giovedì 30 agosto 2012

Comunicato Stampa Apei: la Regione Puglia attui le Unità regionali di pedagogia scolastica previste dalla Legge regionale 31/2009


Comunicato Stampa Apei: la Regione Puglia attui le Unità regionali di pedagogia scolastica previste dalla Legge regionale 31/2009

Il presidente Prisciandaro: in attesa delle norme attuative, si impegna a costo zero ad aprire la prima UPS (Unita’ di Pedagogia Scolastica)con l’apporto professionale dei soci APEI e lancia un servizio gratuito di consulenza alle scuole da parte di professionisti certificati e invita i Dirigenti Scolastici a comunicarci la loro disponibilità a consentirci di dare una spallata di energia alle lentezze burocratiche e alla mancanza di fondi!


Bari, 30.08.2012. Si è tenuto martedì, 28 agosto un incontro tra una delegazione dell’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani (Apei - www.apei.it) e l’assessore alle Politiche Educative e Giovanili del comune di Bari dott. Fabio Losito. L’incontro nasce nell’ambito della promozione di una serie di incontri con il mondo delle istituzioni, dell’università e delle professioni, finalizzato alla promozione di un programma di potenziamento dell’offerta di competenza pedagogica da parte di professionisti certificati APEI, in risposta ai bisogni educativi in Puglia.
La responsabile regionale Apei, dott.ssa Caterina Andriano, che guidava la delegazione, ha chiesto agli amministratori comunali, maggiore attenzione ai servizii educativi come risposta al disagio sociale, come unico approccio capace di modificare i comportamenti e di consentire la messa al centro dell’intervento “La Persona”, soggetto pensante di un percorso di recupero dell”agio” sociale.
“Abbiamo ritenuto in questo contesto che fosse cruciale ribadire l’esigenza dell’attuazione del servizio di pedagogia scolastica, previsto da una precisa norma regionale, la LR 31 del 2009 e ancora non attuato”.
La scelta di puntare sulla realizzazione della Legge 31, ha spiegato Caterina Andriano, “è centrale: offrire uno specifico servizio regionale di pedagogisti al fianco degli insegnanti costituisce una reale opportunità di potenziamento per le attività didattiche dei docenti”.
L’assessore, riferisce Caterina Andriano, con grande sensibilità ha condiviso la centralità che l’Apei assegna a questa tematica, tanto da dichiarare che intende intervenire sulla giunta regionale per richiedere di promulgare gli atti normativi relativi e stanzi i finanziamenti necessari per l’apertura delle unità di pedagogia scolastica previste dalla legge.
In attesa che la Giunta Regionale vari finalmente le UPS (Unita’ di Pedagogia Scolastica) e si occupi del problema,  il Presidente Nazionale Apei, Alessandro Prisciandaro propone di lanciare un servizio gratuito, a disposizione delle scuole, con il supporto di un gruppo di Pedagogisti Certificati APEI.
In questo modo riteniamo di poter dimostrare quanto sia importante rendere esecutiva l’intuizione contenuta nelle Unità di Pedagogia Scolastica e al contempo di offrire un modello operativo da diffondere in tutta Italia, basato sulla Legge pugliese”.

Per informazioni:
dott.ssa Caterina Andriano, referente regionale Apei Puglia

martedì 28 agosto 2012

Strumenti e tecniche di valutazione pedagogica, un volume nato da professionisti dell'educazione dell'Apei


Questa settimana vorrei segnalarvi un volume, nato da un gruppo di colleghi iscritti all'Apei e curato da Alessandro Prisciandaro e Samuele Amendola, dal titolo "strumenti e tecniche di valutazione pedagogica".
Il volume nasce dalla volontà di valorizzare le esperienze dei professionisti che operano con differenti categorie di utenza. E' uno strumento agile e nato dall'esperienza di chi si "sporca le mani".
Il video che vi presento di seguito è della collega Padalino. Chi volesse acquistare il volume può farlo dal link che segue.
Gianvincenzo


Acquista il volume


Con il post di oggi desidero condividere con voi una iniziativa, che stiamo avviando con la mia cooperativa, che è titolare del marchio registrato Città delle scuole. Vi prego di diffondere la notizia tra gli insegnanti vostri amici: più si ampia la base dei questionari compilati maggiore è la possibilità di trarne informazioni interessanti.
Grazie.
Gianvincenzo



Città delle scuole lancia la ricerca nazionale sull'escursionismo scolastico

Napoli, 20 agosto 2012. Città delle scuole, l’operatore specializzato in servizi per il turismo scolastico nel centro e sud Italia ha lanciato una nuova ricerca nazionale sul tema dell'escursionismo scolastico. La ricerca segue una prima sperimentazione in questo senso effettuata nel 2007.
Il turismo scolastico è un comparto per oltre un miliardo di Euro, per il quale da diversi anni vengono effettuate due ricerche annuali: quella dell’osservatorio turismo scolastico del Touring club e quella dello studio Boselli connessa con il TTG Roadshow. Si tratta però di ricerche limitate a quella che viene considerata la fetta più importante del turismo scolastico, quello delle gite scolastiche da più giorni. Non esistono però ricerche nazionali sul tema dell’escursionismo scolastico, ossia delle gite della durata di una sola giornata.
“Quello dell’escursionismo scolastico – ha sottolineato Gianvincenzo Nicodemo, direttore di Città delle scuole e promotore della ricerca – è un settore importantissimo, del quale esistono pochi dati e molto parziali. Per questo motivo abbiamo deciso di promuovere una nuova ricerca, che vedrà la distribuzione di questionari on line e nell’ambito delle fiere sul turismo scolastico cui parteciperemo nei prossimi mesi”.
La ricerca, indirizzata a docenti di scuole di ogni ordine e grado, è volta ad evidenziare due aspetti: le convinzioni degli insegnanti in merito all’escursionismo scolastico e l’andamento dei servizi scelti.
Il questionario è reperibile dal banner nella parte alta della pagina www.cittadellescuole.it e dal link https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dF9ZSTVMQllTVmNHMjZibklyVVltbVE6MQ#gid=0


Per informazioni:
Gianvincenzo Nicodemo, direttore Città delle scuole
Ufficio: 081.19720654
Cell. 393.9589822

martedì 21 agosto 2012

Certe cose, se le sai possono salvare la vita a tuo figlio

Oggi vorrei segnalare una importantissimo aspetto dell'essere genitori. In più occasioni ho avuto l'occasione di segnalare l'importanza di conoscere le manovre per disostruire le vie aeree nei bambini e nei neonati.
Può capitare - a me è capitato - che tuo figlio ingoi una caramella un residuo alimentare, un oggettino, e che non riesca a respirare. Che si fa? In genere i genitori cercano di non pensarci ed esorcizzano il problema. Eppure il problema esiste. Tutte le volte che mi trovo a progettare corsi con / per genitori introduco un momento sulla gestione delle emergenze, guidato da un pediatra.

A me è successo. Eravamo in cucina in casa di  mia suocera e mia figlia di poco più di un anno ha cominciato a tossire ed è stato chiaro subito cosa fosse successo: la mamma la stava facendo mangiare, e lei non voleva ingerire gli ultimi bocconi. Mia moglie deve averle dato del cibo che deve esserle andato di traverso e la bambina non  respirava.
La conoscenza della manovra che riporto di seguito è stata veramente importante, forse ha fatto la differenza.
Gianvincenzo


martedì 14 agosto 2012

Prisciandaro (Apei): il comune di Firenze assuma pedagogisti e non sociologi, giornalisti o psicologi, per svolgere la professione di coordinatore pedagogico


Prisciandaro (Apei):  il comune di Firenze assuma pedagogisti e non sociologi, giornalisti o psicologi, per svolgere la professione di coordinatore pedagogico
Una dichiarazione del presidente nazionale dell'associazione pedagogisti ed educatori



Firenze, 07.08.2012. Il comune di Firenze ha bandito un concorso per "istruttore direttivo - Coordinatore pedagogico". Il bando di concorso è stato preso in esame dall'Associazione dei pedagogisti e degli educatori Italiani (Apei), suscitando una polemica sui requisiti stabiliti dal Comune per l'accesso al concorso. Oltre ai laureati in pedagogia, scienze della formazione primaria e scienze dell'educazione, infatti, possono accedere al concorso candidati con le lauree più disparate. Dalle laurea in psicologia a quelle scienze politiche, scienze dell'organzzazione, sociologia e scienze della comunicazione.

"La scelta di selezionare il coordinatore pedagogico tra laureati in scienze politiche e scienze della comunicazione - ha dichiarao il presidente nazionale dell'Apei, Alessandro Prisciandaro - ci ha lasciato assolutamente basiti. E' assurdo: dove stanno l'efficienza e l'efficacia richiesti dalla legge (legge brunetta 150/2009) se per un pedagogista si assume un laureato in scienze politiche" si chiede in una nota dell'Associazione Prisciandaro.
"La cosa ancora più assurda - rincara la dose Prisciandaro - è che il responsabile del procedimento non abbia voluto rispondere alle nostre obiezioni, inviate una settimana fa,  a concorso ancora aperto tramite mail, e che abbia risposto invece ai singoli soci".
Ad analoghe richieste di chiarimenti inviate da persone interessate al concorso ed iscritte all'associazione il Comune ha infatti risposto che tale scelta sarebbe motivata dal fatto che “il profilo di IDCP [istruttore direttivo coordinatore pedagogico]si connota per riunire in sé competenze specifiche tecnico-professionali (psico-pedagogiche) e trasversali, intrecciate e complessivamente complementari, tali che alle conoscenze specifiche pedagogiche, si accompagnino abilità e conoscenze trasversali relative alla soluzione dei problemi, alla consapevolezza organizzativa di un settore complesso inserito organicamente nell’E.L., nella capacità di iniziativa, relazionale - orientata all’ascolto dei bisogni dell’utenza e del corpo docente, ma con l’attenzione alla normativa vigente, al lavoro di gruppo – gestionale, con forte riferimento alla decisionalità, alla flessibilità, all’assertività".
La tesi affermata dall'ufficio Acquisizione Risorse è dunque che accanto a competenze pedagogiche siano necessarie, nella selezione del profilo di coordinatore pedagogico, altre competenze. "
"Ciò che nella nota che abbiamo ricevuto è paradossale - conclude Prisciandaro - è che si giustifichi l'introduzione di altri titoli di studio sulla base di una interdisciplinarietà che invece è presente soltanto nel corso di studi in scienze dell'educazione. Noi abbiamo un percorso di studi completo e multidisciplinare alla cui base c’à la PEDAGOGIA. Tutti i nostri laureati si sono formato in materie, ad esempio, di ambito  sociologico o  psicologico, mentre non è lo stesso per i laureati prima citati, che in merito a competenze pedagogiche, che pure vengono indicate in cima tra le competenze richieste dal profilo come competenze tecnico professionali, NON NE HANNO ALCUNA!!! ". In altre parole, non abbiamo notizia di laureati in scienze politiche, che abbiano affrontato percorsi di studio universitario in pedagogia. Oppure siamo davanti ad una amministrazione che fa politica (avranno migliaia di domande di partecipazione) invece di pensare agli interessi dei bambini fiorentini???

martedì 7 agosto 2012

La compilazione della domanda di equivalenza ai profili professionali di educatore professionale sanitario


Il decreto Ministeriale 520 / 98 ha definito la funzione dell'educatore professionale nella sanità. Nel giugno 2012 sono state pubblicate in alcune regioni i decreti per ottenere l'equivalenza al profilo dell'educatore professionale sanitario, mentre nella maggior parte delle regioni il bando verrà emesso a settembre.

L'Apei (www.apei.it) offre un servizio gratuito di consulenza nella redazione delle domande per i soci e sta realizzando un ricorso per ampliare la platea delle persone che possono ottenere l'equivalenza.

Di seguito uno dei seminari gratuiti che abbiamo tenuto come Apei 



sabato 4 agosto 2012

Se questo è associazionismo di categoria

In questi giorni stiamo affrontando con serietà un problema.
Il Comune di Firenze ha bandito un concorso per "coordinatore pedagogico" per accedere al quale si possono avere le lauree piu' disparate, compreso scienze della comunicazione e scienze politiche.
La cosa ci ha lasciato basiti. Ma ve lo immaginate un coordinatore che so, di asilo nido comunale laureato in scienze politiche? Ma veramente facciamo?
Qui non si tratta di assumere educatori diplomati (la qual cosa, da associazione di educatori e pedagogisti, pure ci indigna) ma si tratta di assumere pedagogisti (il bando dice "coordinatore pedagogico").

Ora, se per l'educatore c'è effettivamente un problema di definizione della denominazione e della figura professionale, per il pedagogista c'è tutta una serie di equipollenze a cascata dalla laurea in pedagogia alla  laurea in scienze dell'educazione quadriennale alla  laurea specialistica. Tutto normativamente sancito.
Abbiamo dunque fatto una verifica tramite i nostri legali, e intendiamo andare avanti su questa strada.
Ci siamo comportati come si comporta una seria associazione di rappresentanza. Innanzitutto i colleghi toscani hanno singolarmente contattato telefonicamente l'assessorato, poi abbiamo proceduto ad inviare una comunicazione scritta e adesso, ci apprestiamo ad inviare un atto formale di diffida.
La cosa è stata presa sul serio anche da testate nazionali come tecnica della scuola sulla base della evidente fondatezza, sul versante del buon senso, delle nostre argomentazioni.
Prima di lanciare la campagna abbiamo inviato una comunicazione ad altre associazioni pedagogiche.Beh, cosa è successo? che il presidente di un'altra associazione ci ha risposto nei termini che hanno lasciato basiti diversi di noi. Dico basiti perchè le comunicazioni che ci hanno mandato soci e colleghi sono parecchio piu' colorite.

Cosa ci dice, in sostanza questo presidente di una associazione pedagogica:
- Il concorso è legittimo. Vabbè, ci conserviamo questo "parere legale" vedremo se il giudice condividerà l'idea del collega. Quello che troviamo assurdo è che il collega non dica una parola sul merito del problema: a quanto ci è dato di capire dalla sua comunicazione secondo questo collega non c'è alcun problema che vengano assunti come pedagogisti laureati in discipline lontane dalla pedagogia. Per lui è normale, per voi?
- I pedagogisti sono una professione non riconosciuta. Ci fa piacere che il collega se ne sia accorto. Eppure la sua associazione è nota per aver istituito un albo (si avete capito bene, un albo), senza alcun valore giuridico (appunto perchè siamo una professione non riconosciuta, come tante altre: l'archeologo, il programmatore, il consulente tributario, per esempio).
Ora, la domanda che ci poniamo qui è: se siamo una professione non riconosciuta perchè istituire un elenco di persone certificate chiamandolo "albo"? Si chiamano albi quelli delle profession regolamentati da ordini, e che abilitano alla professione. Il loro è un albo "interno" ma l'esame si chiama "esame di abilitazione". Ops...
- ma la chicca è l'ultima frase: noi siamo l'associazione piu' riconosciuta d'Italia. Quindi, attenzione: la professione non è riconosciuta, ma l'associazione di questo signore si, ed è anche la piu' riconosciuta d'Italia.
Come diceva Toto' all'onorevole Trombetta? Ah, si: ma mi faccia il piacere!



Ad ogni modo, per chi vuole divertirsi, ecco sotto la risposta che il presidente nazionale Apei ha ricevuto
gentile collega,
come ANPE non parteciperemo perchè il concorso è legittimo. Basta saper leggere bene e attentamente la qualifica richiesta pr capire che non c'è alcun abuso e, inoltre, per legge, non essendo figura tutelata (con albo) e quindi riservataria dell'azione pedagogica, è obbligatorio che il bando sia aperto ad altre lauree. Noi dell'ANPE stiamo molto attenti alle normative e non siamo abituati a fare i Don Chisciotte, ma attuare azioni efficaci. Questo è il motivo per cui siamo l'associazione più accreditata e riconosciuta dalle istituzioni.
il presidente ANPE
de lorenzo

venerdì 3 agosto 2012

Una intervista sulla proposta di legge regionale sui dipartimenti neuropsichiatrici per l'infanzia

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In questo videoblog ho piu' volte posto il problema della medicalizzazione dei bambini, soprattutto rispetto alle diagnosi di tipo psichiatrico e al conseguente uso degli psicofarmaci a scopo terapeutico.
Oggi vi posto una intervista, a cura della giornalista Tonia Ferraro, che ringrazio, su questo tema. L'intervista è stata pubblicata sul periodico "Il mediano" (www.ilmediano.it).
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Il mondo della pedagogia si confronta con la proposta di legge regionale che prevede l'istituzione di dipartimenti di neuropsichiatria infantile. Ai nostri taccuini Gianvincenzo Nicodemo, vicepresidente dell'Apei.

 L’Apei (www.apei.it) (Associazione Pedagogisti e Educatori Italiana), è impegnata dal 2007 nella difesa della pedagogia e dei suoi professionisti. Oggi l’Apei, presieduta da Alessandro Prisciandaro, lavora alla diffusione della cultura pedagogica e degli studi di consulenza come alternativa alla medicalizzazione, soprattutto nell’infanzia. I pedagogisti ed educatori, infatti, riscontrano con sempre maggiore frequenza che il disagio di bambini e adolescenti viene trattato con psicofarmaci invece che preso in carico con modalità e personale educativo. La tendenza italiana segue quella largamente diffusa negli U.S.A., dove sono milioni i bambini con diagnosi psichiatriche che vengono medicalizzati, con pesanti danni alla loro salute.

Da qualche settimana, giace in Consiglio Regionale della Campania, in esame alla V Commissione, una proposta di legge, presentata dagli onorevoli Pica, Esposito, D'Amelio, Schiano di Visconti e Sommese, per l’istituzione di dipartimenti di neuropsichiatria infantile presso le ASL. Gianvincenzo Nicodemo, vice presidente Apei, ha fatto richiesta di audizione presso la V commissione per rappresentare una pesante critica all’impianto dell’articolato e per contribuire a disegnare una alternativa sociale al trattamento sanitario e farmacologico di bambini e adolescenti. Abbiamo incontrato Nicodemo per fare il punto della situazione.

«Noi dell’Apei aderiamo alla campagna nazionale “Giù le mani dai bambini”, che si oppone alla medicalizzazione dei bambini fino in fase adolescenziale. In genere, infatti, si guarda ai bambini con qualche tipo di difficoltà come soggetti patologici; si diagnostica un disturbo e molto spesso si ricorre all’utilizzo di psicofarmaci, anche in maniera massiccia. Uno dei casi più frequenti è quello della cosiddetta “sindrome dell’attenzione”, l’ADHD: il 99% dei soggetti affetti dalla sindrome ADHD sono trattati con metilfenidato, il che comporta tutta una serie di problemi. La mia preoccupazione è che quest’eccesso di medicalizzazione aumenti esponenzialmente. Succede che, se un bambino dà fastidio in classe, la scuola lo segnala al Servizio Sanitario, mettendo in moto un determinato meccanismo che trasforma automaticamente il bambino in paziente psichiatrico, che, una volta etichettato, finisce con l’acquisire la convinzione di essere malato.

Ora, il trattamento con psicofarmaci può portare a gravi conseguenze, perfino al suicidio. La Food & Drug Administration americana, infatti, ha imposto di apporre dei black box sulle confezioni di antidepressivi per uso pediatrico per avvertire degli effetti collaterali. Non bisogna, dunque, prescrivere medicinali con leggerezza: la prima istanza dev’essere di prevenzione, da un lato, e d’intervento educativo dall’altra. Durante l’età evolutiva, agire sconsideratamente può “creare” un adulto malato».

Come si può prevenire L’ADHD?
«Il disagio nell’infanzia e nell’adolescenza si può prevenire attraverso interventi di tipo pedagogico e psicopedagogico. Come associazione, facciamo formazione per i pedagogisti, proprio per dare loro una serie di strumenti per trattare questi problemi. Bisognerebbe istituire un tutoraggio, dove il pedagogista possa prendere in carico una famiglia, affiancando il bambino ed entrando nelle loro pratiche relazionali; solo in questo modo si può prevenire efficacemente la sindrome, ancor prima che si manifestino comportamenti. Il problema è economico, perché lo Stato dovrebbe investire molti soldi su un unico operatore che si dedica per almeno venti ore alla settimana ad un solo caso».

La scuola come si pone in questi casi?
«Nella scuola, come nella società, la lettura psicologica e psichiatrica di taluni comportamenti tende a dare una diagnosi e ad “incasellare” dentro un determinato disturbo, a definirlo. Il percorso della psicopedagogia, invece, cerca di individuare quali sono i problemi che determinano il comportamento ed intervenire sulle specifiche situazioni. Penso che la scuola sia, in parte, succube di quello che è un problema sociale, vuoi perché i docenti non sono formati per affrontare queste problematiche, vuoi perché è più semplice ed immediato rivolgersi al Servizio Sanitario, piuttosto che all’esperienza del pedagogista.

Comunque, gli insegnanti operano in un settore dove le risorse vengono continuamente diminuite, con le conseguenti possibilità d’intervento, per cui si sentono anche demotivati. Per queste ragioni si passa ad affidare il ragazzino che dà fastidio in classe al Servizio Sanitario. Quello che preoccupa molto noi professionisti del settore pedagogico è la proposta di legge che vuole istituire unità di psichiatria infantile; di per sé, non sarebbero cosa negativa, ma il rischio è che una struttura specifica dell’Asl lo faccia solo con modalità ordinaria, ovvero ricorrendo subito all’uso di psicofarmaci».

Qual è l’approccio di questa legge?
«Le premesse della legge sono buone: istituire un intervento integrato, che tenga conto del contesto relazionale e familiare del soggetto, ma, essendo gli interventi svolti all’interno di una struttura sanitaria, è naturale che la cura sia accompagnata da psicofarmaci, con un approccio articolato che si distacca dalla premessa. Cioè, è come se la proposta di legge si mostri consapevole dei problemi ma non sia disposta ad intervenire in modo idoneo. L’aspetto preventivo del disturbo psichiatrico viene citato soltanto e non basta definire come modalità operative protocolli di intesa o integrazione operativa con gli enti locali, titolari della responsabilità delle politiche sociali sul territorio. Ribadiamo, dunque, che l’ADHD debba essere trattata con strumenti esclusivamente pedagogici, altrimenti si finirà per tendere sempre più alla medicalizzazione che potrà trasformare il ragazzino in un adulto che, poi, diventerà un peso sociale. L'errore di fondo, secondo l'Apei, è che questo disegno possa permettere di psichiatrizzare i soggetti con troppa facilità».