mercoledì 21 agosto 2019

Assistenza all'autonomia e alla comunicazione, riepiloghiamo

Un video Apei di qualche giorno fa ha funzionato da sasso nello stagno, scatenando una marea di polemiche su di una legittima e persino ovvia posizione dell'Apei sulle attività di assistenza all'autonomia e alla comunicazione.
La questione è vecchia, e ce ne occupiamo da tempo, non ultima l'iniziativa dell'Apei siciliana indirizzata alla città metropolitana di Messina.

Banalmente: riteniamo che le funzioni di assistenza all'autonomia e alla comunicazione debbano essere riferite al profilo professionale dell'educatore professionale sociopedagogico. Si tratta della soluzione più naturale e più ragionevole.

Perché:
  1. L'assistente all'autonomia e alla comunicazione non esiste come professione autonoma. Ad oggi, almeno. I riferimenti normativi che alcuni citano (Il Dpr 616/77 e la Legge 104/92) non parlano di una figura professionale, ma del servizio di assistenza. Non esiste una qualifica professionale o un profilo di assistente alla comunicazione nella normativa nazionale. Chiaro?
  2. L'educatore professionale - al contrario - è una qualifica professionale, e c'è una legge che ne definisce la riserva professionale, la Legge 205/2017, art. 1, cc. 594 - 602.
  3. Argomentare che, a normativa vigente non c'è un chiaro ed inequivocabile collegamento tra l'educatore professionale sociopedagogico e il servizio di assistenza all'autonomia e alla comunicazione significa scoprire l'acqua calda. Qui stiamo argomentando una valutazioen politico - professionale precisa, fondata sulla normativa vigente. E cioè che per svolgere la professione connessa all'attività di assistenza all'autonomia e alla comunicazione la cosa più ragionevole è che questa sia ricompresa nella qualifica di educatore professionale sociopedagogico perché è ciò che di più affine esiste nel nostro ordinamento. Nell'ambito delle professioni sociali (l'assistente sociale, l'operatore sociosanitario, ecc) non esiste niente di analogo. Lo psicologo non lo cito proprio, perché lo psicologo è una professione sanitaria
  4. In questo momento storico, attuazione della delega contenuta nell'articolo 3 del Dlgs 66 come modificato dal Governo Conte è possibile riordinare una materia che tradizionalmente era assai disordinata. Basta che la conferenza unificata stabilisca un chiaro nesso, con l'educatore professionale sociopedagogico e definisca un quadro di percorsi di formazione post lauream (in particolare per quanto concerne i bisogni delle persone cieche e sorde). Forse lo stesso risultato sarebbe ottenibile con ricorsi di volta in volta sui bandi e sugli atti regionali che definiscono la formazione, ma è una strada molto lunga e costosa.
  5. Infine, se coloro che lavorano come assistenti venissero considerati educatori nessuno verrebbe licenziato perché siamo ancora in vigenza della sanatoria di cui alla Legge 205/2017, alla quale molti assistenti all'autonomia e alla comunicazione hanno pure già aderito. 
Che aspettate?

martedì 13 agosto 2019

Elenchi speciali. Conviene?


L'Apei, per venire incontro alle esigenze degli educatori professionali sociopedagogici che operano nel sociosanitario e che intendono fare domanda di iscrizione negli elenchi speciali ha attivato uno sportello Whatsapp per richiedere informazioni e gestire la fase di iscrizione.
Per accedere allo sportello si invia un messaggio whatsapp al 3515674449 e da li si viene inseriti in un gruppo Whatsapp per ambito territoriale. Sto gestendo quindi decine di richieste di iscrizione, con le domande più disparate, compreso la domande delle domande: conviene fare domanda per l'elenco speciale?
Anche perché purtroppo, c'è chi pesca nel torbido, e continua a paventare l'esercizio abusivo della professione che non c'è e altre amenità del genere. 
Io a chi mi chiede se conviene rispondo così.



La Legge 205  prevede che con la laurea in scienze dell'educazione sia possibile operare nel sociosanitario. Quindi esistono una professione sociosanitaria e una professione che può operare nel sociosanitario. In questo momento quale sia la differenza solo Dio lo sa.



Quindi, se hai il diritto di accedere in via di sanatoria (i requisiti sono definiti dal Decreto ministeriale del 9 agosto) potresti valutare di darti questa ulteriore opportunità, fermo restando che il tuo posto di lavoro è garantito dalla Legge 205/2017, art. 1 c. 594, come modificato dalla L. 145/2018, art. 1, c. 514.



Ovviamente, in questo caso, ti accolli tutte le rotture di palle del caso: il balzello di iscrizione, l'obbligo di fare la formazione che decide l'ordine e chissà quanti altri lacci e lacciuoli che questi geni che hanno voluto l'albo hanno deciso di imporre ai loro colleghi.
Però è una opportunità in più.
In bocca al lupo.

lunedì 12 agosto 2019

Un modello di dichiarazione aggiuntiva per iscriversi all'albo dei Ctu del tribunale

Grazie ad Annamaria Barbieri, con la quale abbiamo redatto questo modello di autodichiarazione.


Il/la sottoscritto/a ........................., nato/a a ...………………. (Prov…...) il………………..., C.F. ………………………………., residente in ……………………... (Na) - c.a.p. ……………… - Via ………………………………………., 

DICHIARA

- di svolgere la professione di …………………………………..compresa nell'ambito delle professioni non organizzate in ordini o collegi ai sensi della Legge 4/2013; - che la professione di ……………………………………, come regolamentato dalla Legge 205/2017, art. 1, cc. 594 – 601 e dalla legge 145/19 art. 1, comma 517, rientrando tra le professioni non ordinistiche, non  prevede l'obbligo di iscrizione ad albi o collegi; - di essere regolarmente iscritta (n. di iscrizione ……...) all'associazione di categoria APEI (Associazione Pedagogisti Educatori Italiani), iscritta nella II SEZIONE dell’Elenco MISE delle associazioni che rilasciano attestato di qualità, ai sensi della legge n.4/2013 .
Consapevole delle sanzioni penali per le false attestazioni e per le mendaci dichiarazioni previste dall'art.76 del D.P.R. 445/2000 sotto la propria responsabilità.
                                                                                                                                Firma

venerdì 9 agosto 2019

Lo statuto della professione di educatore professionale e pedagogista

LEGGE 205, COMMI 594 - 601
GAZZETTA UFFICIALE N. 302 DEL 29.12.2017
ENTRATA IN VIGORE 1.1.2018, MODIFICATA DALLA LEGGE 145/2018, ART. 1, COMMA
(in rosso l'integrazione della Legge 145/2018)


594. L'educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista
operano nell'ambito educativo, formativo e pedagogico, in rapporto a
qualsiasi attivita' svolta in modo formale, non formale e informale,
nelle varie fasi della vita, in una prospettiva di crescita personale
e sociale, secondo le definizioni contenute nell'articolo 2 del
decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, perseguendo gli obiettivi
della Strategia europea deliberata dal Consiglio europeo di Lisbona
del 23 e 24 marzo 2000. Le figure professionali indicate al primo
periodo operano nei servizi e nei presidi socio-educativi e
socio-assistenziali, nei confronti di persone di ogni eta',
prioritariamente nei seguenti ambiti: educativo e formativo;
scolastico; socio-assistenziale, limitatamente agli aspetti
socio-educativi, nonché, al fine di conseguire risparmi di spesa, nei servizi e nei presidi sociosanitari e della salute limitatamente agli aspetti socioeducativi; della genitorialita' e della famiglia; culturale;
giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell'integrazione e
della cooperazione internazionale. Ai sensi della legge 14 gennaio
2013, n. 4, le professioni di educatore professionale
socio-pedagogico e di pedagogista sono comprese nell'ambito delle
professioni non organizzate in ordini o collegi. 

595. La qualifica di educatore professionale socio-pedagogico e'
attribuita con laurea L19 e ai sensi delle disposizioni del decreto
legislativo 13 aprile 2017, n. 65. La qualifica di pedagogista e'
attribuita a seguito del rilascio di un diploma di laurea abilitante
nelle classi di laurea magistrale LM-50 Programmazione e gestione dei
servizi educativi, LM-57 Scienze dell'educazione degli adulti e della
formazione continua, LM-85 Scienze pedagogiche o LM-93 Teorie e
metodologie dell'e-learning e della media education. Le spese
derivanti dallo svolgimento dell'esame previsto ai fini del rilascio
del diploma di laurea abilitante sono poste integralmente a carico
dei partecipanti con le modalita' stabilite dalle universita'
interessate. La formazione universitaria dell'educatore professionale
socio-pedagogico e del pedagogista e' funzionale al raggiungimento di
idonee conoscenze, abilita' e competenze educative rispettivamente
del livello 6 e del livello 7 del Quadro europeo delle qualifiche per
l'apprendimento permanente, di cui alla raccomandazione 2017/C 189/03
del Consiglio, del 22 maggio 2017, ai cui fini il pedagogista e' un
professionista di livello apicale. 

596. La qualifica di educatore professionale socio-sanitario e'
attribuita a seguito del rilascio del diploma di laurea abilitante di
un corso di laurea della classe L/SNT2 Professioni sanitarie della
riabilitazione, fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui
al decreto del Ministro della sanita' 8 ottobre 1998, n. 520. 

597. In via transitoria, acquisiscono la qualifica di educatore
professionale socio-pedagogico, previo superamento di un corso
intensivo di formazione per complessivi 60 crediti formativi
universitari nelle discipline di cui al comma 593, organizzato dai
dipartimenti e dalle facolta' di scienze dell'educazione e della
formazione delle universita' anche tramite attivita' di formazione a
distanza, le cui spese sono poste integralmente a carico dei
frequentanti con le modalita' stabilite dalle medesime universita',
da intraprendere entro tre anni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, coloro che, alla medesima data di entrata in vigore,
sono in possesso di uno dei seguenti requisiti: 
a) inquadramento nei ruoli delle amministrazioni pubbliche a
seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo
di educatore; 
b) svolgimento dell'attivita' di educatore per non meno di tre
anni, anche non continuativi, da dimostrare mediante dichiarazione
del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell'interessato ai
sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445; 
c) diploma rilasciato entro l'anno scolastico 2001/2002 da un
istituto magistrale o da una scuola magistrale.

598. Acquisiscono la qualifica di educatore professionale
socio-pedagogico coloro che, alla data di entrata in vigore della
presente legge, sono titolari di contratto di lavoro a tempo
indeterminato negli ambiti professionali di cui al comma 594, a
condizione che, alla medesima data, abbiano eta' superiore a
cinquanta anni e almeno dieci anni di servizio, ovvero abbiano almeno
venti anni di servizio. 

599. I soggetti che, alla data di entrata in vigore della presente
legge, hanno svolto l'attivita' di educatore per un periodo minimo di
dodici mesi, anche non continuativi, documentata mediante
dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione
dell'interessato ai sensi del testo unico di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, possono
continuare ad esercitare detta attivita'; per tali soggetti, il
mancato possesso della qualifica di educatore professionale
socio-pedagogico o di educatore professionale socio-sanitario non
puo' costituire, direttamente o indirettamente, motivo per la
risoluzione unilaterale dei rapporti di lavoro in corso alla data di
entrata in vigore della presente legge ne' per la loro modifica,
anche di ambito, in senso sfavorevole al lavoratore. 

600. L'acquisizione della qualifica di educatore socio-pedagogico,
di educatore professionale socio-sanitario ovvero di pedagogista non
comporta, per il personale gia' dipendente di amministrazioni ed enti
pubblici, il diritto ad un diverso inquadramento contrattuale o
retributivo, ad una progressione verticale di carriera ovvero al
riconoscimento di mansioni superiori. 

601. All'attuazione delle disposizioni dei commi da 594 a 600 si
provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali
disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.