mercoledì 19 luglio 2017

Con Francuccio Gesualdi a scuola di consumo e cittadinanza



"Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, non ho punti debiti verso di voi, ma solo crediti. Verso l’Eda invece ho solo debiti e nessun credito. Traetene le conseguenze sia sul piano affettivo che su quello economico [...]. Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, non è vero che non ho debiti verso di voi. L’ho scritto per dar forza al discorso! Ho voluto più bene a voi che a Dio. Ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo”.

Scriveva così don Milani, il priore di Barbiana, gli ultimi giorni prima di morire, nel giugno del 1967. Gli scritti del Priore hanno segnato tutto il mio percorso formativo. Non vi dico che emozione quando a Barbiana ho rivisto gli interni della canonica, o la piscina che fece costruire per consentire ai montanari di fare il bagno!
E con don Milani mi hanno accompagnato quei due ragazzi. Michele e Francesco. Michele, sindacalista in Cisl per una vita e poi, più di recente, presidente della provincia di Firenze. Francuccio, che qualcuno di voi ricorderà di ritorno dall'Africa nella serie su don Milani con Pietro Castellitto, oggi è direttore del centro nuovo modello di sviluppo, impegnato sui temi del consumo sostenibile, della remissione del debito nei paesi in via di sviluppo, dell'acqua pubblica.

E' una grande emozione per me ogni volta che ascolto quel signore quasi settantenne, l'ex adolescente che contribuiva alla scrittura collettica di lettera ad una professoressa insieme a tutti i ragazzi intorno a don Milani. Vorrei condividere con voi questa bella notizia: Francesco Gesualdi sarà con noi il prossimo 20 luglio, al termine del progetto Iamm, con capofila il Movi provinciale e cui le Acli di Napoli collaborano. Con Gesualdi parleremo di consumo critico, economia del benessere e sobrietà. Proveremo a prospettare un impegno nella nostra città metropolitana di Napoli, insieme alle imprese e ai cittadini che hanno a cuore il proprio ruolo sociale e la propria responsabilità sociale di impresa.

Sabato pomeriggio, alle 17.30 cominceremo a sperimentare una pista di impegno concreto e di "voto con il portafoglio" a Sant'Anastasia, presso l'orto conviviale. Potete trovare maggiori informazioni da questo post.

Ed ecco di seguito un intervento di  Francesco Gesualdi su questi temi








lunedì 17 luglio 2017

A Napoli arriva il cash mob etico


E' possibile cambiare la le cose attraverso il consumo. Le Acli insieme alla rete Next, Nuova economia per tutti, nell'ambito del progetto "Seminiamo diritti" hanno promosso una serie di eventi territoriali per sostenere alcune aziende che rappresentano economia sostenibile, responsabilità sociale, lavoro dignitoso.

Sabato 22 luglio saremo a S.Anastasia presso L'orto conviviale dell'Iron Bridge, con Miriam, la padrona di casa e gli amici del Mulino di Gragnano.

Le imprese si racconteranno, sarà possibile assaggiarne i prodotti, visitare l'orto conviviale: perchè essere cittadini è anche votare con il portafoglio e il consumo è una potente leva di trasformazione del sistema economico e sociale!
Vi aspettiamo!


Appuntamento sabato 22 luglio a partire dalle 17.30 a Sant'Anastasia in via Macedonia, 16!

Verità e giustizia per Ibrahim: l'appello dell'Ex Opg

Pubblichiamo e rilanciamo un appello dell'ex Opg occupato "Je so' Pazzo" di Napoli, cui le Acli Napoli hano aderito.

Per aderire e per informazioni sull'evoluzione dei fatti narrati e  sulle nuove adesioni info su  http://jesopazzo.org/index.php/blog/451-appello-verita-e-giustizia-per-ibrahim

I giovani delle Acli di Napoli alla manifestazione che riprende
i temi dell'appello lo scorso 12 luglio
Ibrahim Manneh aveva 24 anni, era nato in Costa d’Avorio, era cresciuto in Gambia e da anni viveva qui a Napoli. Ibrahim è morto nella notte tra il 9 e il 10 Luglio di malasanità e di razzismo. I suoi amici, i suoi familiari, i suoi compagni, non sanno ancora come sia stato possibile morire così. Eppure, ciò che ha ucciso Ibrahim non è frutto del caso: il semplice racconto delle sue ultime 24 ore di vita è esemplare dello stato attuale di questo Paese, del clima di odio e di indifferenza all’interno del quale vogliono gettarci,  di un sistema ingiusto e spietato dove i diritti più elementari vengono negati.

Scriviamo questo appello per mandare un messaggio chiaro: non possiamo far finta di niente, riteniamo sia doveroso far emergere tutta la verità sulle ultime ore di vita di Ibrahim e che venga fatta giustizia perché quanto successo non accada più.

Ibrahim se n’è andato tra sofferenze indicibili. Il suo calvario è iniziato la mattina del  9 luglio, quando ha cominciato ad accusare forti dolori addominali e si è recato all’ospedale Loreto Mare, che lo ha rimandato a casa dopo un’iniezione senza visitarlo con adeguata attenzione . Immediatamente dopo le condizioni di Ibrahim sono peggiorate,  e ha incontrato solo altri ostacoli; l’ostilità del tassista a cui ha chiesto di essere accompagnato nuovamente in ospedale e da cui si è sentito rispondere un no secco. Per trasportarlo, dicevano, c’era bisogno di un fantomatico “permesso della polizia”, solo perché Ibrahim era nero. L’attesa interminabile delle ambulanze del 118 e della guardia medica che non sono mai giunte. L’omissione di soccorso delle forze dell’ordine che davanti alle richieste di aiuto non hanno battuto ciglio tirando diritto con indifferenza. Ibrahim è morto subito dopo essere arrivato finalmente in ospedale dopo essere stato portato in spalla dai suoi amici fino alla guardia medica, dopo un’attesa interminabile in condizioni critiche. Da quel momento suo fratello e gli amici non hanno ricevuto informazioni per quasi 10 ore. I medici si sono rifiutati di parlargli.

Il diritto alla salute, in questo paese, è sempre più un miraggio per una fascia di popolazione in costante aumento, quella più povera e bisognosa che non riesce a permettersi cure adeguate. Ibrahim, senza ombra di dubbio alcuno, è stato vittima di malasanità ma anche e soprattutto del razzismo più subdolo e invisibile di questa società, quello che si esercita tra le file della burocrazia e degli uffici pubblici. Perché era nero, povero, senza qualcuno che potesse garantire, intercedere, per lui.  Ibrahim rischia ancora, da morto, di essere nuovamente vittima di un’ingiustizia, del tentativo di insabbiare la verità.

Ibrahim non aveva santi in paradiso, la sua storia non fa gola, e anzi rischia di mettere in pericolo, di gettare ombre su ruoli di responsabilità e dirigenza. È difficile, ma dobbiamo provarci. Non solo perché lo dobbiamo a lui e ai suoi cari, ma perché dobbiamo avere la pretesa che il destino che gli è toccato non colpisca più nessuno. Per farlo abbiamo bisogno di voi: della parte della società più integra e sana, quella che ancora non si sente assuefatta al generale clima di sfiducia e depressione del paese, che ha a cuore la verità, che cerca di restare umana.

Chiediamo di sottoscrivere questo testo, di diffonderlo, di schierarvi. Chiediamo con forza che la storia di Ibra non venga dimenticata, che le Istituzioni preposte si preoccupino di fare emergere la dinamica in cui Ibrahim se n’è andato, le responsabilità, le mancanze. Non è un paese civile quello che accetta che razzismo e malasanità possano mietere vittime impunemente. 

VERITA’ E GIUSTIZIA PER IBRAHIM!