mercoledì 17 agosto 2016

Il (grave) vizio della rappresentanza senza mandato


 Non esiste riunione, organo, contesto associativo – dal quale non arrivino lamentele sull'assenza di partecipazione. Nelle nostre associazioni per esempio non ci sono (più) i giovani, non riusciamo a garantire un adeguato ricambio generazionale, le persone non frequentano più i nostri luoghi associativi…
In effetti queste lamentele pongono i motivi dell'assenza di partecipazione sempre fuori di “noi” (noi come i nostri circoli, noi come classe dirigente) e sembrano non mettere in discussione un modo di essere e di fare associazionismo di promozione sociale che rappresenta i mondi dell'associazionismo  e del sindacato. Un modo di fare che è esattamente il contrario del “saper essere” di una associazione di promozione sociale di cui c'è bisogno nel Paese.
Essere associazione di promozione sociale significa nutrirsi dei bisogni dei cittadini, soprattutto dei più deboli, essere noi stessi gruppo dirigente tra i cittadini più deboli, portare noi stessi sulla nostra carne viva le piaghe della sofferenza sociale. Essere costituiti, nella nostra base sociale di persone che vivono le difficoltà che intendiamo riparare e denunciare.
E invece la malattia più grave del terzo settore è la rappresentanza senza mandato.
Succede così che intendiamo occuparci di immigrazione, ma lo facciamo erogando servizi agli immigrati, vogliamo occuparci di povertà e nel migliore delle ipotesi – quando non ci limitiamo a promuovere roboanti tavoli e pur importanti proposte politiche – organizziamo servizi per i poveri, forniamo consulenti e dirigenti nel Progetto Policoro al servizio dei giovani disoccupati ma non riusciamo a pensare le Acli come luogo del loro protagonismo. Facciamo cooperazione erogando servizi per portatori di handicap ma non organizziamo dentro i nostri circoli la partecipazione dei portatori di handicap e delle loro famiglie.
Insomma: per essere corpi "intermedi" abbiamo molto più la “testa” nello Stato (come concessionari di servizi fiscali e previdenziali, come erogatori di servizi alla persona attraverso cooperative ed associazioni) che i “piedi” dentro la società
Ritengo che questo andazzo sia insostenibile ed un cambiamento obbligato se non vogliamo vederci definitivamente spazzati via perché stiamo perdendo la nostra peculiare funzione sociale. I 70 anni di storia che l'associazionismo democratico e le organizzazioni sindacali hanno alle spalle, e il loro contributo alla crescita della Repubblica non ci garantiscono né la sopravvivenza né la significatività per i prossimi dieci anni.
Il Paese non ha bisogno di organizzazioni di quadri, e neanche di marchi di erogatori di servizi (pagati dallo Stato, pagati dai cittadini, forniti grazie all’azione volontaria dei soci). Ciò di cui abbiamo tutti bisogno è diventare luoghi in cui la promozione sociale (la promozione della partecipazione, l’empowerment di cittadinanza) siano la motivazione costitutiva e producano senso di marcia e movimento.

La strada del recupero dell’”essere” associazioni di promozione sociale passa per il riprendere, con umiltà,  un “lavoro di strada” che passa per l'ascolto delle persone, per la co - costruzione della rappresentazione dei problemi, la co-costruzione della rappresentanza e la co- costruzione delle risposte.
Passa per il dare la vita, con le persone più che per le persone. Passa per la testimonianza. 

P.s.
Le Acli che questo gruppo dirigente sta cercando (faticosamente) di costruire aspirano ad essere così. E ti invito a condividere questa sfida! 

martedì 16 agosto 2016

Da domani operativa l'ordinanza che limita gli orari delle sale gioco. Le Acli: adesso controllo popolare per verificare il rispetto delle regole

Napoli, 16,08.2016
Dalle ore 00:00 del prossimo 17 agosto entrerà in vigore l'ordinanza sindacale che definisce gli orari di apertura delle sale gioco presenti in città di Napoli.
Il provvedimento era stato sospeso da due differenti ordinanze sindacali in attesa che il Tar si pronunciasse sugli atti normativi del Comune che hanno limitato fortemente il dilagare delle sale slot in città, Dalla mezzanotte di oggi le sale gioco presenti nel territorio comunale non potranno rimanere aperte oltre le seguenti fasce orarie: dalle ore 9:00 alle ore 12:00 e dalle ore 18:00 alle ore 23:00, festivi compresi. Entro questo orario, il titolare di ogni sala slot potrà scegliere il proprio orario di esercizio, dandone comunicazione allo Sportello Unico Attività Produttive.
La stessa ordinanza sancisce anche i limiti dell'orario massimo di funzionamento degli apparecchi tipo videolottery e slot machines collocati negli esercizi pubblici e nei bar. Per questi ultimi gli orari di apertura consentiti sono dalle 9.00 alle 12.00 e dalle ore 18.00 alle ore 20.00, di tutti i giorni, festivi compresi.
Nel commnetare l'evento, il presidente delle Acli dell'area metropolitana di Napoli Gianvincenzo Nicodemo ha espresso soddisfazione: "finalmente - ha dichiarato Nicodemo - vediamo l'entrata in vigore delle ordinanze sindacali, in un quadro complessivo che risulta più solido, da quando il Tar Campania ha giudicato legittimi i provvedimenti attuati dal Comune". Da oggi in poi, aggiunge Nicodemo, "sarà necessario accertarsi che le regole vengano rispettate: chiediamo al Sindaco De Magistris di definire una unità operativa della polizia locale che verifichi il rispetto della normativa comunale in materia di gioco d'azzardo. Dal canto nostro ci impegneremo nella realizzazione di un controllo popolare diffuso, volto a denunciare le irregolarità, nell'interesse delle comunità in cui i circoli delle Acli sono presenti, nella città di Napoli"

lunedì 15 agosto 2016

Hanno ucciso la ragionevolezza

C'e una vittima nascosta e pur sempre presente del terrorismo e non stupisce che ciò accada proprio nella terra che ha partorito quell'abominio che è stato il culto della Ragione.

Anche il laicismo ha i suoi mostri. Che dicono più dei fatti in sé. A quanto si legge dai giornali, a pochi giorni l'uno dall'altro i comuni di Canne e di Villeneuve-Loubet hanno emesso un'ordinanza che sanziona con una multa il fare il bagno con il burqini, il costume da bagno che non violerebbe i principi sanciti dal Profeta. Le motivazioni dell'ordinanza sono la parte più ridicola della vicenda. L'ordinanza sarebbe stata emessa perché il burqini «manifesta in maniera ostentata un'appartenenza religiosa» e per questo «rischia di creare disturbo all'ordine pubblico». L'ordinanza, vieta «l'accesso alle spiagge e ai bagni» alle persone «che non hanno una tenuta corretta, rispettosa del buon costume e della laicità, che rispetti le regole d'igiene e di sicurezza dei bagnanti nel dominio pubblico marittimo»

Care amiche donne, ecco a voi le prescrizioni della religione del laicismo: sulle spiagge di Cannes, potete fare il bagno in topless, forse anche nude. Ma non potete farlo coperte.  

sabato 13 agosto 2016

Lavoro: diritti e opportunità, il campo dei Giovani delle Acli di Napoli

Dal 9 all'11 settembre prossimo i Giovani delle Acli di Napoli terranno il loro quinto campo estivo dal titolo "Lavoro è..." a Castellammare di Stabia. 
L'esperienza dei campi estivi è una esperienza di apprendimento e di amicizia, che si svolge in una struttura autogestita. I Giovani delle Acli di Napoli hanno provato a sintetizzare il prossimo campo estivo nella presentazione che vi riporto più avanti. 
Per informazioni potete fare riferimento alla mail aclinapoli@acli.it


mercoledì 10 agosto 2016

Alex Zanotelli: si continua a calpestare i diritti dei Rom

Riprendo dal profilo Facebook dell'amico Padre Giorgio Pisano e ripropongo:

Alex Zanotelli, durante un convegno delle Acli metropolitane
 di Napoli
In questi mesi abbiamo assistito, nell’area metropolitana di Napoli, a una serie di azioni contro il popolo rom che sollevano gravi interrogativi. Le comunità rom(si tratta di sei-settemila persone, di cui in buona parte bambini!), sparse in decine e decine di campi, sono costrette a vivere in situazioni degradate e degradanti. Questi campi sono vere e proprie baraccopoli, che non hanno nulla da invidiare a quelle del Sud del mondo.

Come missionario e come prete, che ha dedicato la propria vita agli impoveriti e agli emarginati, non potevo non scegliere di battermi anche per i rom, perché oggi sono loro i più emarginati e disprezzati. Lo faccio tutto questo insieme con il Comitato Campano con i rom, che da anni si batte per i loro diritti.
Siamo rimasti scioccati all’inizio dell’anno dalle affermazioni del nuovo governatore della Campania,V. De Luca., di sgomberare tutti i campi rom della regione. A queste affermazioni del governatore sono seguite una serie di ordinanze della Procura di Napoli che esigono la chiusura di vari campi rom. 
Lo scorso aprile scatta la prima ordinanza contro il campo rom di Torre del Greco, una piccola realtà di 60-70 persone con ‘minori ben inseriti a livello scolastico. Nonostante le nostre proteste,i rom con i loro bambini, furono caricati dal Comune su un pulmino e spediti in Romania.
Poco dopo, la Procura di Napoli ordina, giustamente, lo sgombero del campo S.Maria del Pozzo , perché quel luogo è tossico(ex-Resit). Difatti il comune di Giugliano aveva posto in quel luogo tossico i rom solo per alcuni mesi, in previsione di una soluzione finale. Invece vi sono rimasti parecchi anni con gravi conseguenze sanitarie. Su ingiunzione della Procura, il Comune è stato costretto a trovare temporaneamente un pezzo di terreno molto malmesso, ove ha collocato i trecento rom. Nonostante le promesse di sistemare e disinfettare il luogo e di portarvi i bagni, il Comune non ha fatto nulla! Ma soprattutto non ha ancora iniziato i lavori di sistemazione dell’eco-villaggio che dovrà ospitare i rom. Raramente nella mia vita ho visto un gruppo umano essere così maltrattato come i rom di Giugliano, soprattutto i bambini ,tutti nati a Giugliano. 
Nello stesso periodo, la Procura ha spiccato l’ordine di chiusura del Campo rom di Via S. Erasmo alle Brecce (Gianturco) nel cuore di Napoli. Un campo che ospita oltre 1.300 persone in condizioni degradanti. Il Campo doveva eseere evacuato entro maggio, ma poi abbiamo fatto pressioni sulla Procura perché fosse dato più tempo per una soluzione. Ora abbiamo paura che durante il mese di agosto si arrivi allo sgombero forzato. Il Comune di Napoli sta preparando un’alternativa che potrà però ospitare solo trecento persone. E gli altri mille dove andranno?
E giorni fa è arrivato l’ordine del Tribunale di sgombero anche per altri due campi, quello di S. Maria del Riposo(Barra) e quello di via Virginia Wolf(Ponticelli). Due campi che ospitano 600-700 persone. Lo sgombero deve avvenire entro il 5 settembre. Tutto questo senza offrire un’alternativa abitativa. Dove andranno centinaia di persone, soprattutto bambini ? 
A rendere più incandescente il clima, già torrido, è stato l’incendio (sembra doloso) del Campo rom di Afragola. Dove andranno ora 120 persone di quel campo? La situazione sta diventando sempre più insostenibile per il popolo rom dell’area metropolitana. Siamo di fronte a grosse violazioni di diritti umani.
Per questo come Comitato con i rom chiediamo:
- un’alternativa adeguata a eventuali sgomberi dei campi,
- inclusione sociale abitativa , come chiede la UE,
- un incontro urgente con il Sindaco di Napoli,
- un incontro urgente con il Presidente della Regione, V. De Luca.
Chiediamo a tutte le associazioni e comitati che operano per i rom di darci una mano in questo momento così difficile per i nostri fratelli e sorelle rom.


p. Alex Zanotelli

Napoli,1 agosto 2016