domenica 21 giugno 2020

Titoli di studio di ambito pedagogico, rifacciamo il punto


C'è un tema che torna ciclicamente. Molte persone, dato che è consentito accedere alle nostre magistrali da percorsi di studio di altra natura (ad esempio dalla laurea in scienze psicologiche o in servizio sociale) credono di fare un affare e con due lauree (triennale in scienze psicologiche e magistrale in scienze pedagogiche) di "acchiappare" il valore legale di tre titoli: sezione B albo degli psicologi, qualifica di educatore professionale sociopedagogico e qualifica professionale di pedagogista. 
Così non è. Per questo motivo giova ricostruire i rapporti reciproci tra i nostri titoli accademici. 

Perdipù va detto che talvolta le norme sulle equivalenze dei percorsi di studio vengono disapplicate, e talvolta dei colleghi perdono il lavoro e sono costretti a lunghe battaglie legali per vedersi reintegrati.

Innanzitutto, faccio riferimento a questi titoli di studio: 
  • la Laurea in pedagogia (ordinamento quadriennale), 
  • la Laurea in scienze dell'educazione (ordinamento quadriennale), 
  • la Laurea in scienze dell'educazione classe XVIII (ordinamento triennale) e la Laurea in scienze dell'educazione classe 19 (ordinamento triennale)
  • le lauree magistrali M-85 (Scienze pedagogiche), LM-93 (Teorie e metodologie dell'elearning e della media education), LM-57 (Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua) e LM-50 (Programmazione e gestione dei servizi educativi).

La laurea in pedagogia è equipollente alla laurea quadriennale in scienze dell'educazione così come definito dal decreto istitutivo della Laurea, il Decreto Ministeriale 18 giugno 1998 (Gazzetta Ufficiale del 21 luglio 1998, n. 168). 
Con l'istituzione dell'ordinamento universitario triennale (DM 509/99) si è posto il problema di mettere in relazione i titoli di studio previgenti con quelli posti nella nuova tabella ministeriale. Scienze dell'educazione è stata definita come classe delle lauree (triennali) XVIII in scienze dell'educazione e della formazione; con l'ordinamento successivo (DM 270/04), la laurea in scienze dell'educazione e della formazione è classificata nella classe L-19. Ora, la laurea in scienze dell'educazione quadriennale è stata equiparata (Decreto Interministeriale 9 luglio 2009 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 ottobre 2009 n. 233) alle lauree specialistiche 56/S Programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi, 65/S Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua e 87/S Scienze pedagogiche e alle lauree magistrali (ordinamento del 2004) LM-85 Scienze pedagogiche, LM-93 Teorie e metodologie dell'elearning e della media education, LM-57 Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua e LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi.

Infine, quale è la relazione tra la laurea in scienze dell'educazione quadriennale e quella in scienze dell'educazione triennale, stante il fatto che l'equiparazione solo con le corrispondenti lauree specialistiche e magistrali? Qui viene in aiuto una consolidata giurisprudenza, secondo la quale (cito ad esempio Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza del 24 gennaio 2005 n. 124) ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici“l’onere della documentazione del titolo di studio richiesto può ritenersi soddisfatto anche con l’esibizione di un titolo di studio superiore che presupponga il conseguimento di quello previsto dal bando, con la conseguenza che detto titolo deve ritenersi assorbente di quello indicato nel bando, presupponendosi avvenuto con esso un approfondimento delle materie oggetto del corso di studi inferiore”.

Ma quindi, dato che scienze dell'educazione quadriennale assorbe il valore legale della triennale, e dato che la quadriennale è equiparata alla magistrale, il mio titolo magistrale (ad esempio Lm87) assorbe la triennale? NO, PERCHE' COME DICE IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, "l’equipollenza non è reciproca, ma 'a senso unico', vale a dire che se un titolo x è equipollente al titolo y, il titolo y non è automaticamente equipollente a x.". Se il principio del senso unico è valido per le equipollenze, è certamente a maggior ragione valido per le equiparazioni,

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