffusione della cultura pedagogica e degli studi di consulenza pedagogica come alternativa alla medicalizzazione, soprattutto nel mondo dell’infanzia.

PER INFORMAZIONI E CONTATTI
Alessandro Prisciandaro, presidente nazionale Apei
Cell. 339.1475752

Il ricorso alle esclusioni dalla procedura di equivalenza per educatori professionali promosso dall'Apei

Qualche tempo avevo messo su un secondo blog, nonsoloeducazione, che ho cancellato, con i suoi contenuti. Al suo posto è nata BioetikaTv, un videoblog sulle difficili questioni connesse al rapporto tra uomo e tecnica bioemedica, e all'etica medica.
Perchè vi scrivo tutto questo? Perchè nel cancellare Nonsoloeducazione ho cancellato anche un importante post, molto ricercato dai motori di ricerca, in cui spiegavo alcune questioni connesse con la procedura di equivalenza per gli educatori professionali. Per questo motivo ritengo importante pubblicare un post con contenuto analogo su pedagogikatv.

Il video che vi riporto di seguito racconto dei problemi connessi con la procedura di equivalenza per i laureati in scienze dell'educazione (pedagogia, s.e. vecchio ordinamento, classi 18 e 19) e le iniziative messe in atto dall'Apei. 

Chi avesse bisogno di ulteriori chiarimenti in merito può semplicemente inviarmi una mail al mio indirizzo privato gianvincenzo.nicodemo@gmail.com o semplicemente contattarmi su facebook.

Come al solito sono graditi commenti, con la funzione apposita e la condivisione sui vostri social network utilizzando la funzione "mi piace" di facebook, twitter, ecc.



giovedì 12 luglio 2012

Università e professioni. Se qualcosa si muove nel piccolo, forse si muoverà anche nel grande

Da tempo, come Apei abbiamo maturato un senso di sfiducia nei confronti del mondo dell’Università. Le avevamo provate tutte, dalla denuncia di chi si sente derubato di futuro, al tentativo di avviare una collaborazione, dal momento che la prospettiva dell’educatore unico avrebbe danneggiato pesantemente le facoltà di scienze dell’educazione. Abbiamo cercato pure, in sprito di assoluta collaborazione, di spiegare ad alcune università che alcuni loro comportamenti erano profondamente sbagliati, ma senza risultati apprezzabili (vedi ad esempio la lettera a Roma 3 sul master “educatore professionale come educatore socio-sanitario” e la risposta).

Devo dire che da parte dell’Università Suor Orsola Benincasa abbiamo sempre trovato una certa disponibilità. Di fronte ad una protesta degli studenti a settembre – nata, in autonomia da parte di studenti, ma a partire dai nostri spazi su Facebook - il rettore D’Alessandro rilasciò un’intervista sul problema del doppio educatore. Devo dire, l'intervista non mi parve particolarmente significativa sul versante dei contenuti e delle prese di posizione, ma certamente ritenemmo un fatto importante che la avesse rilasciata.

A questa intervista seguì una nostra lettera aperta e poi una serie di incontri, per parlare dei serissimi problemi di pedagogisti ed educatori, stretti da una parte da educatori sanitari e da psicologi scorretti e dall’altra parte da coloro che svolgono la professione senza titolo. Dai diversi incontri, che abbiamo avuto, fin dall’inizio dell’anno, con il Preside D'Alessandro e alcuni referenti dell’Università Suor Orsola abbiamo intrattenuto un dialogo cordiale e rispettoso, ma non mi pareva produttivo di particolari risultati.

Fin qui la storia. E ora la cronaca.
 
Come i colleghi iscritti al nostro gruppo Facebook dell’Apei Campana sanno, stamattina, insieme ad alcuni colleghi abbiamo incontrato il Preside di Suor Orsola.
Nell'incontro abbiamo individuato tre linee di azione futura (azione comune? Separata e coordinata? Autonoma? Vedremo): 
  • un livello regionale di pressione (piani di zona, assessorato competente, lo stato della proposta di legge sulla Neuropsichiatria infantile)
  • un censimento, sulle strutture sociosanitarie che assumono pedagogisti, che farà l'università
  • un livello nazionale - su cui ho chiesto ed ottenuto l'impegno del preside - riguardo la presentazione, della problematica professionale  alla conferenza dei presidi.

L’impressione che ho avuto è che il professor Corbi sia consapevole dei problemi e interessato a contribuire ad attivare percorsi di pressione politica in difesa di studenti e laureati.
Il professore - e questo mi è apparso uno splendido segno di attenzione - ha anche demandato ad una propria collaboratrice di studiarsi tutta la complessa problematica normativa sul pedagogista e sull'educatore, e abbiamo a lungo ri - parlato del problema.
Ci aggiorniamo a settembre


Di seguito posto un filmato, un intervento in cui tratteggio il problema doppio educatore e suggerisco il tentativo di condividere un pezzo di percorso, pur nella differenza degli scopi istituzionali.