martedì 31 luglio 2012

Difficoltà di apprendimento della lettura e scrittura: un metodo che nasce nella prassi scolastica

Vorrei presentarvi una intervista a Domenico Camera, ideatore del metodo LESF (Lettura E Scrittura Facile), indirizzato agli studenti che hano difficoltà di apprendimento nell'ambito della lettoscrittura.

Quando sono venuto a conoscenza di Domenico Camera e del suo metodo mi è piaciuto particolarmente constatare come un metodo (in definitiva) pedagogico  venga da una persona senza una formazione universitaria di pedagogia: Domenico Camera è infatti un insegnante di sostegno, e il Lesf nasce dalla prassi, dai problemi concreti che si è trovato ad affrontare nella propria attività professionale.

Dal mio punto di vista il fatto che un metodo didattico venga da un insegnante non pedagogista è un punto di forza, considerata la piega pseudoteoretica che ha assunto la pedagogia negli ultimi due decenni e anzi, credo che molto abbiamo da imparare dagli insegnanti di sostegno, che svolgono in ambito scolastico la propria professione a stretto contatto con i medesimi utenti dei servizi con i quali lavorariamo aldifuori della scuola.

Per chi vuole capirne di più pubblico di seguito una intervista di Domenico Camera al programma di Radio 2 "Diversi da chi" condotto da Francesca de Carolis.






sabato 28 luglio 2012

Comunicazione di servizio

Agosto è tempo di vacanze (così dicono, almeno), ma PedagogikaTv non va in vacanza. Potrebbe però ridursi la frequenza dei post che verranno pubblicati nel corso del mese di agosto, per cui vi garantisco la pubblicazione del videopost del martedì ma non quello del venerdì.


E per chi si riposa, un abbraccio e un augurio di tornare più carico a settembre: ci sono molte novità che bollono in pentola!


Gianvincenzo



martedì 24 luglio 2012

Perchè dichiamo no all'educatore unico e indivisibile

Del "doppio educatore" ho già parlato in questo blog (almeno qui e qui).
Ora, di fronte ad una situazione oggettivamente difficile, alcuni colleghi laureati in scienze dell'educazione (v.o., classe XVIII e 19) e pedagogia si lasciano affascinare dalle sirene  dell'educatore unico. Noi dell'Apei riteniamo che si tratti di una idea non praticabile sul breve periodo e non conveniente per gli utenti dei nostri servizi.
Per questo l'Apei combatte per l'ottenimento di una riserva professionale in ambito sociale specularmente a quella che hanno gli educatori "sanitari" nel personale della sanità.

Le premesse normative per ottenere tale riserva ci sono, ma è necessaria la volontà politica per attuarla. Per questo motivo serve una grande associazione di educatori e pedagogisti, servono soci ed energie nuove. 
Condividete la vostra battaglia, aprite nuove sezioni locali, dedicate tempo ed energia alla promozione della figura del pedagogista e dell'educatore assieme a noi. 
Tutte le info per iscrivervi su www.apei.it

Nel filmato che vi presento oggi trovate le motivazioni per le quali riteniamo che la prospettiva dell'educatore unico sia inattuabile e non condivisibile.
Buona visione


lunedì 23 luglio 2012

No ad una legge regionale che psichiatrizza i bisogni educativi

In altre occasioni (vedi il comunicato stampa del Presidente Apei di qualche giorno fa)  abbiamo preso nettamente posizione sul tema della somministrazione di psicofarmaci ai bambini e agli adolescenti e sulle diagnosi di tipo psichiatrico sui quali tali trattamenti sono fondati. 
Da tempo inoltre l'Apei aderisce alla Campagna Giù le mani dai bambini e su questo tema (la "psichiatrizzazione" della pedagogia ho pubblicato sempre sul videoblog un interessantissimo intervento di Ermanno Tarracchini (qui).
Ad ogni modo, abbiamo scoperto che presso la V Commissione della Regione Campania giace una proposta di legge sulla istituzione di dipartimenti di psichiatria infantile. Abbiamo trovato la proposta di legge non condivisibile nell'impianto e ho scritto al presidente della commissione Sanità per chiedere un'audizione. La lettera è reperibile da questo link, il comunicato stampa è riportato  di seguito.

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NICODEMO (ASSOCIAZIONE PEDAGOGISTI ED EDUCATORI ITALIANI): NO AD UNA LEGGE CHE PSICHIATRIZZA I BISOGNI EDUCATIVI
Il mondo della pedagogia si confronta con la proposta di legge regionale "istituzione dei dipartimenti e delle unità operative di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza"
Napoli, 20.07.2012. Il mondo dei pedagogisti e degli educatori riscontra con sempre maggiore frequenza che il disagio di bambini  e adolescenti viene trattato con psicofarmaci invece  che preso in carico con modalità e personale educativo. Questa tendenza italiana segue di venti anni una tendenza, oggi largamente diffusa negli Stati Uniti, dove sono decine di milioni i bambini con diagnosi psichiatriche, con pesanti danni alla loro salute.
Da poche settimane, inoltre, giace in Consiglio Regionale della Campania (V Commissione) una proposta di legge per l’istituzione di dipartimenti di neuropsichiatria infantile presso le Asl presentata dagli onorevoli Pica, Esposito, D'Amelio, Schiano di Visconti e Sommese.
Il vicepresidente dell’Associazione Pedagogisti ed educatori Italiani Gianvincenzo Nicodemo ha fatto richiesta di audizione presso la V commissione per rappresentare una pesante critica all’impianto dell’articolato e per contribuire a disegnare una alternativa sociale al trattamento sanitario e farmacologico di bambini e adolescente.
La “psichiatrizzazione” delle difficoltà di minori ed adolescenti è un tema che desta gravissima preoccupazione negli operatori di settore "Prendiamo, ad esempio, - scrive Nicodemo - le sindromi di ADHD, “malattia” che sembra essersi diffusa come un’epidemia. Nei soli Stati Uniti si è passati da 150.000 diagnosi nel 1970 a più di 10 milioni oggi, a fronte di una diagnosi che resta priva di una definizione di carattere clinico sufficientemente precisa da non generare polemiche". Ma non basta. "Analoghi ragionamenti potrebbero essere messi in campo in relazione ad altre diagnosi rivolte al mondo dell’infanzia, come il trattamento farmacologico delle sindromi depressive, che ha recentemente costretto la Food & Drug Administration americana, ad apporre dei black box sulle confezioni di antidepressivi per uso pediatrico la precisazione che possono indurre al suicidio, come autorevoli studi hanno dimostrato"
Di fronte a queste situazioni, che in Italia si fanno sempre più diffuse e preoccupanti, la proposta di legge, argomenta Nicodemo, appare consapevole dei problemi ma non disposta ad intervenire. Nella proposta di legge si fa riferimento (nell'introduzione) ad un approccio integrato, alla natura relazionale di molte diagnosi psichiatriche, alla esigenza di “attivare un intervento complessivo che comprenda la prevenzione e l’educazione alla salute”. "Tale approccio - si legge nella missiva - non vede però, a parere della scrivente associazione, un adeguato riscontro nell’articolato. L’aspetto preventivo del disturbo psichiatrico viene citato soltanto e non basta definire come modalità operative protocolli di intesa o 'integrazione operativa' con gli enti locali, titolari della responsabilità delle politiche sociali sul territorio". L'errore di fondo, secondo i pedagogisti dell'Apei, consiste  "nell’incentrare la progettazione dell’intervento su di un dipartimento sanitario", e ciò si traduce nella prospettiva di psichiatrizzare il soggetto, e produce come frutto il modello 'Piccoli pazienti psichiatrici crescono'".


La lettera inviata cui si fa riferimento è all’indirizzo www.apei.it/audizione.pdf

NOTA SULL’ASSOCIAZIONE
L’Apei (www.apei.it) è una associazione nazionale impegnata nella difesa della pedagogia e dei suoi professionisti, gli educatori e i pedagogisti. L’Apei nasce nel 2007 dall’esperienza di Pedagogistionline, uno spazio di confronto tra laureati in scienze dell’educazione fondato nei primi    anni 2000. Oggi l’Apei, presieduta da Alessandro Prisciandaro, sta lavorando alla diffusione della cultura pedagogica e degli studi di consulenza pedagogica come alternativa alla medicalizzazione, soprattutto nel mondo dell’infanzia.

PER INFORMAZIONI E CONTATTI
Gianvincenzo Nicodemo
vicepresidente Nazionale Apei
393.9589822

venerdì 20 luglio 2012

Quale consulenza pedagogica? Pedagogia e psicologia tra differenze lessicali e di approccio metodologico

Oggi vorrei tornare sul tema della differenza tra pedagogia e psicologia (ne ho parlato qui), in particolare sul tema, cui ho accennato nel post di martedì scorso, della differenza di un lessico (e, di conseguenza, di una antropologia) che si connette alla persona piuttosto che alle diagnosi di disturbi, perdipiù non riconoscibili come alterazioni organiche del funzionamento cerebrale. La maggior parte dei "disturbi" e delle sindromi con cui il pedagogista si trova a confrontarsi sono di questo tipo.
Una delle voci più lucide sul problema della psichiatrizzazione dell'infanzia e dell'adolescenza è un nostro socio, Eramanno Tarracchini, di Modena.Lascio che sia lui stesso a parlarvene. Si tratta dell'intervento di Ermanno al Congresso Nazionale Apei di Napoli del 2012.
Buona visione!






martedì 17 luglio 2012

Il linguaggio della pedagogia e le possibilità di lavoro per educatori e pedagogisti

Da professionista rimprovero alľaccademia di non aver fornito alla pedagogia professionale gli strumenti concettuali per esplicare la sua potenza di cambiamento al servizio delle persone e della società. Alle associazioni di pedagogisti rimprovero ancora di piú: di aver lasciato passare decenni a vendere costosissimi percorsi di formazione post laurea senza porsi il problema che tale formazione producesse esperienze di libera professione.

Chi vive la realtà e la guarda con onesta intellettuale non ha problemi ad ammettere che gli studi privati sono veramente pochi in Italia, mentre decine di migliaia sono i pedagogisti formati con specializzazioni post lauream. Come può essere accaduto che se ne siano accorti tutti - e noi da un decennio lo denunciamo tramite Pedagogistionline e Apei - tranne coloro che tenevano corsi di formazione? Evidentemente erano così impegnati a spiegare cosa è il pedagogista (con mille aggettivazioni accanto, of course) da dimenticarsi di spiegare come si fa il pedagogista.

Ora, la pedagogia è una diciplina strana. E', si, una scienza. Ma è anche una tecnica. Ossia, la riflessione e la ricerca hanno un ambito applicativo immediato. E poi è una disciplina normativa, non descrittiva. La pedagogia indica la strada all'uomo, non descrive l'uomo come è.
Insomma, venuta meno la gamba applicativa è venuta meno anche la considerazione sociale, e la  stessa occupabilità dei pedagogisti. Ma c'è stato un secondo effetto. Anche la riflessione e la ricerca, la "scienza" non ce la ha fatta  a reggere da sola. Se hai una sola gamba che fai? Ti devi appoggiare. Ecco, la pedagogia come riflessione teorica si è appoggiata, ha acquisito contenuti, metodi e principi che provenivano da altre discipline... con il risultato di diventare un cocktail senz'anima.

A chi interessa un cocktail di psicologia se si può andare dallo psicologo? Nessuno andrebbe a valle, dove l'acqua è sporca, meglio andare direttamente alla fonte. In questo processo di riduzionismo della pedagogia, il riduzionismo linguistico ha avuto un peso molto rilevante.
Per questo motivo, oggi vi parlo di come si è andato a perdere il linguaggio pedagogico. Il perchè lo vedremo in un altro videopost.

Buona visione (i commenti sono, come sempre, bene accetti. Le condivisioni e i "mi piace" su Facebook pure).



venerdì 13 luglio 2012

Un appello a difesa dell'educazione e contro la medicalizzazione dei bambini

Palemo, 13.07.2012. L’associazione Educatori e Pedagogisti (www.apei.it) lancia un preoccupato allarme al mondo delle professioni educative che in questi ultimi decenni, ha visto un pericoloso arretramento culturale e che ha causato l’esplodere degli approcci clinici-farmacologici. Il numero di minori che negli USA supera gli 11 milioni e un decimo dei bambini statunitensi presentano diagnosi di iperattività, con un giro di affari per l’unica molecola usata  (metilfenidato, nome commerciale Ritalin®) di due miliardi di $ USA

Tale approccio ha già causato disastrosi danni esistenziali alla “Medication Generation” americana. Siamo ancora in tempo per educare i nostri giovani ad utilizzare le loro risorse personali per affrontare i problemi che la vita ci pone davanti, magari con genitori formati ad educarli, con una scuola che ritorni all’uomo e ad i suoi valori, e non alle tre I.

“Il dubbio che sorge – ha dichiarato Alessandro Prisciandaro, presidente nazionale Apei, è che non sia il farmaco a curare l’iperattività, ma che l’iperattività sia utilizzata come la base per foraggiare il mercato dei farmaci.
Una società che educa ai valori costitutivi della persona – continua Prisciandaro -  eviterebbe il falso mito della pillola che da la felicità. I nostri giovani  non sono malati, depressi, iperattivi e disattenti!! Sono semplicemente giovani e vanno rispettati in tutte le loro fasi evolutive, vanno educati con la scienza che è loro propria: LA PEDAGOGIA”.

Occorre che gli educatori tornino nelle strade, nelle scuole, nella famiglia, nei servizi. Troppo spesso sono sostituiti da operatori con le più inadatte qualifiche, come psicologi e/o assistenti sociali. Eliminare la Pedagogia e il lungo e faticoso lavoro educativo, significa non solo scegliere di consegnare i nostri figli in mano alle multinazionali del farmaco, ma soprattutto renderli farmaco-dipendenti e diseducati ai conflitti, all’affettività, alle relazioni umane e alla famiglia.




NOTIZIE SULL’ASSOCIAZIONE
L’Apei (www.apei.it) è una associazione nazionale impegnata nella difesa della pedagogia e dei suoi professionisti, gli educatori e i pedagogisti. L’Apei nasce nel 2007 dall’esperienza di Pedagogistionline, uno spazio di confronto tra laureati in scienze dell’educazione fondato nei primi anni 2000. Oggi l’Apei, presieduta da Alessandro Prisciandaro, sta lavorando alla diffusione della cultura pedagogica e degli studi di consulenza pedagogica come alternativa alla medicalizzazione, soprattutto nel mondo dell’infanzia.

PER INFORMAZIONI E CONTATTI
Alessandro Prisciandaro, presidente nazionale Apei
Cell. 339.1475752

Il ricorso alle esclusioni dalla procedura di equivalenza per educatori professionali promosso dall'Apei

Qualche tempo avevo messo su un secondo blog, nonsoloeducazione, che ho cancellato, con i suoi contenuti. Al suo posto è nata BioetikaTv, un videoblog sulle difficili questioni connesse al rapporto tra uomo e tecnica bioemedica, e all'etica medica.
Perchè vi scrivo tutto questo? Perchè nel cancellare Nonsoloeducazione ho cancellato anche un importante post, molto ricercato dai motori di ricerca, in cui spiegavo alcune questioni connesse con la procedura di equivalenza per gli educatori professionali. Per questo motivo ritengo importante pubblicare un post con contenuto analogo su pedagogikatv.

Il video che vi riporto di seguito racconto dei problemi connessi con la procedura di equivalenza per i laureati in scienze dell'educazione (pedagogia, s.e. vecchio ordinamento, classi 18 e 19) e le iniziative messe in atto dall'Apei. 

Chi avesse bisogno di ulteriori chiarimenti in merito può semplicemente inviarmi una mail al mio indirizzo privato gianvincenzo.nicodemo@gmail.com o semplicemente contattarmi su facebook.

Come al solito sono graditi commenti, con la funzione apposita e la condivisione sui vostri social network utilizzando la funzione "mi piace" di facebook, twitter, ecc.



giovedì 12 luglio 2012

Università e professioni. Se qualcosa si muove nel piccolo, forse si muoverà anche nel grande

Da tempo, come Apei abbiamo maturato un senso di sfiducia nei confronti del mondo dell’Università. Le avevamo provate tutte, dalla denuncia di chi si sente derubato di futuro, al tentativo di avviare una collaborazione, dal momento che la prospettiva dell’educatore unico avrebbe danneggiato pesantemente le facoltà di scienze dell’educazione. Abbiamo cercato pure, in sprito di assoluta collaborazione, di spiegare ad alcune università che alcuni loro comportamenti erano profondamente sbagliati, ma senza risultati apprezzabili (vedi ad esempio la lettera a Roma 3 sul master “educatore professionale come educatore socio-sanitario” e la risposta).

Devo dire che da parte dell’Università Suor Orsola Benincasa abbiamo sempre trovato una certa disponibilità. Di fronte ad una protesta degli studenti a settembre – nata, in autonomia da parte di studenti, ma a partire dai nostri spazi su Facebook - il rettore D’Alessandro rilasciò un’intervista sul problema del doppio educatore. Devo dire, l'intervista non mi parve particolarmente significativa sul versante dei contenuti e delle prese di posizione, ma certamente ritenemmo un fatto importante che la avesse rilasciata.

A questa intervista seguì una nostra lettera aperta e poi una serie di incontri, per parlare dei serissimi problemi di pedagogisti ed educatori, stretti da una parte da educatori sanitari e da psicologi scorretti e dall’altra parte da coloro che svolgono la professione senza titolo. Dai diversi incontri, che abbiamo avuto, fin dall’inizio dell’anno, con il Preside D'Alessandro e alcuni referenti dell’Università Suor Orsola abbiamo intrattenuto un dialogo cordiale e rispettoso, ma non mi pareva produttivo di particolari risultati.

Fin qui la storia. E ora la cronaca.
 
Come i colleghi iscritti al nostro gruppo Facebook dell’Apei Campana sanno, stamattina, insieme ad alcuni colleghi abbiamo incontrato il Preside di Suor Orsola.
Nell'incontro abbiamo individuato tre linee di azione futura (azione comune? Separata e coordinata? Autonoma? Vedremo): 
  • un livello regionale di pressione (piani di zona, assessorato competente, lo stato della proposta di legge sulla Neuropsichiatria infantile)
  • un censimento, sulle strutture sociosanitarie che assumono pedagogisti, che farà l'università
  • un livello nazionale - su cui ho chiesto ed ottenuto l'impegno del preside - riguardo la presentazione, della problematica professionale  alla conferenza dei presidi.

L’impressione che ho avuto è che il professor Corbi sia consapevole dei problemi e interessato a contribuire ad attivare percorsi di pressione politica in difesa di studenti e laureati.
Il professore - e questo mi è apparso uno splendido segno di attenzione - ha anche demandato ad una propria collaboratrice di studiarsi tutta la complessa problematica normativa sul pedagogista e sull'educatore, e abbiamo a lungo ri - parlato del problema.
Ci aggiorniamo a settembre


Di seguito posto un filmato, un intervento in cui tratteggio il problema doppio educatore e suggerisco il tentativo di condividere un pezzo di percorso, pur nella differenza degli scopi istituzionali.






martedì 10 luglio 2012

Pedagogisti e studi di consulenza pedagogica

Quella del pedagogista, dobbiamo dircelo con onestà intellettuale, è una professione tutta da rimettere in piedi. C'è un abisso tra la percezione sociale e la spendibilità professionale delle vecchie lauree in pedagogia  venti o trenta anni fa e i laureati con laurea specialistica oggi.

Certamente la scomparsa della denominazione della laurea in pedagogia ha reso meno riconoscibile il professionista nella società e nel mondo del lavoro. 
Ma deve esserci di più. 

Uno dei problemi è attribuibile alla responsabilità di una buona parte della riflessione di ambito accademico che ha scelto di sciogliere gli elementi più tradizionalmente pedagogici dentro il mare magnum delle "scienze dell'educazione", che poi nel concreto è significato per la pedagogia acquisire un linguaggio e una visione presa da altre discipline, perlopiù preso in prestito dalla psicologia.

C'è in questo una responsabilità grandissima da parte dell'associazionismo pedagogico che, ci ha fatto perdere 20 anni di opportunità.
C'è qualcosa che non va se le associazioni professionali di pedagogisti hanno formato colleghi con le denominazioni più disparate - e si  tratta di decine di migliaia di colleghi - senza che costoro si siano sentiti le spalle abbastanza forti per mettersi sul mercato privato, proporsi alle famiglie  e agli enti, aprire bottega e camparci famiglia. Vuol dire che o non valevano nulla i docenti che hanno proposto quelle formazioni o che non valevano nulla i contenuti. Ad ogni modo il danno - per tutti noi - è enorme.

Poi c'è la truffa degli albi. Ma, dico io, ci vuole un pozzo di scienza per capire che se chiami un elenco privato di professionisti "albo dei pedagogisti"  stai ingenerando una confusione tra il valore giuridico degli albi isttuiti per legge e tenuti dagli ordini professionali e una professione non ordinistica in cui si può esercitare senza iscrizioni e senza abilitazioni?
Ci vuole tanto a capire che stai ingenerando una confusione assurda con gli albi degli avvocati,degli agronomi, degli ingegneri?
Delle due una: o queste sono finezze che queste persone non capiscono oppure sono in malafede. Lascio a voi la scelta.

Ad ogni modo, bisogna uscire dal pantano. Noi dell'Apei crediamo che si esca dal pantano promuovendo la libera professione, aiutando i più proattivi tra i nostri colleghi a lanciarsi nel vuoto, facendo girare le buone prassi migliori. Per questo motivo abbiamo attivato una serie di seminari gratuiti per i soci sul tema della consulenza pedagogica. Il filmato che segue sintetizza i temi sul tavolo dei corsi che ho tenuto in Campania.

Perchè ci sono due modi per fare associazionismo professionale. Uno si fonda sull'idea che i soci sono il mercato nel quale vendi servizi, l'altro sull'idea che i soci sono il corpo vivo che promuove iniziativa (politica, sociale, economica) che va organizzata e al servizio del quale il dirigente associativo si pone. 
L'Apei ha scelto questa seconda strada, quella del servizio.  Per gli altri non rispondiamo




venerdì 6 luglio 2012

La gerontocrazia e i suoi rimedi

Che società schizofrenica la nostra. Da un lato la gerontocrazia: un mondo governato da anziani che occupano gli spazi e che fanno da tappo alla possibilità di consentire ad altri, magari più giovani, di prenderne il posto, di assumere di responsabilità, di acquisire competenze (come se fossero eterni).
Potrebbero (dovrebbero!) assumere ruoli di consulenti, vice, accompagnatori, educatori, contribuire in qualche modo alla crescita della società agevolando un ricambio tra generazioni, e invece finiscono per impedirlo, il ricambio. C'è gente abbarbicata alla propria poltrona da decenni, gente che fa il presidente, il segretario, il parlamentare, l'amministratore delegato, l'amministratore di condominio da decenni. Hanno visto morire papi e re, e loro sempre lì, al proprio posto, e non gli viene in mente che così si  fa male alle organizzazioni di cui si fa parte. Salvo poi lamentarsi dell'assenza dei i giovani.

Dall'altra parte c'è uno spazio di marginalità sociale (ed è qui la schizofrenia), di anziani che vengono lasciati privi di reti relazionali, che si sentono inutili, che cadono in depressione (molte depressioni senili sono scambiate per demenze, ad esempio).
Di fronte alla prima categoria c'è poco da fare se non (da cittadini, soci, simpatizzanti) lasciar perdere le organizzazioni in questione o - per i più audaci - prepararsi ad una spallata (e sarebbe meglio scetarsi).
Alla seconda categoria invece può  dare una risposta convincente la pedagogia, aprendo spazi di comunicazione tra generazioni, superando le diffidenze reciproche, creando canali di comprensione reciproca.

La buona notizia è che qualcuno sembra essersi accorto di questo bisogno educativo diffuso. Ho trovato in rete, e ve lo ripropongo, questo progetto, finanziato da un distretto sociosanitario, denominato "Pedagogia delle città", proprio sui temi cui ho accennato.

Uno degli intervistati ad un certo punto dice: è un pregio avere esperienza di vita, ma questa esperienza diventa delusione e frustrazione se le persone che hai intorno non ti riconoscono questa esperienza e non gli danno valore


Buona visione


mercoledì 4 luglio 2012

Basta intimidazioni mafiose alle cooperative agricole che lavorano su terreni confiscati alla Camorra!

Copio e incollo un articolo di Avvenire su di un triste avvenimento di cronaca di questi giorni. Da cittadino,  da cooperatore sociale e da vicepresidente di una associazione di pedagogisti desidero esprimere la mia personale solidarietà alla cooperativa, colpita da quello che appare come un quasi certo atto di tipo doloso.

Nella convinzione che il silenzio degli onesti debba cominciare a fare veramente molto rumore.
Gianvincenzo

p.s. Vi segnalo che cliccando sui link in basso ai vostri social network o condividendo la notizia, consentite di  far girare la notizia (e lo sdegno!)


INTIMIDAZIONI CONTINUE
Distrutte le spighe
di don Peppe Diana
In fumo le Terre di don Peppe Diana. Fiamme quasi sicuramente dolose hanno colpito 12 ettari di grano in località Cento Moggi a Pignataro Maggiore, nel Casertano, confiscati alla camorra e affidati alla cooperativa che porta il nome del parroco di Casal di Principe ucciso dai killer dei "Casalesi" nel 1994. L’ottavo attentato in un mese alle cooperative di "Libera Terra" che coltivano terreni strappati alle cosche tra Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. «Non possiamo più pensare a delle coincidenze – commenta don Luigi Ciotti –. Continua l’aggressione ai beni confiscati, una rappresaglia continua e reiterata con il chiaro intento di colpire chi lavora per ristabilire legalità e sta realizzando un’economia giusta e sana nel nostro Paese». Atti che per il presidente di Libera, dimostrano come «le mozzarelle, il vino, la pasta, il succo d’arancia, le passate, i tarallini fanno paura alle mafie, sono prodotti che coniugano il gusto della qualità con la corresponsabilità». Attentati che però non faranno arretrare. «Andiamo avanti con più forza e determinazione, quei criminali – conclude don Ciotti – devono rendersi conto che queste terre sono ormai libere, completamente libere».


Il fuoco ha mandato in cenere più del 50% del raccolto ormai pronto per la mietitura, e col quale sarebbero stati realizzati i "Paccheri di don Peppe Diana". L’intento intimidatorio è evidente, e arriva dopo azioni che negli scorsi mesi hanno colpito associazioni e beni confiscati nel casertano. Ora finisce nel mirino la cooperativa "Le terre di don Peppe Diana" la prima di "Libera Terra" in Campania, che da poco più di un mese ha cominciato a produrre a Castel Volturno, sempre su un bene strappato ai clan, la "mozzarella della legalità". Un incendio quasi certamente doloso. Il fuoco, come spiega il sindaco di Pignataro, Raimondo Cuccaro, è «divampato nei pressi di una strada interna al fondo ma ha avuto origine in più punti». «Oggi comunque trebbiamo», annuncia il presidente della cooperativa, Massimo Rocco. «Certo – aggiunge – per quanto uno possa essere preparato, vedere una distesa nera invece che dorata fa molto male. Ma – insiste – questo incrementa stimoli e responsabilità: le fiamme non ci scalfiscono di una virgola». Con collaborazioni che aumentano. Nel fine settimana Rocco e altri soci saranno a Trento, ospiti della Federazione delle cooperative trentine.



Solidarietà arriva dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. «L’incendio è un atto vile, che deve chiamare a raccolta tutte le forze sane del territorio» dice il presidente, Domenico Raimondo. Una manifestazione promossa da Libera Caserta, Libera Campania e dal Comitato don Diana, si terrà questa mattina in occasione della mietitura. «Non è possibile – dice il referente di Libera, Valerio Taglione – che qualcuno pensi ancora di intimidirci, e non è pensabile che ce ne staremo zitti e buoni lasciando che anni di impegno e di lotta per il riscatto sociale vengano gettati al vento. La cooperativa ed i soci non sono mai stati soli e mai lo saranno, perché come loro e con loro abbiamo la responsabilità etica e morale della memoria e dell’impegno, nell’ottica di una produzione sociale capace di essere alternativa ed antidoto dell’economia criminale».













martedì 3 luglio 2012

Il silenzio dell'università e il problema del doppio educatore

Più volte in questo videolog ho segnalato il problema, del quale in pratica si occupa una sola associazione professionale, l'Apei,  del riconoscimento del "doppio educatore" come problema, con la possibilità di individuare soluzioni adeguate. 
Due parole per introdurre il problema: un decreto ministeriale del Ministero della Sanità (il decreto Bindi del 1998) ha introdotto, dopo un decennio di formazione dell'educatore da parte delle facoltà di scienze della formazione, un professionista che ha l'esclusiva nell'attività in sanità in ambito educativo, l'edcuatore professionale formato dalle facoltà di medicina, classe di laurea SNT2.
Questo fatto ha generato un "piano inclinato" per cui, dal 1998 ad oggi abbiamo pesantemente perso posizioni lavorative, professionali e sociali in quanto laureati in scienze dell'educazione, invero non soltanto nel mondo della sanità, ma anche nel mondo del sociale. Anche perchè se non bastasse subiamo la concorrenza professionale degli psicologi e degli operatori non laureati.

In questo quadro io mi aspetterei una presa di posizione chiara del mondo dell'università, che invece tace. Sembrerebbe che ai nostri docenti non importi un fico secco del destino dei laureati in scienze dell'educazione. 
Eppure il disegno originario prevedeva un educatore "unico" formato dalle faccoltà di medicina, che operasse nel sociale e nel sanitario e ci sono segnali che il mondo della sanità stia operando in questo senso. Che fine faremmo noi non ci è dato sapere. 
Quello che è certo è che sparirebbero i corsi di laurea L19 (perchè non avrebbero proprio più senso professionale) e quindi cattedre, milioni di € di rette studentesche, studenti.

Alla luce di quest ultimo elemento proprio non riesco a capire come mai l'Università (conferenza dei presidi, singoli docenti, singoli presidi, ecc) non sia al fianco di laureati e studenti. Va bene (non va bene) che non gliene importa del nostro destino, ma è in gioco anche la loro sopravvivenza come corsi di laurea e cattedre!

Ad ogni modo è accaduta un fatto importante: un rettore, il professor D'Alessandro dell'Università Suor Orsola di Napoli, già preside di scienze della formazione, si è espresso su questo tema, e vi riporto l'intervento. Sarei contento di leggere dei vostri commenti, e un poco di dibattito in merito.
A presto