mercoledì 4 luglio 2012

Basta intimidazioni mafiose alle cooperative agricole che lavorano su terreni confiscati alla Camorra!

Copio e incollo un articolo di Avvenire su di un triste avvenimento di cronaca di questi giorni. Da cittadino,  da cooperatore sociale e da vicepresidente di una associazione di pedagogisti desidero esprimere la mia personale solidarietà alla cooperativa, colpita da quello che appare come un quasi certo atto di tipo doloso.

Nella convinzione che il silenzio degli onesti debba cominciare a fare veramente molto rumore.
Gianvincenzo

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INTIMIDAZIONI CONTINUE
Distrutte le spighe
di don Peppe Diana
In fumo le Terre di don Peppe Diana. Fiamme quasi sicuramente dolose hanno colpito 12 ettari di grano in località Cento Moggi a Pignataro Maggiore, nel Casertano, confiscati alla camorra e affidati alla cooperativa che porta il nome del parroco di Casal di Principe ucciso dai killer dei "Casalesi" nel 1994. L’ottavo attentato in un mese alle cooperative di "Libera Terra" che coltivano terreni strappati alle cosche tra Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. «Non possiamo più pensare a delle coincidenze – commenta don Luigi Ciotti –. Continua l’aggressione ai beni confiscati, una rappresaglia continua e reiterata con il chiaro intento di colpire chi lavora per ristabilire legalità e sta realizzando un’economia giusta e sana nel nostro Paese». Atti che per il presidente di Libera, dimostrano come «le mozzarelle, il vino, la pasta, il succo d’arancia, le passate, i tarallini fanno paura alle mafie, sono prodotti che coniugano il gusto della qualità con la corresponsabilità». Attentati che però non faranno arretrare. «Andiamo avanti con più forza e determinazione, quei criminali – conclude don Ciotti – devono rendersi conto che queste terre sono ormai libere, completamente libere».


Il fuoco ha mandato in cenere più del 50% del raccolto ormai pronto per la mietitura, e col quale sarebbero stati realizzati i "Paccheri di don Peppe Diana". L’intento intimidatorio è evidente, e arriva dopo azioni che negli scorsi mesi hanno colpito associazioni e beni confiscati nel casertano. Ora finisce nel mirino la cooperativa "Le terre di don Peppe Diana" la prima di "Libera Terra" in Campania, che da poco più di un mese ha cominciato a produrre a Castel Volturno, sempre su un bene strappato ai clan, la "mozzarella della legalità". Un incendio quasi certamente doloso. Il fuoco, come spiega il sindaco di Pignataro, Raimondo Cuccaro, è «divampato nei pressi di una strada interna al fondo ma ha avuto origine in più punti». «Oggi comunque trebbiamo», annuncia il presidente della cooperativa, Massimo Rocco. «Certo – aggiunge – per quanto uno possa essere preparato, vedere una distesa nera invece che dorata fa molto male. Ma – insiste – questo incrementa stimoli e responsabilità: le fiamme non ci scalfiscono di una virgola». Con collaborazioni che aumentano. Nel fine settimana Rocco e altri soci saranno a Trento, ospiti della Federazione delle cooperative trentine.



Solidarietà arriva dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. «L’incendio è un atto vile, che deve chiamare a raccolta tutte le forze sane del territorio» dice il presidente, Domenico Raimondo. Una manifestazione promossa da Libera Caserta, Libera Campania e dal Comitato don Diana, si terrà questa mattina in occasione della mietitura. «Non è possibile – dice il referente di Libera, Valerio Taglione – che qualcuno pensi ancora di intimidirci, e non è pensabile che ce ne staremo zitti e buoni lasciando che anni di impegno e di lotta per il riscatto sociale vengano gettati al vento. La cooperativa ed i soci non sono mai stati soli e mai lo saranno, perché come loro e con loro abbiamo la responsabilità etica e morale della memoria e dell’impegno, nell’ottica di una produzione sociale capace di essere alternativa ed antidoto dell’economia criminale».













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