domenica 29 marzo 2020

Pillole di educazione familiare. La raccolta dei video-consigli ai tempi del coronavirus

Pillola numero uno. Distribuire i compiti a casa


martedì 24 marzo 2020

Coronavirus: che conseguenze per il mondo dell'educazione, dell'istruzione e della formazione?

Quello che è certo è che qualcosa cambierà. E cambierà in maniera - se non permanente - di lunga durata. 
Perché non basterà contenere il diffondersi dell'epidemia: il virus resta lì, e aspetta solo che usciamo di  casa. 
Le autorità stanno cercando di contenere il danno per il sistema sanitario e l'esplosione del numero di morti, e forse ci stanno riuscendo per buona parte d'Italia; dal canto nostro, noi che non abbiamo responsabilità pubbliche usiamo il tempo per immaginare - e costruire -  il futuro. 
Per cortesia, niente pensiero magico: del tipo "andrà tutto bene". Andrà tutto bene un cazzo, muoiono 600 persone al giorno, interi paesini si sono decimati e moriranno migliaia e migliaia di persone ancora. Interi territori per decenni necessiteranno di riprendersi dallo shock e ragioneranno di "prima" e "dopo" l'infezione come si dice "prima" e "dopo" del terremoto dell'Irpinia. 

Bisogna che ci ripensiamo come professionisti dell'educazione: educatori,  pedagogisti, consulenti, coordinatori e organizzatori dei servizi educativi, sociali o sociosanitari. Bisogna che facciamo lo sforzo di declinare al futuro noi, i nostri servizi, i nostri utenti e i professionisti con cui ci relazioniamo.

Lo scenario più probabile è che le scuole non riaprano e che restino chiuse per mesi fino quasi all'estate. In ogni caso per tutto il 2020 e fino alla comparsa di una terapia risolutiva o di un vaccino ci toccheranno misure di distanziamento sociale e chiusure (alternate a riaperture a quanto sembra intuire) delle scuole e dei servizi sociali e sociosanitari fino a quarantene forzate come quella che stiamo vivendo.

E' plausibile che nei servizi saremo tenuti ad utilizzare dispositivi di protezione individuale. Cosa possa possa voler dire questo sulle relazioni è un interrogativo cui è difficile rispondere. Dovremo imparare a gestire la relazione dentro questa bolla allargata determinata dalla protezione dal contagio.
Quale effetto questi strumenti abbiano sulla relazione con l'utente è un interrogativo cui è oggettivamente difficile rispondere, ed è difficile immaginare che protetti come se si fosse in una zona contaminata la relazione non abbia contraccolpi e si svolga come se i dispositivi di protezione individuale non ci fossero. Bisogna aprire una riflessione su questo nuovo contesto in cui esercitare professionalità. 
A scuola. Non c'è stato il tempo - e non vedo manco la consapevolezza del bisogno tra i docenti per la verità - di avviare una riflessione a tutto tondo sulla didattica a distanza. Una riflessione che parta dai principi e passi attraverso gli ideali, i fini, gli strumenti e i metodi della didattica. Per esempio trovo assurdo che i dipartimenti e gli organi collegiali siano stati pochissimo convocati, per prendere decisioni condivise. Non bastano le chat. Fatevi aiutare, mettetevi in discussione. Non è solo un problema di usare degli strumenti telematici, va ripensato tutto l'agire didattico.
Presidi, battete un colpo. Non siete solo il direttore del personale, non siete solo il presidio degli strumenti economici ed organizzativi. Siete anche e in primo luogo il riferimento scientifico della qualità dell'istruzione dell'istituzione scolastica che dirigete. Serve che facciate qualcosa in più che diramare una circolare, che la comunità scolastica si interroghi su come assolvere il proprio compito dentro questo contesto mutato e il presidio di questo è prima di tutto dei dirigenti scolastici.
La consulenza. Una parte delle nostre attività di pedagogisti ed educatori possono - e si stanno trasferendo - a distanza. Anche qui: c'è da costruire insieme delle prassi e delle procedure per portare avanti attività che siamo abituate a realizzare in presenza. Molte delle attività che svolgiamo potranno evolversi secondo modalità a distanza, e alcune persino di telelavoro da casa. Direi che come associazione di categoria all'Apei toccherà di promuovere laboratori in cui contribuire a costruire questo futuro. Insieme.
Lo stesso contenimento forzato in casa - che non è finito e non è impossibile che si ripeta - non può che avere conseguenze: per tanti è un'opportunità di rallentare i ritmi e per gustarsi le relazioni familiari, ma per tanti altri produce certamente frizioni e frustrazioni poco tollerabili. Bisogna aiutarci in una relazione educativa a vivere dentro questo nuovo contesto e imparare a gestire il contenimento e le nuove limitazioni, che producono fatica e frustrazione. Diventa essenziale aprire ad un'educazione all'affettività, che è un bisogno pienamente pedagogico e al quale anche in tempi di contenimento delle opportunità di contagio è necessario dare risposte.

C'è una sfida educativa in ogni tempo, e la sfida educativa del tempo presente ci chiama ad attraversare l'epidemia di questi giorni e a vivere i cambiamenti che determinerà

lunedì 24 febbraio 2020

Se gli educatori vengono pagati a cottimo!

#coronavirus. Se mi chiudono la scuola non mangio. Nella tragedia collettiva che il nostro paese sta vivendo si incrociano le tragedie individuali di tanti educatori e pedagogisti che sono dipendenti, si - perlopiù di cooperativa- ma che vengono pagati a ora: per cui, se la scuola chiude per 5, 10, 15 giorni sono 5, 10, 15 giorni di mancata retribuzione.
Di questa sofferenza vi parlo negli #spuntipedagogici di oggi

sabato 22 febbraio 2020

Educatori penitenziari. L'Apei interviene presso il ministero della giustizia

Sta per aprirsi una nuova stagione di concorsi al Ministero della Giustizia, e la scorsa legge di bilancio ha autorizzato le assunzioni per diverse decine di educatori penitenziari. Si tratta di una partita importante, perchè l'ultimo concorso è stato espletato dieci anni fa, gli ultimi scorrimenti sono stati nel 2019 e soprattutto, era aperto a laureati di ogni tipo: giurisprudenza, sociologia, psicologia, scienze del servizio sociale, eccetera.
Ora come sapete, gli educatori penitenziari sono professionisti che si occupano di accompagnare

le persone detenute in un percorso rieducativo: la funzione rieducativa della pena trova il suo riconoscimento nell'articolo 27 della Costituzione. Il dato che ha preoccupato molto noi dell'Apei è che il Ministero della Giustizia nel 2013 ha cambiato la denominazione della professione di educatore penitenziario, che  è diventata di Funzionario pedagogico – giuridico.

Vuoi vedere, ci siamo chiesti, che una volta cambiato il nome degli educatori penitenziari a parità di funzione, il ministero decida di aprire il concorso a lauree diverse da quelle definite per legge per educatore e pedagogista? E questo proprio in occasione del primo concorso che riguarda educatori penitenziari dopo la riforma dell'educatore professionale del 2017?
Per questo il presidente nazionale dell'Apei ha scritto al  Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria per fare presente che, essendo state definite per legge le qualifiche di educatore professionale socio-pedagogico e di pedagogista, la professione di educatore
penitenziario (o di funzionario pedagogico – giuridico fate voi) deve essere attribuiti ai pedagogisti e agli educatori professionali socio-pedagogici.
E' una quesione importante, lo capite da soli, si tratta di centinaia di posti di lavoro e per questo ci siamo attivati. Abbiamo scritto a fine gennaio, e qualche giorno fa, non essendo ancora arrivata risposta, abbiamo riscritto chiedendo un incontro urgente. Su questa vicenda l'Apei vigilerà con attenzione. Vi invito ad aiutarci in questo lavoro di difesa della categoria, iscrivendovi all'Apei e con un contributo fattivo di idee, di iniziativa politico-professionale.
Alla prossima settimana!

mercoledì 29 gennaio 2020

Nasce WikiEdu


Prisciandaro (Apei): consentire il rinnovo dei contratti degli educatori che operano nei comuni per la presa in carico degli utenti del Reddito di cittadinanza

Alessandro Prisciandaro (Apei): consentire il rinnovo dei contratti degli educatori che operano nei comuni per la presa in carico degli utenti del Reddito di cittadinanza


In una nota inviata ai commissari delle commissioni Bilancio e Affari Costituzionali di Camera e Senato il Presidente nazionale dell'Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani è intervenuto sul tema della tenuta del sistema dei servizi di presa in carico sociale del Reddito di inclusione e del reddito di cittadinanza. Centinaia di pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagoci operano - accanto ad altri professionisti sociali, (assistenti sociali, mediatori, psicologi, amministrativi informatici, ecc)- nei servizi di presa in carico degli utenti che percepiscono il Rei - Rdc.
Nella comunicazione dell'Apei, a firma del presidente nazionale Alessandro Prisciandaro si invita i deputati e i senatori che in queste ore sono chiamati a discutere ed approvare il testo del Milleproroghe, ad approvare le modifiche contenute negli emendamenti volti a consentire la proroga dei contratti dei professionisti che servono i cittadini in condizioni di povertà nei Comuni. "La tenuta del reddito di cittadinanza nelle sue componenti educative volte a sostenere l'uscita da una condizione di esclusione sociale - ha dichiarato il presidente nazionale dell'Apei Alessandro Prisciandaro - è essenziale alla definizione di comunità solidali e tali da promuovere attivamente il benessere dei cittadini. Riteniamo cruciale che si proceda velocemente all'approvazione degli emendamenti in discussione e che tutti i contratti in essere vengano prorogati e rimangano permanentemente al servizio degli enti locali, anche mettendo mano a procedure apposite di stabilizzazione"

domenica 26 gennaio 2020

Università telematiche, è giusto escluderle dalla formazione in scienze dell'educazione?

Nei giorni scorsi è stato pubblicato un decreto ministeriale dell'ex Ministro dell'Università e della ricerca scientifica. Il decreto prevede che dal prossimo anno accademico gli atenei telematici non abbiano più l'autorizzazione a tenere corsi di laurea di ambito sociale, psicologico e pedagogico e lascia ad esaurimento i corsi già esistenti. In sostanza dal mese di giugno le telematiche non potranno più accogliere nuovi iscritti per diverse lauree triennali e magistrali, tra cui quella in scienze dell'educazione.

 In molti hanno esultato argomentando che la formazione telematica è meno seria e che quindi le professioni che hanno a che fare con le persone essendo più delicate è giusto che vengano esclude dalla formazione telematiche.
Intanto la formazione telematica è una importante opportunità per coloro che vivono in posti disagevoli e non sono in condizione di accedere alle città universitarie, e anche per coloro che lavorano, e hanno necessità di fruire delle lezioni aldifuori degli orari definiti dall'orario delle lezione. Questo è ancora più vero se si considera che una ampia fetta della nostra vita si vive nell'online e senza le modalità a distanza non potremmo vivere come viviamo. 
Ora personalmente non ho mai avuto dai colleghi che studiano scienze dell'educazione presso una telematica un feedback di scarsa qualità degli insegnamenti.
Ma supponiamo pure che sia così e che gli esami nelle telematiche siano facili e che la formazione faccia schifo. Supponiamo pure che la qualità degli insegnamenti sia inferiore nelle università telematiche. 
La cosa più intelligente sarebbe monitorare  la qualità del sistema universitario telematico, non chiudere i corsi di laurea. Se c'è l'idea che i corsi di laurea in psicologia o pedagogia siano di scarsa qualità bisogna verificare che siano effettivamente erogati corsi di qualità come si fa per i corsi in presenza (a proposito si fa per i corsi in presenza?).
Io non vorrei che un giudizio negativo sulle università telematiche si trasferisse sulla formazione a distanza, e anche vorrei che il dibattito su questa vicenda fosse un poco più aperto, perchè non mi pare che si spieghi questa chiusura. 
A me sta a cuore la qualità della formazione accademica e al contempo la possibilità di accesso alla conoscenza da parte di tutti. E credo che questi due principi siano compatibili.
Se siete arrivati fino a qui vi invito a cliccare su mi piace sulla pagina, in modo da rimanere in contatto sugli aggiornamenti degli spunti pedagogici

mercoledì 22 gennaio 2020

Concorso Asl Bari, a che punto stiamo

Nel video che riporto qui sotto Stefania Coti, vicepresidente nazionale Apei e presidente regionale Apei Puglia, fa il punto sul ricorso presentato da 30 colleghi educatori professionali sociopedagogici contro il bando dell'Asl Bari che ci esclude dal concorso pubblico per educatori professionali.


Asl Caserta, facciamo il punto sul bando che stava per buttarci fuori dai servizi per bambini e ragazzi autistici

Il nuovo bando dell'Asl Caserta per educatori professionali sociopedagogici
Il 12 dicembre su richiesta di alcuni dei colleghi abbiamo tenuto un'Assemblea Apei Campania a Caserta perchè i colleghi educatori professionali sociopedagogici temevano di essere esclusi dal nuovo bando per la short list di imprese che erogano servizi ai bambini e ai ragazzi con autismo.
Il 31 dicembre abbiamo mandato una comunicazione all'Asl, al Presidente De Luca, ai sindacati, alle imprese e all'associazionismo di genitori per fare presente che su questa questione l'Apei Campania ci sarebbe stata e non saremmo stati lì a lamentarci.
Il 17 dicembre esce il bando, che prevede tra il personale solo psicologi e professionisti di professioni sanitarie con titolo Aba.
Ci siamo mossi subito nella ricerca di alleanze e abbiamo da subito cominciato a raccogliere le disponibilità per un ricorso: eravamo arrivati a 32 partecipanti!. Il 20 abbiamo trasmesso una diffida e abbiamo avuto rassicurazioni dall'Asl che avrebbero corretto il bando. Questo il mio video delle prime ore:



Questo invece è il video in cui annuncio che la battaglia è stata vinta. Vi invito a guardarlo tutto, perchè la battaglia politico professionale si vince se siamo tutti insieme, e la forza di questa categoria è il numero, e la sua capacità di pressione. Gli educatori professionali sociopedagogici sono una forza della natura!
Ad Maiora, verso altre grandi battaglie politico - professionali



mercoledì 15 gennaio 2020

Fondo spese straordinario per spese legali sul doppio educatore, l'Apei lo istituisce

L'Apei ha istituito un fondo spese straordinario per il doppio educatore

Educatori sociopedagogici nei servizi sociosanitari e della salute, ne parliamo a Napoli


L'uscita improvvida dell'Ordine Tsrm e delle professioni sanitarie costituita dalla circola 87 ha lasciato dietro di se uno strascico di preoccupazione che permane ancora; moltissimi di voi continuano a chiamarci, sia tra chi lavora che tra chi studia. Senza contare che la circolare del Tsrm 87 Bis non è così rasserenante come si potrebbe credere.Senza contare che 


Per affrontare questa nuova fase continuiamo a tenere laboratori sul doppio educatore in tutta Italia. Questa settimana è la volta di Napoli.

Vi aspettiamo: dalla partecipazione di tutti noi, da quanto investiremo sulla condizione della categoria dipende la possibilità di ognuno di noi di mantenere con serenità i nostri posti di lavoro, migliorare le nostre retribuzioni e le nostre condizioni di occupazione!.

Ci vediamo lunedì 20 gennaio 2020 alle ore 18 in Piazza Cavour!

venerdì 3 gennaio 2020

Un altro tassello di impegno politico professionale

Giovedì 2 gennaio la collega Valeria Della Porta ed io siamo stati a trovare la senatrice del Movimento 5 Stelle Luisa Angrisani.
Angrisani, di professione insegnante, è senatrice della Settima commissione cultura del Senato.
Le abbiamo parlato della problematica del doppio educatore, e di tante altre questioni che riguardano il contributo della pedagogia professionale e degli educatori professionali sociopedagogici e dei pedagogisti alla scuola e alla società. Nel video facciamo il punto su questo incontro, che è solo una delle interlocuzioni politico - istituzionali che stiamo facendo a seguito della infelice circolare 87 del Tsrm che ha generato grande allarme tra i pedagogisti e gli educatori professionali sociopedagogici nel nostro paese.