sabato 30 dicembre 2017

Legge Iori. Il testo definitivo in vigore dal primo gennaio 2018

LEGGE 205, COMMI 594 - 601
GAZZETTA UFFICIALE N. 302 DEL 29.12.2017
ENTRATA IN VIGORE 1.1.2018


594. L'educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista
operano nell'ambito educativo, formativo e pedagogico, in rapporto a
qualsiasi attivita' svolta in modo formale, non formale e informale,
nelle varie fasi della vita, in una prospettiva di crescita personale
e sociale, secondo le definizioni contenute nell'articolo 2 del
decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, perseguendo gli obiettivi
della Strategia europea deliberata dal Consiglio europeo di Lisbona
del 23 e 24 marzo 2000. Le figure professionali indicate al primo
periodo operano nei servizi e nei presidi socio-educativi e
socio-assistenziali, nei confronti di persone di ogni eta',
prioritariamente nei seguenti ambiti: educativo e formativo;
scolastico; socio-assistenziale, limitatamente agli aspetti
socio-educativi; della genitorialita' e della famiglia; culturale;
giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell'integrazione e
della cooperazione internazionale. Ai sensi della legge 14 gennaio
2013, n. 4, le professioni di educatore professionale
socio-pedagogico e di pedagogista sono comprese nell'ambito delle
professioni non organizzate in ordini o collegi. 

595. La qualifica di educatore professionale socio-pedagogico e'
attribuita con laurea L19 e ai sensi delle disposizioni del decreto
legislativo 13 aprile 2017, n. 65. La qualifica di pedagogista e'
attribuita a seguito del rilascio di un diploma di laurea abilitante
nelle classi di laurea magistrale LM-50 Programmazione e gestione dei
servizi educativi, LM-57 Scienze dell'educazione degli adulti e della
formazione continua, LM-85 Scienze pedagogiche o LM-93 Teorie e
metodologie dell'e-learning e della media education. Le spese
derivanti dallo svolgimento dell'esame previsto ai fini del rilascio
del diploma di laurea abilitante sono poste integralmente a carico
dei partecipanti con le modalita' stabilite dalle universita'
interessate. La formazione universitaria dell'educatore professionale
socio-pedagogico e del pedagogista e' funzionale al raggiungimento di
idonee conoscenze, abilita' e competenze educative rispettivamente
del livello 6 e del livello 7 del Quadro europeo delle qualifiche per
l'apprendimento permanente, di cui alla raccomandazione 2017/C 189/03
del Consiglio, del 22 maggio 2017, ai cui fini il pedagogista e' un
professionista di livello apicale. 

596. La qualifica di educatore professionale socio-sanitario e'
attribuita a seguito del rilascio del diploma di laurea abilitante di
un corso di laurea della classe L/SNT2 Professioni sanitarie della
riabilitazione, fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui
al decreto del Ministro della sanita' 8 ottobre 1998, n. 520. 

597. In via transitoria, acquisiscono la qualifica di educatore
professionale socio-pedagogico, previo superamento di un corso
intensivo di formazione per complessivi 60 crediti formativi
universitari nelle discipline di cui al comma 593, organizzato dai
dipartimenti e dalle facolta' di scienze dell'educazione e della
formazione delle universita' anche tramite attivita' di formazione a
distanza, le cui spese sono poste integralmente a carico dei
frequentanti con le modalita' stabilite dalle medesime universita',
da intraprendere entro tre anni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, coloro che, alla medesima data di entrata in vigore,
sono in possesso di uno dei seguenti requisiti: 
a) inquadramento nei ruoli delle amministrazioni pubbliche a
seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo
di educatore; 
b) svolgimento dell'attivita' di educatore per non meno di tre
anni, anche non continuativi, da dimostrare mediante dichiarazione
del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell'interessato ai
sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445; 
c) diploma rilasciato entro l'anno scolastico 2001/2002 da un
istituto magistrale o da una scuola magistrale.

598. Acquisiscono la qualifica di educatore professionale
socio-pedagogico coloro che, alla data di entrata in vigore della
presente legge, sono titolari di contratto di lavoro a tempo
indeterminato negli ambiti professionali di cui al comma 594, a
condizione che, alla medesima data, abbiano eta' superiore a
cinquanta anni e almeno dieci anni di servizio, ovvero abbiano almeno
venti anni di servizio. 

599. I soggetti che, alla data di entrata in vigore della presente
legge, hanno svolto l'attivita' di educatore per un periodo minimo di
dodici mesi, anche non continuativi, documentata mediante
dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione
dell'interessato ai sensi del testo unico di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, possono
continuare ad esercitare detta attivita'; per tali soggetti, il
mancato possesso della qualifica di educatore professionale
socio-pedagogico o di educatore professionale socio-sanitario non
puo' costituire, direttamente o indirettamente, motivo per la
risoluzione unilaterale dei rapporti di lavoro in corso alla data di
entrata in vigore della presente legge ne' per la loro modifica,
anche di ambito, in senso sfavorevole al lavoratore. 

600. L'acquisizione della qualifica di educatore socio-pedagogico,
di educatore professionale socio-sanitario ovvero di pedagogista non
comporta, per il personale gia' dipendente di amministrazioni ed enti
pubblici, il diritto ad un diverso inquadramento contrattuale o
retributivo, ad una progressione verticale di carriera ovvero al
riconoscimento di mansioni superiori. 

601. All'attuazione delle disposizioni dei commi da 594 a 600 si
provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali
disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.

venerdì 22 dicembre 2017

legge Iori facciamo il punto

C'è molta confusione in giro, spacciata da certi professionisti della confusione. Per questo ho deciso di realizzare un video


Legge Iori: il commento degli uffici della Camera

Articolo 1, commi da 333-quater a 333-undecies – Disciplina delle professioni di educatore professionale sociopedagogico, di educatore professionale socio-sanitario e di pedagogista 


L'ementamento aggiunge i commi da 333-quater a 333-undecies, che intendono disciplinare l’esercizio delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico (che subentra all’attuale educatore), di pedagogista, nonché, per alcuni aspetti, di educatore professionale sociosanitario (nuova denominazione dell’attuale educatore professionale). A tal fine, stabiliscono, in particolare, che l’esercizio delle rispettive attività è consentito – salve alcune previsioni transitorie – solo a chi è in possesso delle relative qualifiche, attribuite all’esito del percorso di studi universitario specificamente indicato, abilitante per le sole figure di pedagogista e di educatore professionale socio-sanitario. Si tratta del contenuto dell’A.S. 2443, già approvato dalla Camera dei deputati. 

In particolare, ai sensi del comma 333-quater, l’educatore professionale sociopedagogico e il pedagogista – le cui professioni rientrano tra quelle non organizzate in ordini o collegi, di cui alla L. 4/2013 – operano in ambito educativo, formativo e pedagogico, in rapporto a qualsiasi attività svolta in modo formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita. Gli stessi operano nei servizi e presidi socio-educativi e socio-assistenziali, nei confronti di persone di ogni età, prioritariamente nei seguenti ambiti: educativo e formativo; scolastico; socio-assistenziale, limitatamente agli aspetti socio-educativi; della genitorialità e della famiglia; culturale; giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell’integrazione e della cooperazione internazionale. 

Il comma 333-quinquies dispone, innanzitutto, che la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico è attribuita con laurea L19 “ai sensi delle disposizioni di cui al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65”. 
Al riguardo, si ricorda che la norma citata, nell’istituire il Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni (in attuazione dell'art. 1, co. 180 e 181, lett. e), della L. 107/2015), ha disposto, per quanto qui maggiormente interessa, che, a decorrere dall’a.s. 2019/2020, l’accesso ai posti di educatore di servizi educativi per l’infanzia è consentito esclusivamente a coloro che sono in possesso di un diploma di laurea nella classe L-19, Scienze dell’educazione e della formazione, ad indirizzo specifico per educatori dei servizi educativi per l'infanzia, o del diploma di laurea magistrale a ciclo unico nella classe LM-85-bis in Scienze della formazione primaria integrata da un corso di specializzazione per complessivi 60 crediti formativi universitari. Poiché l’educatore professionale socio-pedagogico non opererà esclusivamente nei servizi educativi per l’infanzia, sembrerebbe opportuno eliminare il riferimento al d.lgs. 65/2017. La qualifica di pedagogista è attribuita a chi consegue un diploma di laurea magistrale abilitante nelle classi di laurea magistrale LM-50, Programmazione e gestione dei servizi educativi; LM-57, Scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua; LM-85, Scienze pedagogiche; LM-93, Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education. Le spese relative allo svolgimento dell’esame per il rilascio del diploma di laurea abilitante sono integralmente a carico dei partecipanti, con modalità stabilite dalle università interessate. La formazione universitaria dell’educatore professionale socio-pedagogico e del pedagogista è funzionale al raggiungimento di conoscenze, abilità e competenze educative proprie, rispettivamente, delle aree di professionalità del 6° e 7° livello del Quadro europeo delle qualifiche (QEQ). 

Il comma 333-sexies stabilisce che la qualifica di educatore professionale socio-sanitario è attribuita a chi consegue un diploma di laurea abilitante nella classe di laurea L/SNT/2, Professioni sanitarie della riabilitazione, fermo restando – evidentemente per gli aspetti non disciplinati con i commi in esame – quanto disposto dal DM 8 ottobre 1998, n. 520, con il quale è stato riconosciuto il profilo dell’educatore professionale. 

Il comma 333-septies stabilisce che, in via transitoria, acquisiscono la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico coloro che, previo superamento di un corso intensivo di formazione, sono in possesso, alla data di entrata in vigore della legge, di uno dei seguenti requisiti: 

  • inquadramento nei ruoli delle pubbliche amministrazioni a seguito di un pubblico concorso relativo al profilo di educatore; 
  • svolgimento dell’attività di educatore per almeno 3 anni, anche non continuativi, dimostrata con dichiarazione del datore di lavoro o autocertificazione; 
  • diploma rilasciato entro l’a.s. 2001-2002 da un istituto magistrale o da una scuola magistrale. 


In particolare, il corso intensivo di formazione – che deve essere intrapreso entro 3 anni dalla data di entrata in vigore della legge – deve comportare l’acquisizione di 60 crediti formativi “nelle discipline di cui al comma 333-ter” (v. ante). Il corso è organizzato dai dipartimenti e dalle facoltà di scienze dell’educazione e della formazione delle università, anche tramite formazione a distanza. Le relative spese sono poste integralmente a carico dei frequentanti, con modalità stabilite dalle università interessate. 

Il comma 333-octies dispone che la qualifica di educatore professionale sociopedagogico è attribuita (direttamente) a coloro che, alla data di entrata in vigore della legge, sono titolari di un contratto a tempo indeterminato negli ambiti professionali indicati dal co. 333-bis, nonché abbiano un’età superiore a 50 anni di età e almeno 10 anni di servizio, ovvero abbiano almeno 20 anni di servizio. 

In base al comma 333-novies, coloro che, alla data di entrata in vigore della legge, hanno svolto l’attività di educatore per almeno 12 mesi, anche non continuativi, documentata con dichiarazione del datore di lavoro o con autocertificazione, possono continuare ad esercitarla. Per tali soggetti, il mancato possesso della qualifica di educatore professionale socio-pedagogico “o di educatore professionale socio-sanitario” non può costituire, direttamente o indirettamente, motivo per la risoluzione unilaterale dei rapporti di lavoro in corso alla data di entrata in vigore della legge, né per la modifica (anche di ambito), in senso sfavorevole al lavoratore. Non appare chiaro il riferimento al mancato possesso della qualifica di educatore professionale socio-sanitario, dal momento che il primo periodo si riferisce ai soggetti che hanno già svolto l’attività di educatore (cui ora subentrerà la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico). 

Il comma 333-decies stabilisce che l’acquisizione della qualifica di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario, o pedagogista non comporta, per il personale già dipendente di amministrazioni ed enti pubblici, il diritto ad un diverso inquadramento contrattuale o retributivo, ad una progressione verticale di carriera ovvero al riconoscimento di mansioni superiori. Il comma 333-undecies contiene la clausola di invarianza finanziaria

mercoledì 20 dicembre 2017

"Legge" Iori, il testo approvato in Finanziaria

Legge Iori, ecco il testo approvato dalla commissione V bilancio in Finanziaria


Dopo il comma 333, aggiungere i seguenti: 


  333-bis. L'educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista operano nell'ambito educativo, formativo e pedagogico, in rapporto a qualsiasi attività svolta in modo formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, in una prospettiva di crescita personale e sociale, secondo le definizioni contenute nell'articolo 2 del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, perseguendo gli obiettivi della Strategia europea deliberata dal Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000. Le figure professionali indicate al primo periodo operano nei servizi e nei presìdi socio-educativi e socio-assistenziali, nei confronti di persone di ogni età, prioritariamente nei seguenti ambiti: educativo e formativo; scolastico; socio-assistenziale, limitatamente agli aspetti socio-educativi; della genitorialità e della famiglia; culturale; giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell'integrazione e della cooperazione internazionale. Ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4, le professioni di educatore professionale socio-pedagogico e di pedagogista sono comprese nell'ambito delle professioni non organizzate in ordini o collegi. 



  333-ter. La qualifica di educatore professionale socio-pedagogico è attribuita con la laurea L19 e ai sensi delle disposizioni del decreto legislativoPag. 1813 aprile 2017, n. 65. La qualifica di pedagogista è attribuita a seguito del rilascio di un diploma di laurea abilitante nelle classi di laurea magistrale LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi, LM-57 Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua, LM-85 Scienze pedagogiche o LM-93 Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education. Le spese derivanti dallo svolgimento dell'esame previsto ai fini del rilascio del diploma di laurea abilitante sono poste integralmente a carico dei partecipanti con le modalità stabilite dalle università interessate. La formazione universitaria dell'educatore professionale socio-pedagogico e del pedagogista è funzionale al raggiungimento di idonee conoscenze, abilità e competenze educative rispettivamente del livello 6 e del livello 7 del Quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente, di cui alla raccomandazione 2017/C 189/03 del Consiglio, del 22 maggio 2017, ai cui fini il pedagogista è un professionista di livello apicale. 


  333-quater. La qualifica di educatore professionale socio-sanitario è attribuita a seguito del rilascio del diploma di laurea abilitante di un corso di laurea della classe L/SNT2 Professioni sanitarie della riabilitazione, fermo restando quanto previsto del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 8 ottobre 1998, n. 520. 


  333-quinquies. In via transitoria, acquisiscono la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico, previo superamento di un corso intensivo di formazione per complessivi 60 crediti formativi universitari nelle discipline di cui al comma 333-ter, organizzato dai dipartimenti e dalle facoltà di scienze dell'educazione e della formazione delle università anche tramite attività di formazione a distanza, le cui spese sono poste integralmente a carico dei frequentanti con le modalità stabilite dalle medesime università, da intraprendere entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, coloro che, alla medesima data di entrata in vigore, sono in possesso di uno dei seguenti requisiti: 

   a) inquadramento nei ruoli delle amministrazioni pubbliche a seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo di educatore; 

   b) svolgimento dell'attività di educatore per non meno di tre anni, anche non continuativi, da dimostrare mediante dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell'interessato ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445


  333-sexies. Acquisiscono la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono titolari di contratto di lavoro a tempo indeterminato negli ambiti professionali di cui al comma 333-bis, a condizione che, alla medesima data, abbiano età superiore a cinquanta anni e almeno dieci anni di servizio, ovvero abbiano almeno venti anni di servizio. 


  333-septies. I soggetti che, alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno svolto l'attività di educatore per un periodo minimo di dodici mesi, anche non continuativi, documentata mediante dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell'interessato ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, possono continuare ad esercitare detta attività; per tali soggetti, il mancato possesso della qualifica di educatore professionale socio-pedagogico o di educatore professionale socio-sanitario non può costituire, direttamente o indirettamente, motivo per la risoluzione unilaterale dei rapporti di lavoro in corso alla data di entrata in vigore della presente legge né per la loro modifica, anche di ambito, in senso sfavorevole al lavoratore.


  333-octies. L'acquisizione della qualifica di educatore socio-pedagogico, di educatore professionale socio-sanitario ovvero di pedagogista non comporta, per il personale già dipendente di amministrazioni ed enti pubblici, il diritto ad un diverso inquadramento contrattuale o retributivo, ad una progressione verticale di carriera ovvero al riconoscimento di mansioni superiori. 
333-octies. Al fine di incentivare l'assunzione delle figure professionali di cui ai commi da 333-bis a 333-octies all'interno delle scuole, nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, è istituito un fondo denominato «Fondo per l'implemento degli educatori e dei pedagogisti nelle scuole», con una dotazione pari a 5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018. Ai maggiori oneri di spesa di cui al presente comma, pari a 5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004, così come modificato dal comma 625. 


  333-novies. All'attuazione delle disposizioni dei commi da 333-bis a 333-octies si provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Legge Iori passato in commissione. Ecco cosa cambia nel mondo dei servizi e nella società


Era il 30 luglio 2013. La legislatura era cominciata da pochi mesi ed andammo, Alessandro Prisciandaro, Paolo de Leo ed io, ad incontrare una deputata del Partito Democratico, docente universitario, Vanna Iori.



All'epoca non conoscevamo ancora questo ordinario di pedagogia divenuta deputato e certamente non avremmo potuto sapere di quanto questa legislatura avrebbe significato per i pedagogisti e gli educatori italiani. Eravamo tutti più giovani di 4 anni, io avevo parecchi capelli in più ed ero più magro. Dopo pochi mesi Iori avrebbe presentato una proposta di legge che ha rischiato di diventare legge per pochissimo. A pochi giorni dalla conclusione della legislatura, però, l'iter si è interrotto al Senato ad un passo dalla approvazione a seguito dei rilievi del Ministero della Sanità e un testo analogo a quello approvato in prima lettura alla Camera è stato presentato dal relatore della Legge finanziaria ed è entrato nel dell'articolato che la commissione passerà all'aula della Camera. Dato che in aula alla Camera il Governo apporrà la fiducia è plausibile pensare che il testo non sarà modificato ulteriormente, nè alla Camera nè - a maggior ragione - in seconda lettura al Senato.
Mancano diversi passaggio formali, ma possiamo dire che ce la abbiamo fatta!
Sulla base delle notizie in nostro possesso (testo dell'emendamento passato in commissione Bilancio non è ancora disponibile sul sito del Senato) possiamo cominciare a trarre alcune considerazioni

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E adesso che la legge è stata approvata, cosa ci si può aspettare che succeda?



La legge Iori (nel senso della Pdl a primo firmatario Vanna Iori attualmente in Senato come atto Senato 2443) si è fermata. Nel verbale del 19 dicembre della VII commissione del Senato il presidente fa presente che non è possibile procedere alla votazione in deliberante perchè il ministero della sanità si è opposto. Il piano B, costituito dal presentare gli stessi contenuti nella Legge di stabilità è funzionato (almeno per il momento) e adesso, nel testo licenziato in commissione, possiamo annunciare che è presente il testo che riconosce le professioni di pedagogista ed educatore professionale socio-pedagogico.

Innanzitutto, questo testo, passato in legge di stabilità 2018 come lo chiamiamo? Lo chiamiamo Legge Iori? Io dico di si, è giusto riconoscere a Vanna Iori il merito di aver perseguito con tenacia il risultato che oggi celebriamo. Dobbiamo ringraziare anche altri, che hanno lavorato affinchè questo risultato fosse raggiunto. Ma dire Legge Iori è riconoscere il ruolo di traino di una legge che cambia le cose.
Legge, Iori, quindi. Per dire "Grazie, Vanna".

Cosa cambia: la denominazione
Fino all'entrata in vigore della legge, l'unica denominazione definita con riserva professionale è l'educatore professionale ex Dm 520/98. Tutti gli altri sono genericamente "educatori" (o animatori, spicciafaccende, ecc).
Fino alla entrata in vigore della legge ci sono gli "educatori professionali" (i "sanitari") e ci sono gli "educatori" (gli sfigati, gli "altri").


Dall'entrata in vigore della Legge Iori in poi invece, le definizioni sottoposte a riserva sono quelle di educatore professionale socio-sanitario, educatore professionale socio-pedagogico e pedagogista
La denominazione di educatore professionale socio-sanitario va a sostituire quella dell'educatore professionale ex Dm 520/98 (il cosiddetto Decreto Bindi). Riportare la denominazione di "Educatore" a due articolazioni "socio-pedagogico" e "socio-sanitario") anche nel nome prende atto della situazione del "doppio educatore" introdotta dal decreto Bindi e manda in soffitta la prospettiva dell'"educatore unico e indivisibile" tanto caldeggiata dagli ambiti sanitari (l'educatore unico ormai è una prospettiva che non affascina più, ma dieci anni fa era quella che andava per la maggiore,e noi la contestavamo. Potete vedere sull'educatore unico un paio di video in proposito  da questo link e da questo.




Cosa cambia: il titolo di studio e la qualifica

La vera novità introdotta dalla Legge Iori riguarda i titolo di studio e la qualifica relativa. Per svolgere la professione di educatore professionale socioeducativo è necessaria la laurea L19; per svolgere la professione di pedagogista è necessaria la laurea magistrale Lm-57, Lm-50, Lm-85 e Lm-93.
Vengono istituite le tre qualifiche professionali di pedagogista, educatore professionale socio-pedagogico e educatore professionale socio-sanitario.

La Legge è costruita inoltre perchè tutti coloro che operavano in piena legittimità prima dell'entrata in vigore della Legge potessero continuare a lavorare.
Si vengono a creare quattro tipologie di situazioni:


  1. Gli educatori e i pedagogisti laureati: hanno il titolo di studio e la qualifica professionale
In via transitoria, po si distinguono tre categorie
  1. Coloro che hanno operato da educatori senza la laurea e  hanno svolto la professione per almeno 10 anni se hanno più di 50 anni e 20 anni se meno. In questo caso, e in via di sanatoria, si acquisisce automaticamente la qualifica ma non il titolo.
  2. Coloro che, privi della laurea hanno maturato almeno 3 anni di esperienza. In questo caso è previsto un anno integrativo di università per il conseguimento di 60 crediti aggiuntivi utili all'ottenimento della qualifica ma non del titolo, Rientra in questa tipologia anche coloro che siano privi di laurea e inquadrati in una pubblica ammnistrazione a prescindere dalla durata del lavoro e diplomati magistrali rientrano in questa categoria..
  3. Coloro che, privi della laurea, hanno maturato almeno 1 anni di esperienza, anche on continuativa. In questo caso è previsto che la legge non possa comportare rescissione dei contratti di lavoro in essere
Cosa cambia: sociale, sociosanitario, sanitario
In molti vecchi video avevo descritto l'annosa questione del doppio educatore.
Ora, in ambito educativo accade che specularmente al Dm 520/98 che riconosce l'educatore sanitario c'è una normativa contenuta della legge di stabilità 2018 che riconosce e tutela la professione dell'educatore sociale. In altre parole, l'attività educativa in una comunità alloggio per minori dovrà essere svolta con il solo titolo di studio abbinato alla qualifica di educatore professionale socio-pedagogico, la laurea in scienze dell'educazione.

Dall'entrata in vigore della legge di stabilità, quindi, se il sanitario resta appannaggio degli educatori sanitari, il sociale diventa esclusivo ambito di attività degli educatori socio-pedagogici. Il socio-sanitario merita una riflessione a parte. Va detto che nel testo che stava per essere approvato in senato il sociosanitario limitatatamente alle attività educative era incluso nelle attività dell'educatore socio-pedagogico. Nel testo dell'emendamento approvato ieri in commissione il sociosanitario sparisce (e probabilmente era questo il motivo della opposizione manifestata dal Ministero della sanità alla Pdl Iori). Va detto che la contemporanea discussione in Senato del Ddl Lorenzin potrebbe cambiare il quadro, ma ad oggi, senza altre modifiche, abbiamo un quadro in cui la funzione educatore professionale non è normata nel sociosanitario, e la funzione del pedagogista nè nel sociale, nè nel sociosanitario.




Cosa cambia: le novità in ambito lavorativo

Un primo aspetto che salterà subito agli occhi riguarda i concorsi per educatore e pedagogista. Mille volte abbiamo denunciato come i concorsi per pedagogista, ad esempio, venivano banditi per laureati con le lauree più fantasiose e quelli per educatore addirittura talvolta non prevedevano la laurea. Dall'entrata in vigore della legge questi concorsi dovranno essere riferiti ai titoli di studio e alle relative qualifiche.
Allo stesso modo progressivamente dovranno andare a ridefinirsi le procedure di autorizzazione e di accreditamento del sociale. In una struttura residenziale per minori, ad esempio, la funzione educativa dovrà essere assegnata all'educatore e al pedagogista. Sul versante dell'attività libero professionale, poi, ad esempio, sarà certamente oggetto di attenzione l'ambito della attività educativa con i bambini e i ragazzi con problemi di lettoscrittura: laddove pullulano tutor dsa con le formazioni più differenti, si aprono spazi di intervento per educatori e pedagogisti. Sempre in ambito libero professionale, ad esempio, i bandi per educatori e pedagogisti nell'ambito dei progetti Pon per esperti esterni da domani dovranno adeguarsi alla presente legge.
Meno scontato degli altri ma comunque altro altro ambito importante (e non solo di libera professione) sono le attività dei pedagisti nel settore dell'integrazione sociosanitaria, ad esempio nel campo dell'educazione alla salute

Una normativa, quella approvata oggi, che ha la funzione di migliorare i servizi educativi, a tutela degli utenti. E adesso, contaminiamo i servizi sociali!

sabato 16 dicembre 2017

Perchè la Pdl Iori, non può non passare

Come ho spiegato nel mio precedente post con dovizia di particolari, la prossima settimana la commissione VII è convocata con all'odg la possibilità di approvare la proposta di legge in  deliberante.
In questo caso  il voto in commissione costituirebbe l'approvazione definitiva del provvedimento. Tutti i gruppi in Senato hanno dato l'assenso. Grasso alle informazioni che abbiamo non si oppone (e manco potrebbe opporsi, il suo è un ruolo di garanzia, dovrebbe solo prendere atto).

A quanto ne sappiamo noi manca solo l'avallo del Governo, essenziale per la procedura della deliberante (come ho spiegato qui.

Potrebbe mai il Governo dire che non ha avuto il tempo di prendere in considerazione le esigenze di un corpo sociale di 250.000 elettori? Potrebbe mai il Governo esprimersi negativamente sul provvedimento, mortificando una categoria arrivata a 5 metri da un traguardo che persegue da decenni?

Io credo che proprio non sia nel novero delle possibilità che il provvedimento si fermi all'ultimo passo, soprattutto in un momento così importante sul piano elettorale, e  considerato che la maggioranza ha portato avanti il provvedimento finora (con l'avallo di alcune opposizioni) e che il Governo è espressione della stessa maggioranza a guida Partito Democratico.

venerdì 15 dicembre 2017

Pdl Iori: cosa succede nella settimana tra il 18 e il 21 dicembre

I 250.000 pedagogisti ed educatori italiani stanno aspettando di sapere cosa succederà alla pdl Vanna Iori che riconosce il loro lavoro educativo. Della pdl ho parlato in diversi articoli, tra cui questo, questo e questo. 

Sappiamo tutti che:
  • il 12 dicembre la V commissione ha dato il proprio assenso al testo della pdl Iori ed altri senza modifiche (il fatto che passasse senza modifiche al Senato era precondizione perchè non tornasse alla Camera) e il medesimo testo, 
  • la mattina del 13 dicembre (Santa Lucia) la VII commissione ha approvato gli articoli del testo in sede referente e ha chiesto di poter procedere in deliberante.
Cosa vuol dire che la commissione approva in deliberante?
Ai sensi del regolamento del Senato, è possibile che una commissione possa approvare in sede deliberante un provvedimento. Questa eventualità è prevista dall'articolo 72 della Costituzione al comma 2. In concreto, quando la commissione vota una legge in sede deliberante, si istituisce una procedura speciale attraverso la quale accade che votino al posto dell'aula nel suo complesso soltanto una porzione dei senatori, quelli che sono membri di una determinata commissione. Nel nostro caso, invece che il 315 senatori + i senatori a vita voterebbero la pdl i soli 25 componenti della VII commissione del Senato. Diversamente, invece, il provvedimento, una volta vagliato dalla commissione VII dovrebbe andare in aula (e i tempi chissà se ci sono).

Il caso che un provvedimento passi dalla sede referente a quella deliberante è normato dall'articolo 37 del regolamento del Senato che prevede che perchè la sede della commissione passi da referente a deliberante "il Presidente del Senato, quando ne faccia richiesta la Commissione unanime e il Governo dia il proprio assenso, ha facolta` di trasferire in sede deliberante o redigente un disegno di legge precedentemente deferito alla Commissione in sede referente".
Quindi serve che:
  1. la commissione ne faccia richiesta (fatto, in data 13 dicembre), ma non basta, serve che...
  2. ... la commissione ne faccia richiesta in maniera unanime (in sede di approvazione in commissione del provvedimento il presidente della commissione aveva precisato che avrebbe inoltrato richiesta di deliberante al presidente Grasso "ove fosse acquisito l'assenso dei Gruppi non presenti" nella seduta del 13 dicembre. Quindi: se anche soltanto un senatore si opporrà alla deliberante il presidente del Senato non potrà aprovarne la richiesta
  3. il Governo deve dare il proprio assenso
Il presidente del Senato se ricorrono le tre condizioni può trasferire il provvedimento in sede deliberante.
Ora, per capire come è andata la votazione il 13 dicembre è utilissimo lo schema preparato dal collega Samuele Amendola del Consiglio nazionale dell'Apei che riporto a margine.
Nella sostanza, dei 25 componeti, ne erano presenti 16. Tutti i 16 presenti hanno dichiarato parere favorevole alla deliberante  durante la seduta delle 8.30, mentre i 9 assenti dovranno dare il proprio assenso. 

Nella seduta del pomeriggio del 13 dicembre il presidente ha comunicato che "è pervenuto l'assenso di tutti i Gruppi al trasferimento in sede deliberante del disegno di legge n. 2443, il cui esame si è concluso questa mattina in sede referente, senza modifiche rispetto al testo approvato dalla Camera dei deputati. Riferisce quindi che è stata formalmente inoltrata alla Presidenza del Senato la richiesta di trasferimento di sede, ai sensi dell'articolo 37 del Regolamento". Ciò significa che il presidente del Senato potrà attribuire la deliberante alla VII commissione. 

Non è irrilevante sottolineare che la senatrice Petraglia (Mdp) e la senatrice Montevecchi (M5S), nella seduta del giorno successivo abbiano voluto intervenire per precisare che non c'è nessuna intenzione da parte dei loro gruppi a bloccare l'iter del provvedimento, iter che a loro parere - e manco posso dar loro tutti i torti - è stato bloccato dalla maggioranza in Senato e non dall'opposizione.

Cosa succederà adesso?
Non abbiamo ancora notizia del parere del Governo, che credo verrà formalizzato in commissione. Ma non saremmo arrivati fin qui per avere un parere negativo del Governo. Ora, le prossime occasioni utili per votare il provvedimento in deliberante sono le convocazioni del 19 dicembre alle 14, del  20 dicembre  alle 8.30 e del 21 dicembre alle 08.30. In tutti e tre i casi la VII commissione è convocata in sede deliberante.

lunedì 11 dicembre 2017

Pdl Iori, il 12 dicembre si decide il nostro futuro

Il processo di approvazione della Pdl s.2443 potrebbe essere arrivata ad un punto di svolta. Come ormai anche le pietre sanno, la proposta di legge di iniziativa parlamentare a prima firma dell'Onorevole Vanna Iori giace al Senato da oltre un anno. Nel nostro ordinamento, perchè una proposta di legge diventi legge deve essere approvata da entrambi i rami del Parlamento, e se interviene una modifica tocca che torni indietro perchè in entrambe le camere venga approvato esattamente lo stesso testo. Questo meccanismo prende il nome di navetta parlamentare.

Cosa è accaduto negli ultimi giorni.

Ora, come saprete, nella scorsa riunione della commissione VII del 5 dicembre la relatrice, la senatrice Puglisi (Partito Democratico), aveva dichiarato di ritirare tutti gli emendamenti presentati per agevolare il processo di approvazione della legge. Il ragionamento di Puglisi era: dato che la conclusione della legislatura si avvicina non c'è più tempo perchè la pdl torni alla Camera in terza lettura. La pdl, o sarebbe passata così come era, o non sarebbe mai diventata legge.
Lo scioglimenti delle Camere, a quanto riferiscono i commentatori politici più accreditati, dovrebbe avvenire subito dopo Natale (27, 28 o 29 dicembre).
La medesima cosa (ritirare gli emendamenti) aveva fatto in commissione la senatrice Blundo e nei giorni successivi la stessa Blundo aveva comunicato su Facebook che la senatrice Serra, sempre del gruppo del Movimento 5 Stelle avrebbe ritirato i propri.

Cosa accade domani, 12 dicembre

Il 12 dicembre è convocata alle 10.30 del mattino la commissione V (bilancio) e alle 14.30 la commissione VII (istruzione pubblica, beni culturali) del Senato.
Vanna Iori ha annunciato che la ragioneria generale dello Stato ha apposto la "bollinatura" sulla relazione del Mef sulla proposta di legge. Questo passaggio è indispensabile perchè il provvedimento venga approvato, in quanto Ministero e Ragioneria devono esprimersi sul fatto che le coperture di ogni provvedimento siano effettivamente quelle previste dalla legge.
Relazione e bollinatura alla mano, la commissione bilancio dovrebbe dare il definitivo ok al testo ereditato dalla Camera, qualora passasse senza ulteriori emendamenti.
Alle 14.30 si riunisce la commissione cultura del Senato. Il fatto che - dopo il ritiro da parte della relatrice, che era precondizione perchè il percorso riprendesse - il Movimento 5 stelle abbia ritirato i propri emendamenti è un dato politico importante. Qualora nessuno senatore della commissione bilancio si opponesse, la commissione potrebbe approvare in sede deliberante il provvedimento. In questo caso la pdl non dovrebbe più andare in aula, ma diverrebbe Legge dello Stato con l'approvazione in commissione.

Riepilogando

1. Se non passa in commissione V ci possiamo scordare la Pdl Iori
2. Se non passa in commissione VII ci possiamo scordare la Pdl Iori
3. Se anche un solo senatore si oppone il provvedimento passa l'esame della commissione in sede referente e va in aula per l'approvazione
4. Se c'è un accordo politico da parte di tutti, il provvedimento potrebbe passare il vaglio della commissione in deliberante.


giovedì 7 dicembre 2017

Il 4 dicembre in piazza Vidoni qualcosa di permanente è cambiato

Il 4 dicembre in piazza Vidoni si è vista plasticamente una trasformazione dei pedagogisti e degli educatori italiani che si è consumata negli ultimi 15 anni; un processo che ci vede radicamente trasformati al suo esito. Quello che è accaduto il 4 dicembre è qualcosa di più di una manifestazione, Il 4 dicembre è nata una categoria, che assume un ruolo sociale e si fa soggetto politico.

Non è un fatto scontato, ed è un fatto nuovo per noi. Quanto all’inizio degli anni 2000 mi iscrissi a scienza dell’educazione una delle cose che più mi lasciamo stupito quando mi introducevo ad un percorso universitario di scienze dell’educazione era la bassissima consapevolezza diffusa da parte degli studenti su dove si trovassero e su quale ruolo sociale stessero andando a ricoprire. La medesima ignoranza era presente tra i docenti universitari. Ma quello che più mi stupì nell’affacciarmi al mondo della professione era che lo stesso mondo dei professionisti viveva di questa mancanza di identità. Mi apparve, quindi, subito evidente come non era possibile ottenere un riconoscimento normativo della professione senza essere professione, senza essere corpo sociale. Il 4 dicembre, in piazza, abbiamo fotografato insieme quanta strada abbiamo fatto nel frattempo.

In primo luogo eravano tutti, tutte le generazioni coinvolte. Eravamo studenti universitari, persone neolaureate che non lavorando ancora, persone che lavorano, pedagogisti ed educatori in servizio, pedagogisti ed educatori in pensione.
Quando ho cominciato la mia azione di rappresentanza politico – professionale la strada per mobilitare le persone era coinvolgere gli studenti e la loro voglia di protagonismo. Oggi l’Apei - ma, credo, tutto il mondo della pedagogia professionale - è una associazione di studenti e professionisti. E in piazza, il 4 dicembre, c’erano principalmente professionisti: persone di 30, 40, 50, 60 anni che chiedevano con forza l’approvazione della legge al Senato.
Questa trasversalità non è scontata. È difficilissimo muovere chi lavora: In un giorno feriale, molti di noi hanno dovuto chiedere una giornata di permesso per spostarsi da Napoli, Milano, Verona, Lecce, Bari, Taranto, Modena.
Certo, la motivazione forte ha aggregato, ma è riuscita ad essere aggregante in virtù di una coscienza di ceto sociale che si è andata generando in questi anni.

In secondo luogo era presente tutto il mondo della rappresentanza di categoria. Nessuna delle sigle del mondo della pedagogia professionale che meriti nota era assente. In più c’erano gli studenti – per di più con un momento ad hoc organizzato con loro e per loro presso Roma Tre – e c’erano i docenti universitari. Non è scontato, di per sé non è sufficiente neanche una pdl – pur importante come la Iori – per smuovere le persone e per attivare il processo popolare che abbiamo visto nella categoria in quei giorni.

In terzo luogo, eravamo presenti con - in piazza - dei rappresentanti istituzionali. Non mi pare secondario che fossero presenti in piazza una deputata (Santerini) e una senatrice (Blundo), una della maggioranza e una dell’opposizione; che l’onorevole Iori ci seguisse con simpatia a distanza e che un secondo deputato (Arturo Scotto) ci abbia invitato ad andarlo a trovare quella mattina stessa alla Camera
.
Cogliere i segni dei tempi, leggere il cambiamento che sta avvenendo nella nostra categoria è sicuramente il compito che abbiamo in questo momento.


Il 4 dicembre abbiamo scoperto che da 4 sfigati su Facebook si può fare il salto. Da sfigati all'essere, percepirsi ed essere percepiti ceto sociale. Questo non ce lo toglieranno, in qualunque modo possa andare l’iter della proposta di legge in commissione.

mercoledì 6 dicembre 2017

Il 4 dicembre qualcosa di permanente è cambiato nel mondo dei pedagogisti e degli educatori

Il 4 dicembre in piazza Vidoni si è vista plasticamente una trasformazione dei pedagogisti e degli educatori italiani che si è consumata negli ultimi 15 anni; un processo che ci vede radicamente trasformati al suo esito. Quello che è accaduto il 4 dicembre è qualcosa di più di una manifestazione, Il 4 dicembre è nata una categoria, che assume un ruolo sociale e si fa soggetto politico.

Non è un fatto scontato, ed è un fatto nuovo per noi. Quanto all’inizio degli anni 2000 mi iscrissi a scienza dell’educazione una delle cose che più mi lasciamo stupito quando mi introducevo ad un percorso universitario di scienze dell’educazione era la bassissima consapevolezza diffusa da parte degli studenti su dove si trovassero e su quale ruolo sociale stessero andando a ricoprire. La medesima ignoranza era presente tra i docenti universitari. Ma quello che più mi stupì nell’affacciarmi al mondo della professione era che lo stesso mondo dei professionisti viveva di questa mancanza di identità. Mi apparve, quindi, subito evidente come non era possibile ottenere un riconoscimento normativo della professione senza essere professione, senza essere corpo sociale. Il 4 dicembre, in piazza, abbiamo fotografato insieme quanta strada abbiamo fatto nel frattempo.

In primo luogo eravano tutti, tutte le generazioni coinvolte. Eravamo studenti universitari, persone neolaureate che non lavorando ancora, persone che lavorano, pedagogisti ed educatori in servizio, pedagogisti ed educatori in pensione.
Quando ho cominciato la mia azione di rappresentanza politico – professionale la strada per mobilitare le persone era coinvolgere gli studenti e la loro voglia di protagonismo. Oggi l’Apei - ma, credo, tutto il mondo della pedagogia professionale - è una associazione di studenti e professionisti. E in piazza, il 4 dicembre, c’erano principalmente professionisti: persone di 30, 40, 50, 60 anni che chiedevano con forza l’approvazione della legge al Senato.
Questa trasversalità non è scontata. È difficilissimo muovere chi lavora: In un giorno feriale, molti di noi hanno dovuto chiedere una giornata di permesso per spostarsi da Napoli, Milano, Verona, Lecce, Bari, Taranto, Modena.
Certo, la motivazione forte ha aggregato, ma è riuscita ad essere aggregante in virtù di una coscienza di ceto sociale che si è andata generando in questi anni.

In secondo luogo era presente tutto il mondo della rappresentanza di categoria. Nessuna delle sigle del mondo della pedagogia professionale che meriti nota era assente. In più c’erano gli studenti – per di più con un momento ad hoc organizzato con loro e per loro presso Roma Tre – e c’erano i docenti universitari. Non è scontato, di per sé non è sufficiente neanche una pdl – pur importante come la Iori – per smuovere le persone e per attivare il processo popolare che abbiamo visto nella categoria in quei giorni.

In terzo luogo, eravamo presenti con - in piazza - dei rappresentanti istituzionali. Non mi pare secondario che fossero presenti in piazza una deputata (Santerini) e una senatrice (Blundo), una della maggioranza e una dell’opposizione; che l’onorevole Iori ci seguisse con simpatia a distanza e che un secondo deputato (Arturo Scotto) ci abbia invitato ad andarlo a trovare quella mattina stessa alla Camera
.
Cogliere i segni dei tempi, leggere il cambiamento che sta avvenendo nella nostra categoria è sicuramente il compito che abbiamo in questo momento.
Il 4 dicembre abbiamo scoperto che da 4 sfigati su Facebook si può fare il salto. Da sfigati all'essere, percepirsi ed essere percepiti ceto sociale. Questo non ce lo toglieranno, in qualunque modo possa andare l’iter della proposta di legge in commissione.